16 maggio 2008 / 08:21 / tra 9 anni

PORTAFOGLI- Schroders punta su Unicredit, vicina svolta mercati

(precisa dizione Schroders)

MILANO, 16 maggio (Reuters) - Le scommesse forti in Italia sono Unicredit (CRDI.MI) e Gemina GEMI.MI e il posizionamento ad oggi è ancora cautamente ottimista, con una predilezione per i paesi emergenti. Ma l‘ora della riscossa dei mercati potrebbe suonare già nel terzo trimestre, secondo Luca Tenani, responsabile divisione fondi comuni per l‘Italia di Schroders.

“In aprile i mercati hanno dato segnali di ripresa... questi segnali ci fanno ritenere che forse il peggio del credit crunch è stato superato”, ha detto a Reuters Tenani in un‘intervista.

Certo, i timori legati alla stretta creditizia restano sul tappeto, come mostra il differenziale fra il tasso dell‘Eonia swap e l‘Euribor a tre mesi, questa settimana sopra gli 80 punti base. Il rischio maggiore, per le economie sviluppate e soprattutto per gli Stati Uniti, “è che condizioni più restrittive sul mercato del credito possano avere un impatto sui consumi per un periodo più prolungato rispetto alle aspettative”, sottolinea. Il gestore si aspetta che la Bce intervenga sul costo del denaro di Eurolandia due volte quest‘anno - a settembre e a dicembre - e un‘altra sforbiciata di 50 punti base sui tassi americani ad ottobre. La vulnerabilità dei paesi emergenti viene invece dalle crescenti pressioni inflazionistiche ma “almeno nel medio-lungo termine è un‘area su cui contiamo in maniera decisa - rimasta isolata dagli effetti peggiori del deterioramento del credito - e cogliamo le eventuali flessioni di breve periodo come opportunità di acquisto”, spiega Tenani.

Schroders si gioca anche la rivalutazione della moneta di alcuni paesi emergenti rispetto al dollaro con il fondo “emerging market debt” che investe anche direttamente in valuta locale. Se Corea e Thailandia sono sovrappesate “perchè presentano valutazioni ancora abbastanza interessanti”, Schroder sottopesa Messico e India ma è neutrale sulla Cina.

“E’ vero che ci sono dei rischi inflativi però, dopo tre mesi brutti, oggi i prezzi sono ragionevoli”, commenta.

MERCATI VICINI AD UN PUNTO DI SVOLTA

L‘istantanea di un portafoglio bilanciato del gruppo, che a fine marzo gestiva 194,9 miliardi di euro, mostra un generale sottopeso su azionario e obbligazionario e un parallelo overweight sulla liquidità.

“Sono sottopesi leggeri perchè crediamo che i mercati siano molto vicini ad un punto di svolta... che potrebbe avere luogo nel corso del terzo trimestre e che porterà ad una modifica della nostra asset allocation”, ha detto Tenani.

Sarà il momento di arricchire il portafoglio di azioni, spostando l‘attenzione sulle capitalizzazioni più piccole (oggi a Wall Street Schroders predilige le large cap). Ma anche di puntare su emissioni con rating spazzatura e su settori come i finanziari, gli IT e i beni di consumo, oggi sovrappesati solo nella parte “discretionary”.

L‘inflazione preoccupa il gestore più nel Vecchio che nel Nuovo Continente, anche perchè ritiene che il rally del petrolio sia alimentato più dalla speculazione che da fattori strutturali. Anche giustificare la corsa dell‘oro nero con l‘indebolimento del dollaro “è vero fino ad un certo punto”, spiega Tenani. “Se guardiamo all‘ultimo periodo, c’è stato un apprezzamento del dollaro, eppure il petrolio ha continuato a salire”.

Sulle materie prime Schroders si posiziona con un fondo “global energy” che investe anche sulla filiera di produzione del petrolio e del gas, ma l‘asset manager non trascura neppure le fonti di energia alternativa. Il fondo “global climate change”, tuttavia, punta su aziende attive nel fotovoltaico o nell‘eolico ma anche “su società industriali tradizionali come Toyota (7203.T) o Rolls Royce (RR.L) che adottano processi tecnologici innovativi per mitigare l‘impatto sul clima”.

Il fondo “italian equity”, gestito da Angelo Manca, infine, ha in portafoglio da diverso tempo Gemina. “Le sue sorti sono legate ad Alitalia e al destino dei vari hub in Italia ma, secondo noi, gli utili di un operatore aeroportuale sono slegati dai volumi di passeggeri quindi quello che sta accadendo in questo momento non dovrebbe avere impatto sul titolo”, spiega Tenani. Più recente l‘acquisto di Unicredit, “che ha presentato un piano con cost cutting significativi”, sottolinea il gestore.

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