9 febbraio 2008 / 12:24 / 10 anni fa

Crisi finanziaria, da Fsf rapporto poco confortante

TOKYO (Reuters) - Non è un quadro a tinte rosee quello che emerge dalla diagnosi preliminare sulla turbolenza dei mercati finanziari presentato oggi in sede G7 dal Financial Stability Forum, gruppo di lavoro coordinato dal governatore di Banca d‘Italia Mario Draghi.

Nel rapporto Fsf illustrato ai ministri finanziari di Usa, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Canada, l‘organismo ideato dallo stesso G7 avverte che si potrebbe non aver ancor visto la fase più acuta della crisi, con un ulteriore inasprimento delle condizioni di credito di fronte al dilagare del rallentamento economico.

Illustrando alla stampa le conclusioni del rapporto preliminare, Draghi spiega che i prossimi dieci giorni-due settimane saranno cruciali per valutare l‘entità dei danni al sistema finanziario, con la pubblicazione da parte delle banche dei primi bilanci sottoposti a revisione contabile dall‘inizio della crisi dei mercati di agosto.

A chi gli chiede di quantificare l‘esposizione globale al settore dei mutui ‘subprime’ Usa risponde poi “l‘unica cosa che sappiamo è che è ampia, continuiamo a scoprirne nuove dimensioni”.

Sempre nelle vesti di presidente Fsf, il numero uno di Via Nazionale, parla poi di esposizione più contenuta ai mutui Usa da parte delle banche italiane, come peraltro quelle giapponesi e spagnole.

“Sembrano meno esposte le banche di alcuni paesi come Giappone, Spagna e Italia” osserva

“Gli istituti di credito di tutti e tre i paesi hanno in comune il fatto di aver dovuto far fronte a problemi molto gravi nei cinque anni precedenti alla crisi... questo li ha portati a comportamenti più conservativi” continua.

Per Draghi non è comunque appropriato trarre conclusioni dal fatto che le svalutazioni bancarie siano state finora minori in Europa rispetto agli Stati Uniti.

“Siamo ancora a metà strada, non è finito” avverte.

In vista della versione finale pronta per la riunione di aprile a Washington, il documento preliminare di oggi invita le autorità a evitare una corsa alla regolamentazione di fronte al circolo vizioso delle svalutazioni bancarie, permettendo piuttosto un aggiustamento legato al mercato.

Le stesse autorità devono comunque restare costantemente allerta, aggiunge lo studio coordinato da Draghi, e pronte a intervenire tempestivamente laddove necessario, imponendo disciplina in caso di movimenti troppo disordinati legati alla rivalutazione del credito.

Prima vittima della crisi finanziaria globale iniziata ormai l‘estate scorsa la britannica Northern Rock, mentre la francese Societe Generale è alle prese con lo scandalo del rosso legato alle operazioni non autorizzate di un trader e giganti del credito Usa delle dimensioni di Citigroup o Merrill Lynch hanno dovuto far ricorso a fondi asiatici o mediorientali per una vitale iniezione di capitale.

Il Financial stability Forum, precisa Draghi, non ha comunque discusso del dossier SocGen.

I responsabili di politica economica e monetaria stanno valutando una serie di iniziative per ‘vaccinare’ i mercati mondiali contro l‘eccessiva propensione al rischio sfociata nell‘ultima crisi del credito.

Sulla lista delle opzioni al vaglio dell‘Fsf sono criteri più severi di ‘disclosure’ da parte delle agenzie di rating, innalzamento degli standard sul capitale per le banche e sistemi per una migliore gestione del rischio.

A livello complessivo le svalutazioni bancarie hanno già superato i 100 miliardi di dollari.

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