May 18, 2020 / 2:41 PM / 10 days ago

Derivati Mps, interventi Autorità "ondivaghi", controllo Consob "inadeguato" -motivazioni

MILANO, 18 maggio (Reuters) - Per i giudici del Tribunale di Milano che nel novembre scorso hanno condannato in primo grado 13 ex manager di Banca Monte dei Paschi, Deutsche Bank e Nomura, “è pacifico” che Alexandria e Santorini “dovessero essere contabilizzate a saldi chiusi”.

Lo si legge nelle 1.135 pagine di motivazione della sentenza, in cui la presidente Lorella Trovato e le giudici Orsola De Cristofaro e Mariantonietta Monfredi definiscono “illecite” le due operazioni, per le quali l’8 novembre 2019 sono state condannate anche la banca tedesca e l’istituto giapponese.

Al centro del processo ci sono presunte irregolarità su alcune operazioni, fra le quali gli strumenti finanziari Alexandria e Santorini, che, dal dicembre 2008 al settembre 2012, sarebbero servite unicamente a occultare le perdite causate dall’acquisto di Antonveneta, costata circa 10 miliardi di euro nel 2008.

Tutti gli imputati hanno sempre sostenuto che non ci fu nessun ostacolo alle autorità di vigilanza, perché nulla fu occultato delle operazioni, e nessun trucco contabile, perché i principi su come registrare le operazioni sarebbero stati conformi a quanto prescritto da Bankitalia e Consob.

E le giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano riservano anche più di una critica proprio alle autorità di vigilanza, cui peraltro, costituitesi parte civile, è stato comunque riconosciuto un risarcimento danni.

Consob e Bankitalia, contattate da Reuters, non hanno commentato.

DA BANKITALIA E CONSOB “FARRAGINOSO PROCEDIMENTO VALUTATIVO”

In particolare il Tribunale, argomentando come fosse pacifica la contabilizzazione delle due operazioni a saldi chiusi (fair value), definisce “incomprensibilmente ondivaghi” gli “interventi delle autorità di vigilanza italiane nella vicenda BMPS con riguardo alle operazioni Santorini e Alexandria”.

“Nonostante gli ispettori di Banca d’Italia avessero fin da subito sottolineato la natura sostanziale delle operazioni... quale quella di derivati di credito — scrivono le giudici — sollevando anche le conseguenti perplessità sulla correttezza delle operazioni contabili adottate dalla banca, e rimettendo poi le ulteriori iniziative e valutazioni ai livelli superiori (organi collegiali interni a Banca d’Italia) e, soprattutto, alla Consob... si è poi avviato un lento e farraginoso procedimento valutativo, e una serie di reciproche defatiganti interlocuzioni che hanno condotto, da un lato, al tentativo di rimettere la responsabilità della valutazione e della presa di posizione finale alle autorità sovranazionali, dall’altro all’attivazione del tavolo congiunto IAS/IFRS delle massime autorità di vigilanza interne (Banca d’Italia, Consob, Ivass)”.

I lavori di questo tavolo, scrive il Tribunale, portarono poi alla pubblicazione di un documento congiunto l’8 marzo 2013. Documento che si pone in una “logica possibilista”, che le giudici scrivono di non condividere.

Il collegio giudicante definisce il risultato del tavolo congiunto “una soluzione, per così dire, di compromesso” che “legittima astrattamente entrambe le modalità di contabilizzazione”.

“Preme sin da subito precisare — si legge — che questo tipo di posizione, già in astratto, non risulta affatto convincente e finisce per alimentare equivoci, trattandosi di fatto di una non-soluzione che sembra cadere in contraddizione con le premesse che pure assume”.

“CONTROLLO CONSOB SVOLTO IN MODO INADEGUATO”

Il Tribunale infine, nel quantificare i danni da riconoscere alle parti civili, scrive che, relativamente ad Alexandria e Santorini, “non può essere riconosciuto a Consob un risarcimento del danno per l’attività di controllo ordinaria che la medesima autorità è tenuta a svolgere per legge”.

“Non si può peraltro non rilevare come Consob abbia svolto il suo ruolo di controllo in modo piuttosto inadeguato in relazione alle due operazioni più importanti del presente processo — insistono le giudici — Come si è già visto, Consob non ha mai mosso alcun rilievo a Bmps in ordine ai saldi aperti di Santorini e Alexandria, non ritenendo censurabile tale tipo di contabilizzazione e non ravvisando la violazione dei principi IAS/IFRS”.

“Solo dopo aver ricevuto gli atti di indagine dalla procura di Siena, Consob, nel 2015, ha cambiato opinione sulla contabilizzazione di Alexandria... e solo dopo aver ricevuto dalla procura di Milano tutta la documentazione raccolta relativa all’operazione Santorini... alla fine, nel gennaio 2016... Consob, anche per Santorini, ha cambiato opinione”.

Diverso l’atteggiamento di Consob per le operazioni Fresh e Chianti Classico, per le quali la sentenza le riconosce la liquidazione di un danno complessivo per 300.000 euro.

Per tornare alla valutazione delle due operazioni principali al centro del processo, le giudici scrivono che “posto che l’unico obiettivo delle operazioni Santorini e Alexandria, così come strutturate, erano quello dell’illecita contabilizzazione, le operazioni erano in sé illecite, perché non giustificate da alcuna finalità economica oggettivamente apprezzabile e studiate all’unico scopo di non iscrivere poste negative nel conto economico dei bilanci” della banca senese.

“Le transazioni nascono ab origine connaturate da una finalità contabile illecita e si giustificano ontologicamente, anche nella loro ratio economica, esclusivamente in ragione e in funzione dell’obiettivo contabile che per Banca Mps era una priorità assoluta al momento del loro perfezionamento”.

Tutti gli imputati hanno annunciato il ricorso in Corte d’Appello.

in redazione a Milano Sabina Suzzi

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