May 12, 2020 / 1:12 PM / 3 months ago

Clima, target Eni e Shell i più ambiziosi ma ancora lontani da obiettivi Onu - studio

Londra, 12 maggio (Reuters) - Nessuna delle grandi compagnie petrolifere rispetta al momento gli obiettivi dell’Onu per limitare il riscaldamento globale nonostante i target più ambiziosi fissati da Royal Dutch Shell e Eni.

E’ quanto risulta da uno studio di Transition Pathway Initiative (Tpi), che rappresenta investitori che gestiscono 19.000 miliardi di dollari ed è copresieduto dal Pensions board della Church of England.

Tpi ha chiesto a tutti i produttori di gas e petrolio di stabilire dei target di riduzione delle emissioni sia basati sull’intensità sia in termini assoluti allo scopo di far aderire il settore a standard comuni sulle emissioni “zero”.

La combustione di gas e petrolio è responsabile della maggior parte delle emissioni di Co2 in tutto il mondo. Tpi, in uno studio sulle major petrolifere europee, ha identificato Shell e Eni come le società che hanno previsto i maggiori sforzi per ridurre le emissioni di gas serra da tutti i combustibili che vendono, conosciute come emissioni “Scope 3”.

Le major europee si sono impegnate a modificare i gradi di riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2050 per rendere le società pronte alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. In netto contrasto, i giganti petroliferi degli Stati Uniti sono molto indietro in termini di obiettivi climatici.

Shell si è impegnata a ridurre la propria intensità di carbonio del 65%, Eni del 55% e Bp del 50% entro il 2050. I target di intensità indicano che le emissioni assolute possono aumentare con l’aumento della produzione.

Eni si è inoltre posta l’obiettivo di ridurre le emissioni assolute entro il 2050 dell’80%.

Le emissioni “Scope 3” sovrastano, di solito di un fattore intorno al 6, le emissioni dirette dalle attività e dall’energia elettrica che una società utilizza, conosciute come emissioni “Scope 1” e “Scope 2”.

Bp e la spagnola Repsol hanno assicurato che ridurranno le emissioni complessive a zero entro il 2050, ma questo target non comprende carburante inizialmente acquistato da altri produttori e venduto attraverso le attività commerciali delle due aziende.

Molte società utilizzano l’espressione “zero emissioni nette di carbonio” per descrivere i propri obiettivi, nonostante i percorsi siano poi molto diversi fra loro.

“Ora abbiamo bisogno di uno standard di emissioni zero per il settore gas e petrolio” ha dichiarato Adam Matthews del Pension Board della Church of England.

Nessuna delle aziende ha fatto abbastanza per allinearsi al piano di mantenimento del riscaldamento globale al di sotto dei due gradi Celsius, ha dichiarato Tpi.

“Le affermazioni di allineamento alle “emissioni zero” o a 1,5 gradi Celsius non sono comprovate dalle analisi di Tpi. Anche i nuovi obiettivi più ambiziosi (Shell ed Eni) non sono conformi allo scenario 2 gradi Celsius utilizzando i parametri di intensità di Tpi”, si legge nello studio.

“L’allineamento allo scenario sotto i 2 gradi Celsius richiede un taglio del 90% dell’intensità di carbonio delle emissioni(entro il 2050), mentre per essere conformi allo standard di 1,5 gradi Celsius è necessaria una riduzione del 100% delle emissioni nette(una vera e propria strategia “emissioni zero”).”

Tpi sottolinea che soltanto Eni ha fornito dettagli sostanziali riguardo all’utilizzo di compensazioni naturali — parte integrante dei target climatici di ogni gruppo — per bilanciare le emissioni che non può eliminare.

L’austriaca Omv è il fanalino di coda con i target meno ambiziosi tra le grandi compagnie petrolifere europee integrate, afferma Tpi, aggiungendo che si aspetta che la società pubblichi un aggiornamento sul suo piano di transizione quest’anno.

Tpi ha inoltre richiesto a tutti i gruppi di fornire maggiori dettagli riguardo al loro processo di cattura e stoccaggio di carbonio e ai programmi di investimento sulle energie rinnovabili.

Eni ha detto in una dichiarazione via mail che “il modo migliore per conformarsi agli obiettivi dell’Accordo di Parigi è quello di agire sulle emissioni nette assolute”, aggiungendo che il board sottoporrà all’assemblea di domani un nuovo piano di incentivi legato alle performance sulle riduzioni delle emissioni.

Un portavoce di Bp ha dichiarato che ritiene il piano di transizione complessivo del gruppo in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima del 2015 volto a ridurre il riscaldamento globale.

“Ciò che il mondo necessita per raggiungere gli obiettivi di Parigi è la riduzione assoluta delle emissioni a zero... Non riteniamo che l’intensità di carbonio da sola possa rappresentare una misura affidabile dei progressi verso gli obiettivi di Parigi”, ha dichiarato.

Una portavoce di Shell ha dichiarato “dobbiamo guardare in dettaglio lo studio, ma siamo contenti che le nostre ambizioni vengano riconosciute e siamo fiduciosi che il nostro approccio sia in linea con l’obiettivo di 1,5 gradi Celsius dell’Accordo di Parigi.”

Un portavoce di Omv ha dichiarato che la società ha già raggiunto i target 2050 e che si porrà obiettivi più ambiziosi a favore della salvaguardia climatica.

Un portavoce di Repsol ha dichiarato che il target per ridurre le emissioni dai fusti di stoccaggio del 40% ha una scadenza al 2040.

Per un Factbox sugli obiettivi climatici delle major del petrolio, cliccare

Per grafici di confronto tra i target climatici delle major, cliccare

Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Sabina Suzzi, michela.piersimoni@thomsonreuters.com

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