March 20, 2020 / 11:16 AM / 13 days ago

Fmi già pessimista su Italia ben prima di bufera coronavirus

MILANO, 20 marzo (Reuters) - Il rapporto ‘Article IV Consultation’ a cura del Fondo Monetario Internazionale si concentra sulle prospettive di medio e lungo termine dell’Italia ma — per semplici motivi di tempistica — sulla base dei contatti con il governo a inizio anno e sulle informazioni disponibili fino al 28 gennaio.

Vale a dire circa un mese prima che sul paese si abbattesse l’onda lunga dell’epidemia di coronavirus che ha visto soltanto ieri l’Italia salire sul podio dei paesi più colpiti dall’emergenza sanitaria, con un numero di vittime superiore alla Cina.

Il documento è comunque a modo suo interessante e in quualche modo ancora attuale, dal momento che illustra tutti i timori e le perplessità del Fondo sulla congiuntura nazionale — crescita e conti pubblici ma non soltanto, ben prima dello tsunami Covid-19.

Uno sguardo alla griglia delle proiezioni indica per il prodotto interno lordo una contrazione di 0,6%, seguita però da una ripresa al ritmo di 0,8% sia nel 2021 sia nel 2022.

Il rapporto debito/Pil è indicato a 2,6% quest’anno, 2,4% il prossimo e 2,3 nel 2022, mentre per il disavanzo strutturale la dinamica prevista era di 1,5% quest’anno e 1,8% sia nel 2021 sia nel 2022.

Quanto al debito/Pil, dopo il 134,8% con cui si è archiviato l’anno scorso si sarebbe passati a 137% nel 2020, 136,9% nel 2021 e 136,2 nel 2022.

Sull’intero complesso delle previsioni — quasi superfluo precisare — i rischi sono ora nettamente sbilanciati al ribasso.

La parte introduttiva, recante la data di oggi, esprime infine profonda solidarietà per cittadini e governo di fronte agli ingenti costi economici ma soprattutto umani del dilagare dell’epidemia.

“Lo scoppio dell’epidemia è una duplice emergenza sul piano sanitario e su quello economico, amplificando notevolmente i rischi al ribasso” scrive il Fondo.

Una volta superata la fase critica acuta da attribuire al fattore esogeno del virus, avvertono gli economisti di Washington con una formula purtroppo sentita già troppe volte, sarà il momento di “mettere a punto un pacchetto a 360° di misure che rilancino la crescita potenziale e aumentino la cosiddetta ‘resilienza’ dell’economia”.

La terapia è la consueta: riforme strutturali per potenzare produttività e investimenti, un percorso credibile di aggiustamento del bilancio che permetta una duratura discesa del debito e misure a sosteno del settore finanziario”.

In redazione a Milano Alessia Pé, Maria Pia Quaglia

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