February 17, 2020 / 4:17 PM / a month ago

PUNTO 1-Ubi punta a raddoppio utile in 2022 con taglio costi, minori rettifiche

(Aggiunge dettagli da conferenza stampa, conference call)

di Valentina Za Andrea Mandalà

MILANO, 17 febbraio (Reuters) - Ubi Banca punta a un raddoppio dell’utile netto nei prossimi tre anni grazie a ulteriori tagli dei costi e minori rettifiche, destinati a più che compensare una crescita quasi piatta dei ricavi.

I target, giudicati dagli analisti aggressivi ma raggiungibili, insieme al rendimento atteso sui dividendi spingono gli acquisti sul titolo che a Piazza Affari balza fino a oltre il 6%.

L’utile a fine piano è atteso a 665 milioni a fronte dei 353 milioni del 2019 al netto delle poste non ricorrenti (251 milioni su base reported), per un Rote dell’8,3%.

Nel presentare il nuovo piano al 2022, Ubi proietta una crescita media annua dei ricavi di appena lo 0,3%, sostenute dalla commissioni che compensano la flessione del margine di interesse.

I costi dovrebbero scendere dell’1,9% anche per effetto di riduzioni di personale per 2.030 unità, pari a circa il 10% della forza lavoro complessiva, e la chiusura di 175 filiali.

Con rettifiche quasi dimezzate nell’arco del piano, il peso dei deteriorati dovrebbe scendere al 5,2% degli impieghi — in linea con la guidance dell’Eba — dal 6,9% pro-forma del 2019 includendo l’annunciata cessione di 800 milioni di Npl che dovrebbe concludersi quest’anno.

“Il piano non è fatto su una crescita straordinaria di ricavi ma su un controllo forte del rischio e dei costi”, ha spiegato l’AD Victor Massiah nel corso della presentazione del business plan.

L’ulteriore derisking avverrà “senza cessioni massive”, di Npl e con il rafforzamento dell’attività interna di recupero, ha sottolineato l’AD.

TARGET CET1 E PAY-OUT POSSONO SALIRE

Il Cet1 è visto poco variato al 12,5% una volta inclusi gli impatti negativi di sviluppi regolamentari attesi e il beneficio previsto dalle annunciate operazioni sul patrimonio immobiliare della banca (+32 pb).

Sul capitale la banca ha sottolineato di avere margini di miglioramento. In particolare, oltre alle operazioni allo studio sulla bancassurance, Ubi potrà aumentare la valorizzazione a bilancio della partecipazione del 25% nella joint venture di asset management in Cina, Zhong Ou, dagli attuali 40,5 milioni di euro a oltre 250 milioni, se calcolata a prezzi di mercato.

La politica dei dividendi prevede un pay-out ratio medio del 40%, ma la cedola potrebbe salire ulteriormente in caso di superamento del target di capitale.

NESSUNA DECISIONE SU BANCASSURANCE

Il piano non prevede alcuna componente aggiuntiva derivante dalla bancassurance il cui assetto è proiettato “in continuità” rispetto alla situazione attuale.

Ubi lavora da tempo al dossier sul riassetto delle attività assicurative, con l’obiettivo di trovare un unico partner in occasione della scadenza di fine anno degli attuali accordi con Cattolica e Aviva, ma non escludendo una un’internalizzazione del business sull’esempio della strada seguita da Intesa Sanpaolo.

Una decisione verrà presa entro giungo, ha ricordato Massiah.

A fine gennaio scorso alcune fonti avevano riferito l’orientamento di estendere per un periodo di tempo limitato le attuali joint venture anche in attesa che si chiarisca il quadro sull’atteso consolidamento bancario tra gli istituti italiani di media dimensione.

M&A NON ESCLUSO MA CAUTELA

L’AD ha ribadito la posizione di estrema cautela nei confronti dell’eventuale partecipazione della banca in una nuova ondata di consolidamento sottolineando che l’M&A è possibile ma solo a fronte di una “creazione di valore” e di una “semplicità della governance”.

Questi principi valgono per tutte le possibili operazioni, inclusa quella più gettonata con Mps, ha sottolineato il banchiere.

E, a proposito di governance, a chi gli chiedeva se l’uscita del Tesoro dal capitale di Mps fosse una condizione per una eventuale fusione, Massiah ha risposto: “Sarebbe alquanto originale che una banca che ha una componente così importante di azionisti privati avesse un socio pubblico. Non credo neanche che il socio pubblico ci tenga tanto ad essere azionista”, ha concluso

In redazione a Sabina Suzzi

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