February 13, 2020 / 5:50 PM / 5 months ago

Trivelle, Consiglio di Stato rimette a Corte Ue decisione su estensione concessioni

MILANO, 13 febbraio (Reuters) - Il Consiglio di Stato ha rimesso alla Corte Ue la questione delle estensioni delle concessioni italiane per la ricerca di idrocarburi che, secondo il tribunale amministrativo, non sarebbero compatibili con le norme europee sulla concorrenza.

La vicenda si riferisce ad una serie di autorizzazioni rilasciate dal ministero dello Sviluppo economico e dal ministero dell’Ambiente italiano al gruppo australiano Global Petroleum Limited ad effettuare ricerche in Adriatico.

Secondo la sentenza del Consiglio di Stato se i giudici europei dovessero accogliere la sua posizione, le autorizzazioni dovrebbero essere annullate in accoglimento dei ricorsi della Regione Puglia. Di conseguenza, rischierebbero di essere annullate anche le autorizzazioni concesse ad altre società sulle quali sono pendenti analoghi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato.

In particolare, la Corte di Giustizia dell’Unione europea dovrà stabilire se sia compatibile con la direttiva europea in materia di concorrenza la legislazione italiana “che, da un lato individua come ottimale ai fini del rilascio di un permesso di ricerca di idrocarburi un’area di una data estensione, concessa per un periodo di tempo determinato - nella specie un’area di 750 chilometri quadrati per sei anni- e dall’altro lato consente di superare tali limiti con il rilascio di più permessi di ricerca contigui allo stesso soggetto, purché rilasciati all’esito di distinti procedimenti amministrativi”, secondo una serie di sentenze pubblicate oggi dalla Quarta sezione del Consiglio di Stato.

La Regione Puglia sostiene che la società abbia presentato quattro diverse domande per effettuare esplorazioni attraverso indagini sismiche in 2D e 3D in Adriatico, ognuna entro un perimetro di 750 chilometri quadrati, per un totale di quasi 3.000 kmq, per aggirare la norma italiana che vieta di effettuare ricerche in aree superiori ai 750 kmq, in contrasto con le norme europee in materia di concorrenza.

In precedenza il Tar del Lazio aveva respinto i ricorsi della Regione, giudicando “infondate” le sue censure dal momento che il Mise, proprio in base alla normativa europea, deve frammentare in sede di bando le concessioni per “favorire la concorrenza ed il razionale sfruttamento degli idrocarburi”.

In redazione a Milano Maria Pia Quaglia

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