February 5, 2020 / 3:41 PM / 6 months ago

Eni-Nigeria, tribunale respinge richiesta di ascoltare testimone

MILANO, 5 febbraio (Reuters) - Il tribunale di Milano, nell’ambito del processo Eni–Nigeria, ha respinto la richiesta dei pubblici ministeri di ascoltare come testimone Piero Amara, ex consulente legale dell’Eni, che ha accusato il gruppo petrolifero di spiare i magistrati che indagavano su presunte tangenti relative al campo petrolifero Opl 245, nell’offshore nigeriano.

La decisione della corte pone fine alla lunga fase di istruttoria del processo, che ripartirà dal 25 marzo prossimo con la requisitoria dei pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, nonché della parte civile Repubblica della Nigeria.

In uno dei più grandi scandali dell’industria petrolifera, l’accusa sostiene che Eni e Shell abbiano acquistato un giacimento petrolifero in Nigeria nel 2011 sapendo che la maggior parte del prezzo di acquisto di 1,3 miliardi di dollari sarebbe andata ad agenti e intermediari in tangenti.

Eni e Shell hanno entrambe negato qualsiasi illecito.

In un’indagine separata, i pubblici ministeri sostengono che funzionari Eni abbiano cercato di ostacolare l’inchiesta sulla presunta corruzione legata all’acquisizione di Opl 245 screditando i testimoni chiave dell’accusa nel processo principale.

Al centro di questa indagine ci sono Amara, ex consulente legale dell’Eni, e alcuni dirigenti della società che avrebbero ordinato di raccogliere informazioni su pubblici ministeri, membri del consiglio di amministrazione e giornalisti per screditarli e distogliere l’attenzione dal caso principale.

Eni ha dichiarato di non essere a conoscenza di alcun tentativo di ostacolare la giustizia e che si considererebbe vittima se si dimostrasse che è stato commesso un qualsiasi reato di ostruzione.

Oggi i giudici hanno respinto la richiesta dei pubblici ministeri di chiamare Amara a testimoniare nel processo principale dell’OPL-245 ritenendo che non sarebbe decisivo per il processo.

Eni e Shell sono sotto processo a Milano per Opl 245 insieme ad alcuni dei loro manager, tra cui l’amministratore delegato Eni, Claudio Descalzi, e l’ex amministratore delegato Paolo Scaroni. Anche i dirigenti hanno negato il reato. (Scritto da Stephen Jewkes, James Mackenzie in redazione a Roma Francesca Piscioneri)

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