January 30, 2020 / 12:09 PM / 4 months ago

M5s sempre più in crisi di identità, timore per nuovi addii

* Consenso ai 5 stelle dimezzato da elezioni del 2018

* Movimento diviso sul futuro

* Rischio di nuovi passaggi alla Lega

di Gavin Jones e Giuseppe Fonte

ROMA, 30 gennaio (Reuters) - Nuove spaccature e possibili diserzioni in vista nel Movimento 5 stelle, che si prepara agli Stati generali di primavera diviso in fazioni e dubbioso sul futuro dell’alleanza con il Partito democratico.

I pentastellati hanno ottenuto circa il 33% dei voti alle elezioni del 2018 ma, da allora, hanno progressivamente perso consensi durante la coalizione di governo con la Lega, rotta improvvisamente da Matteo Salvini in agosto.

La nuova alleanza con il Pd non è servita a riguadagnare consensi. Il leader Luigi Di Maio si è dimesso la scorsa settimana e alle Regionali in Emilia Romagna e Calabria sono arrivate altre due cocenti sconfitte.

Ora i parlamentari e i sostenitori del Movimento sono divisi. Alcuni vorrebbero ritornare alle origini e rispolverare il partito di protesta determinato a correre solo contro tutti. Altri sono favorevoli a rendere strutturale l’alleanza con il Pd, mentre qualcuno non dispera di riallacciare i rapporti con la Lega.

“Il Movimento è stato poesia e speranza, ora è guerriglia e sospetti”, ha detto al Fatto Quotidiano Max Bugani, un 5 stelle della prima ora che lavora con il sindaco di Roma, Virginia Raggi.

Bugani, figura influente fin dalla fondazione del Movimento nel 2009, ha detto che il partito potrebbe presto spaccarsi. Uno scenario tutto sommato auspicabile se l’alternativa è “andare avanti litigando tutti i giorni”.

Il premier Giuseppe Conte guida il fronte di chi vorrebbe un’alleanza di lungo termine con il Pd, inaugurando un “fronte progressista” da contrapporre al blocco di destra guidato dal leader della Lega Matteo Salvini.

Questo approccio è gradito al fondatore del Movimento Beppe Grillo, ma non sembra andare giù allo stesso Di Maio e ad altre figure di vertice che intendono rimanere equidistanti dalla destra e dalla sinistra per tenersi le mani libere e siglare di volta in volta patti con forze politiche di diversa estrazione.

I sondaggi danno oggi il M5s al 16% dei consensi, circa la metà rispetto alle ultime Politiche. Il Pd è attorno al 19%, mentre la Lega si mantiene stabile al 30%.

ANARCHIA

È probabile che le tensioni del partito trovino sfogo negli Stati generali, inizialmente previsto a marzo e ora rinviati a data da destinarsi.

Sarà un appuntamento propedeutico alla scelta di un nuovo leader e alla riorganizzazione del partito, mettendo nero su bianco le priorità politiche. Ma tra i parlamentari serpeggia il malcontento e non sono escluse nuove defezioni prima ancora del passaggio congressuale.

Il timore è che il leader reggente Vito Crimi non riesca a tenere unito un gruppo parlamentare sempre più anarchico.

“Qualcuno se ne andrà”, ha detto una fonte parlamentare autorevole, suggerendo che alcuni siano intenzionati a disertare per evitare di restituire parte dello stipendio, come prevede lo Statuto.

Il mese scorso, tre senatori pentastellati sono passati alla Lega, restringendo la già esigua maggioranza del governo, e una fonte del Carroccio ha detto che sono in corso contatti per convincerne altri cinque o sei a cambiare casacca.

Alla richiesta di un commento su nuovi addii, un membro del governo 5 stelle ha detto a Reuters che “è possibile”.

Le difficoltà del M5s, che si definisce post-ideologico, sono diventate evidenti con la trasformazione da movimento di protesta a forza di governo. I pentastellati sono di fatto parte del “sistema” che volevano combattere.

Il consenso è diminuito nonostante l’approvazione di cavalli di battaglia come il reddito di cittadinanza, la legge spazza-corrotti, il decreto dignità e la riduzione del numero dei parlamentari.

I critici hanno accusato Di Maio di concentrare il potere all’interno della sua cerchia ristretta di consiglieri e di non aver dato al movimento una struttura o un’organizzazione efficace, non concedendo alcuno spazio al dissenso che montava nel partito.

“Le carenze organizzative interne del Movimento sono una parte fondamentale del suo declino. I partiti politici sono prima di tutto organizzazioni”, ha detto Mattia Zulianello, politologo dell’Università di Birmingham e studioso di partiti comunemente definiti populisti. (in redazione a Milano Maria Pia Quaglia)

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