December 3, 2019 / 4:14 PM / 3 days ago

SCHEDA -Non solo Francia, anche Italia e altri Paesi verso web tax

PARIGI, 3 dicembre (Reuters) - L’amministrazione Trump ha minacciato di imporre dazi fino al 100% sulle importazioni francesi per un valore di 2,4 miliardi di dollari bollando la tassa sui servizi digitali imposta da Parigi come “incredibilmente onerosa” per le aziende tech Usa.

Gli Stati Uniti potrebbero aprire simili indagini nei confronti di Austria, Italia e Turchia, tra i Paesi che intendono introdurre una web tax.

ITALIA

L’Italia aveva introdotto nella legge di Bilancio 2019 un’imposta sui “servizi digitali” che però non è mai entrata in vigore. Il governo M5s-Pd ha inserito una versione aggiornata della tassa nella manovra 2020, che deve essere approvata dal Parlamento entro la fine dell’anno.

La web tax, con aliquota del 3%, si applicherà alle società del web con ricavi annui non inferiori a 750 milioni di euro, di cui almeno 5,5 milioni di euro generati in Italia.

Rispetto alla versione del 2019, la web tax del 2020 si applica in regime di “autotassazione”, in base al quale le società calcolano loro stesse l’importo dovuto al fisco. Di conseguenza l’imposta entrerà in vigore immediatamente da gennaio, senza che il governo debba emanare disposizioni attuative.

GRAN BRETAGNA

Il primo ministro Boris Johnson nella campagna elettorale in vista del voto anticipato del 12 dicembre ha promesso che le principali multinazionali pagheranno tasse eque, compresa una imposta sui servizi digitali.

Il piano del governo conservatore prevede che da aprile 2020 sarà introdotta una tassa del 2% su ricavi di motori di ricerca, piattaforme social media e vendite online che fanno profitti con gli utenti britannici, secondo un documento di luglio 2019.

La tassa sarà applicata alle aziende con ricavi globali da attività digitali superiori a 500 milioni di sterline (641,50 milioni di dollari) di cui oltre 25 milioni di sterline provenienti ​​da utenti britannici.

Il manifesto del Partito laburista non fa alcun riferimento a un’imposta sui servizi digitali.

SPAGNA

Il Partito socialista, che sta tentando di formare un governo con Podemos, ha incluso nel suo programma di tassare al 3% le entrate delle grandi aziende digitali.

Il partito di estrema sinistra Podemos vorrebbe introdurre una tassa sul digitale per le società con ricavi globali di almeno 500 milioni di euro, o ricavi in Spagna di almeno 3 milioni di euro.

AUSTRIA

In aprile, l’Austria ha aumentato dal 3% al 5% la tassa pianificata sui ricavi pubblicitari delle aziende tech fatti nel Paese. Il governo è però caduto a maggio e non si sa se il progetto sarà portato avanti.

TURCHIA

A novembre, il Parlamento turco ha approvato un’imposta del 7,5% su pubblicità e contenuti digitali, nell’ambito di un pacchetto di misure destinato ad aumentare le entrate fiscali.

CANADA

Il governo di Justin Trudeau ha annunciato dal primo aprile 2020 la introduzione di una imposta del 3% sulle entrate generate dalla vendita di annunci online e dati degli utenti per le società digitali con un fatturato mondiale di almeno 1 miliardo di dollari canadesi e un fatturato nel Paese superiore a 40 milioni.

DANIMARCA

La leader socialdemocratica danese Mette Frederiksen aveva dichiarato l’anno scorso quando era all’opposizione che avrebbe implementato una tassa digitale, qualora fosse stata eletta.

L’ex governo di centrodestra si è battuto contro un’imposta digitale a livello europeo, paventando la probabile perdita di entrate fiscali.

AUSTRALIA

All’inizio di quest’anno l’Australia ha abbandonato il piano di introdurre un’imposta sui servizi digitali preferendo aspettare che venga raggiunto un accordo globale su come gestire la tassazione per i giganti del tech.

PORTOGALLO

Il primo ministro Antonio Costa ha rivendicato la necessità di tassare a livello europeo i giganti digitali, “che generano entrate molto elevate nel contesto dell’Unione europea e che non pagano rigorosamente nessuna tassa, o ne pagano di pochissime”.

Non è chiaro se il nuovo governo di minoranza guidato da Costa introdurrà unilateralmente una tassa sulle piattaforme digitali nel 2020 o aspetterà un’azione coordinata a livello europeo.

Tradotto da Redazione Danzica, in Redazione a Roma Francesca Piscioneri, camilla.caraccio@thomsonreuters.com, +48587721396

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