November 8, 2019 / 5:11 PM / a month ago

PUNTO 2-Derivati, tribunale Milano condanna 13 ex manager Mps, Deutsche Bank e Nomura

(Aggiunge commento Nomura)

di Emilio Parodi

MILANO, 8 novembre (Reuters) - I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano hanno condannato 13 ex manager di Banca Mps, Deutsche Bank e Nomura al termine del processo di primo grado su alcune operazioni in derivati che, per l’accusa, sarebbero servite a nascondere perdite della banca senese.

Nel dettaglio l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari è stato condannato a 7 anni e 6 mesi, l’ex direttore generale Antonio Vigni a 7 anni e 3 mesi mentre l’ex responsabile dell’area finanza Gianluca Baldassarri a 4 anni e 8 mesi.

La sentenza, letta in aula dal presidente del collegio Lorella Trovato dopo 6 ore di camera di consiglio e 100 udienze, ha stabilito anche condanne fino a 4 anni e 8 mesi per sei ex manager Deutsche Bank e 2 ex manager Nomura.

CONFISCHE PER BANCHE, 2 ANNI INTERDIZIONE PER IMPUTATI

Il tribunale ha anche disposto la confisca di 64,9 milioni di euro a Deutsche Bank e 88 milioni a Nomura. Ha inoltre condannato la banca tedesca al pagamento di una sanzione amministrativa di 3 milioni di euro, e l’istituto giapponese a 3,45 milioni.

Tutti e 13 gli imputati sono anche stati condannati a due anni di interdizione dai pubblici uffici e dagli uffici direttivi delle imprese e dalla possibilità di contrattare con la pubblica amministrazione.

Tutti gli imputati, comprese le due banche e il responsabile civile Monte dei Paschi sono stati inoltre condannati a risarcire con 50.000 euro le parti civili Federconsumatori e Confconsumatori e a liquidare in separata sede il risarcimento alle altre parti civili rimaste in giudizio.

Mussari e Vigni sono stati poi condannati a pagare in solido 50.000 euro di danni a Banca d’Italia, mentre i cinque ex manager di Mps più i due ex dirigenti di Nomura, oltre alle stesse due banche, sono stati condannati a pagare in solido 300.000 euro di danni a Consob.

DIFESE ANNUNCIANO APPELLO. ATTI A PM SU 4 TESTIMONI

Infine il Tribunale ha disposto la trasmissione degli atti in procura per valutare se procedere nei confronti di quattro testimoni, ascoltati durante il processo: Massimo Molinari e Daniele Bigi, ex dirigenti Mps, Stefano Dova, ex manager Deutsche Bank e Francesco Cuccovillo, ex manager di Nomura.

I legali di tutti gli imputati, dopo la lettura della sentenza, hanno dichiarato l’intenzione di ricorrere in appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza.

Deutsche Bank in una nota si è dichiarata “delusa dalla sentenza”, aggiungendo di voler esaminare le motivazioni una volta che saranno depositate.

Anche Nomura esprime disappunto. “Dopo aver esaminato attentamente il contenuto della decisione, considererà tutte le opzioni, incluso l’appello. Le sanzioni penali non saranno esecutive fino a sentenza definitiva”, dice in una nota.

I DERIVATI AL CENTRO DEL PROCESSO

Al termine della requisitoria il 16 maggio scorso, la procura aveva chiesto la condanna a otto anni di reclusione per Mussari e per Vigni, oltre a 4 milioni di euro di multa a testa, e 6 anni e 1,5 milioni per Baldassarri.

I pubblici ministeri avevano chiesto inoltre la confisca di 441 milioni di euro a Deutsche Bank (sede centrale, mentre per la sede di Londra era stata chiesta l’assoluzione) e di 445 milioni di euro per Nomura, considerati il provento del reato.

Su 13 persone imputate, era stata chiesta l’assoluzione solo per due ex funzionari di Deutsche, Ivor Scott Dunbar e Matteo Vaghi, mentre per tutti gli altri, a parte gli ex vertici Mps, la procura aveva chiesto condanne fino a sei anni di reclusione.

I difensori di tutti gli imputati, comprese le due banche estere, avevano invece chiesto l’assoluzione respingendo ogni addebito.

Al centro del processo, i cui atti sono stati trasmessi dalla procura di Siena a quella di Milano per competenza nel 2015, ci sono presunte irregolarità in operazioni finanziarie che, dal dicembre 2008 al settembre 2012, sarebbero servite a occultare le perdite causate dall’acquisto di Antonveneta, costata circa 10 miliardi di euro nel 2008.

I capi di imputazione vanno dalle false comunicazioni sociali all’aggiotaggio all’ostacolo all’Autorità di vigilanza, cioè a Consob e Bankitalia. Sul banco degli imputati non c’era la banca senese che è uscita dal processo con un patteggiamento nel 2016.

Oggetto del processo, in particolare, sono state le operazioni sui derivati Santorini e Alexandria, sul prestito ibrido Fresh e sulla cartolarizzazione Chianti Classico. Tutte operazioni che, secondo l’accusa, sarebbero state utilizzate per nascondere perdite per oltre 2 miliardi di euro.

Tutti gli imputati hanno sempre sostenuto che non ci fu nessun ostacolo alle autorità di vigilanza, perché nulla fu occultato delle operazioni, e nessun trucco contabile, perché i principi contabili su come registrare le operazioni sarebbero stati conformi a quanto prescritto da Bankitalia e Consob.

Emilio Parodi in redazione a Milano Gianluca Semeraro

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