November 8, 2019 / 3:56 PM / a month ago

RPT-Derivati, tribunale Milano condanna 13 ex manager Mps, Deutsche Bank e Nomura

(Nuovo invio senza variazioni nel testo)

MILANO, 8 novembre (Reuters) - I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano hanno condannato 13 ex manager di Banca Mps, Deutsche Bank e Nomura al termine del processo di primo grado su alcune operazioni in derivati che, per l’accusa, sarebbero servite a nascondere perdite della banca senese.

Nel dettaglio l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari è stato condannato a 7 anni e 6 mesi, l’ex direttore generale Antonio Vigni a 7 anni e 3 mesi mentre l’ex responsabile dell’area finanza Gianluca Baldassarri a 4 anni e 8 mesi.

La sentenza, letta in aula dal presidente del collegio Lorella Trovato dopo 6 ore di camera di consiglio e 100 udienze, ha stabilito anche condanne fino a 4 anni e 8 mesi per sei ex manager Deutsche Bank e 2 ex manager Nomura.

Il tribunale ha anche disposto la confisca di 64 milioni di euro a Deutsche Bank e 88 milioni a Nomura. Ha ordinato il pagamento di 3 milioni di euro per la banca tedesca e di 3,45 milioni per l’istituto giapponese.

Al termine della requisitoria il 16 maggio scorso, la procura aveva chiesto la condanna a otto anni di reclusione per Mussari e per Vigni, oltre a 4 milioni di euro di multa a testa, e 6 anni e 1,5 milioni per Baldassarri.

I pubblici ministeri avevano chiesto inoltre la confisca di 441 milioni di euro a Deutsche Bank (sede centrale, mentre per la sede di Londra era stata chiesta l’assoluzione) e di 445 milioni di euro per Nomura, considerati il provento del reato.

Su 13 persone imputate, era stata chiesta l’assoluzione solo per due ex funzionari di Deutsche, Ivor Scott Dumbar e Matteo Vaghi, mentre per tutti gli altri, a parte gli ex vertici Mps, la procura ha chiesto condanne fino a sei anni di reclusione.

I difensori di tutti gli imputati, comprese le due banche estere, avevano invece chiesto l’assoluzione respingendo ogni addebito.

Al centro del processo, i cui atti sono stati trasmessi dalla procura di Siena a quella di Milano per competenza nel 2015, ci sono presunte irregolarità in operazioni finanziarie che, dal dicembre 2008 al settembre 2012, sarebbero servite a occultare le perdite causate dall’acquisto di Antonveneta, costata circa 10 miliardi di euro nel 2008.

I capi di imputazione vanno dalle false comunicazioni sociali all’aggiotaggio all’ostacolo all’Autorità di vigilanza, cioè a Consob e Bankitalia. Sul banco degli imputati non c’è la banca senese che è uscita dal processo con un patteggiamento nel 2016.

Oggetto del processo, in particolare, sono state le operazioni sui derivati Santorini e Alexandria, sul prestito ibrido Fresh e sulla cartolarizzazione Chianti Classico. Tutte operazioni che, secondo l’accusa, sarebbero state utilizzate per nascondere perdite per oltre 2 miliardi di euro.

Tutti gli imputati hanno sempre sostenuto che non ci fu nessun ostacolo alle autorità di vigilanza, perché nulla fu occultato delle operazioni, e nessun trucco contabile, perché i principi contabili su come registrare le operazioni sarebbero stati conformi a quanto prescritto da Bankitalia e Consob.

Emilio Parodi in redazione a Milano Gianluca Semeraro

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