June 6, 2019 / 10:12 AM / 6 months ago

PUNTO 2-Fca ritira proposta fusione Renault, Francia si difende da accuse

(Aggiorna con dettagli)

di Laurence Frost e Giulio Piovaccari

PARIGI/MILANO, 6 giugno (Reuters) - Dopo che Fiat Chrysler ha ritirato la proposta di fusione con Renault , Parigi tenta di difendere la sua strategia economica dalle accuse di aver fatto saltare l’intesa.

Nonostante Fca resti fermamente convinta della bontà dell’operazione, “è tuttavia divenuto chiaro che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo”, recita il comunicato diffuso nella notte dal gruppo italo-americano.

In borsa Fca, che ha aperto con un calo del 3%, ha recuperato terreno e intorno alle 16,30 perde lo 0,8%; il gruppo francese perde invece il 6,5%.

Il fallimento delle trattative, che avrebbero portato alla creazione del terzo produttore di auto al mondo dopo la giapponese Toyota e la tedesca Volkswagen, riapre la questione di come ciascuno dei due gruppi saprà far fronte alle costose sfide dell’auto elettrica e a guida autonoma.

Il governo francese, che possiede il 15% di Renault, aveva accolto con favore la proposta di fusione, ma ha calcato la mano con una serie di richieste di garanzie e concessioni portando Fca a esaurire la pazienza, secondo diverse fonti vicine alle trattative.

Preso in contropiede dalla decisione di Fiat Chrysler di ritirare la proposta, un funzionario francese ha chiamato questa mattina il presidente del gruppo John Elkann per vedere se potesse riconsiderare la sua posizione, ma la richiesta è stata respinta, ha riferito una delle fonti.

Anche se la Francia ha una lunga storia di interferenze della politica nell’economia, il presidente Emmanuel Macron è salito al potere con un’agenda largamente favorevole al mercato.

Gli analisti temono che il fallimento dell’intesa con Fca possa bloccare Renault in un mercato stagnate come quello europeo delle auto di massa e tenere lontano altri potenziali pretendenti.

IL FATTORE NISSAN

Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire ha detto che il governo ha avuto un atteggiamento costruttivo e che non era pronto ad appoggiare un accordo senza l’adesione di Nissan , attuale partner di Renault.

I giapponesi hanno detto che si sarebbero astenuti in consiglio nel momento del voto per la fusione.

L’operazione prevedeva 5 miliardi di euro di sinergie annue e l’accesso per Fiat alla tecnologia elettrica di Renault e per i francesi a marchi redditizi come Jeep e RAM. Secondo alcuni dirigenti del gruppo automobilistico, il target di sinergie dipendeva in parte dall’accesso a tecnologie possedute congiuntamente con Nissan.

Una fonte vicina a Fca ha però ridimensionato il ruolo di Nissan nelle trattative e ha accusato il governo francese di aver ceduto a pressioni politiche interne.

Mentre si tenevano le trattative tra i due gruppi automobilistici, in Francia montava lo sdegno dell’opinione pubblica per gli oltre mille esuberi annunciati da General Electric, che si era invece impegnata a preservare i posti di lavoro quando nel 2015 aveva comprato Alstom.

Fca cerca da tempo un partner e un matrimonio si fa via via più urgente secondo alcuni analisti alla luce della regolamentazione sempre più restrittiva sulle emissioni.

Il gruppo ci aveva provato in passato con Peugeot Group , altro gruppo in cui è presente nel capitale lo Stato francese, e oggi i titolo Psa sale anche perché il mercato non esclude che possa tornare nel mirino di Fiat Chrysler.

Il ministro dei conti pubblici Gerald Darmanin ha detto che la porta a un’operazione con Fiat non è chiusa e che Parigi sarebbe felice di esaminare una nuova proposta.

Secondo gli analisti di Evercore ISI l’accordo è sostanzialmente fallito.

Un banchiere che ha lavorato spesso con Fca e si è occupato di operazioni nel settore auto in passato ritiene invece che Fiat Chrysler abbia poche alternative. “Credo che ci proveranno ancora con Renault”, dice. “Quando la politica cerca di intervenire nelle questioni economiche, non sempre è d’aiuto”, ha detto il vicepremier italiano e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

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