May 28, 2019 / 4:55 PM / 2 months ago

Cassa Centrale Banca vuole accelerare derisking dopo solido 2018

MILANO, 28 maggio (Reuters) - Il gruppo Cassa Centrale Banca, uno dei poli in cui sono confluite le banche di credito cooperativo (Bcc) a seguito della riforma, vuole accelerare il processo di derisking dopo avere riportato risultati migliori delle attese sul fronte degli Npl.

Il gruppo bancario nato ufficialmente il primo gennaio di quest’anno ha chiuso il 2018 con un utile netto aggregato, pro-forma includendo le 80 banche affiliate, di 308 milioni di euro.

“Il 2018 è stato un anno che ha superato largamente le nostre aspettative”, ha commentato l’AD Mario Sartori presentando i dati di bilancio.

A livello aggregato il nuovo gruppo bancario, l’ottavo in Italia e sottoposto alla Vigilanza della Banca centrale europea, ha un attivo di oltre 72 miliardi, un patrimonio netto di 6,1 miliardi e un CET1 del 17,9%.

La holding capogruppo ha realizzato nell’esercizio un utile netto di 97 milioni con un CET1 ratio del 49,47%.

Sul fronte della qualità del credito il gruppo ha raggiunto a fine 2018 un rapporto tra crediti deteriorati lordi e impieghi (Npe ratio) del 12,9% nel 2018, battendo il target del 13,5%.

“Oggi siamo già in area 10,6-10,7%”, ha specificato Sartori ricordando la cartolarizzazione di Npl da 700 milioni di euro conclusa recentemente.

Visti i risultati raggiunti il gruppo vuole raggiungere traguardi più ambiziosi nel medio periodo.

“Siamo molto avanti nel percorso. Il target al 2021 era di un Npe ratio dell’8,8%, ma stiamo lavorando per migliorare questo obiettivo”, ha detto l’AD, spiegando che il target è un livello in linea con il benchmark del settore bancario europeo del 5-7%.

In particolare CCB punta a chiudere entro l’anno una cessione di Npl, da circa 300 milioni.

Le Bcc sono storicamente molto attive nel mercato dei titoli di Stato italiani con una esposizione relativamente elevata nel panorama bancario italiano.

In particolare, nel corso dell’incontro è emerso che CCB ha un portafoglio di titoli di Stato italiani compreso tra i 23 e i 25 miliardi di euro a livello di gruppo.

“Nel corso dell’ultimo anno abbiamo alleggerito un po’ le nostre posizioni”, ha spiegato l’AD, aggiungendo che il livello di esposizione nel rischio sovrano, in generale nel settore bancario “è uno dei temi in discussione con il regolatore”.

(Andrea Mandalà)

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