April 11, 2019 / 12:44 PM / 3 months ago

Nigeria, consulente Eni: prezzo pagato per Opl-245 corretto e giustificato

MILANO, 11 aprile (Reuters) - Il consulente tecnico di Eni ha dichiarato ieri in aula nel corso del processo al Tribunale di Milano sulle presunte tangenti del gruppo italiano e di Shell in Nigeria, che il prezzo pagato dalle due società per lo sfruttamento del blocco Opl-245 si deve ritenere giustificato e non “arbitrario, né speculativo, né determinato unilateralmente”, opponendosi così alle tesi dei consulenti della Procura e del governo nigeriano, parte civile.

David Kotler, fondatore della società di oil & gas Access, e prima banchiere d’affari in Lazard e Morgan Stanley, ha detto di aver calcolato il valore del blocco Opl-245 in 4,543 miliardi di euro assumendo un prezzo al barile di 70 dollari (la stessa assunzione di Eni, fornita da un team indipendente della società). Questo a fronte di un prezzo pagato da Eni di 980 milioni di dollari circa cui si sommano 320 milioni dollari di Shell.

Un prezzo molto inferiore che sarebbe giustificato, nella trattazione di Kotler, dal fatto che Eni cercava un ritorno alto dell’investimento in considerazione dei rischi di operare in Nigeria.

Il consulente è stato poi controinterrogato dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale sul perché abbia assunto nella sua analisi una quotazione di 70 dollari, e non quella di 80 di Shell, e sui criteri utilizzati.

“David Kotler, consulente di fama mondiale, ha confermato durante la sua testimonianza la piena correttezza del prezzo calcolato da Eni per Opl-245 - ha dichiarato un portavoce di Eni - Kotler ha infatti spiegato che il consulente di parte civile nelle sue conclusioni ha considerato soltanto il costo del capitale senza tener in alcun conto i fattori di rischio considerevoli attribuibili alla realizzazione di un progetto complesso, in acque profonde, quale Opl-245 e al rischio geopolitico di operare in Nigeria”.

“Pertanto, conclude Kotler, il prezzo pagato da Eni e Shell era corretto e in linea con quanto sarebbero state disposte a pagare altre primarie compagnie petrolifere”, dice il portavoce Eni.

Il procedimento in corso a Milano vede imputate le società Eni e Shell e altre 13 persone fra le quali l’AD Eni Claudio Descalzi (nella sua veste, all’epoca dei fatti, di direttore generale della divisione Exploration e Production), l’ex AD Paolo Scaroni e l’ex direttore esecutivo per esplorazione e produzione di Shell, Malcolm Brinded.

L’accusa ipotizza il pagamento di tangenti per 1,092 miliardi su 1,3 miliardi versati nel 2011 da Eni e Shell su un conto del governo nigeriano per l’acquisto della licenza per l’esplorazione del campo petrolifero Opl-245. Il periodo dei fatti contestati va dall’autunno 2009 al 2 maggio 2014.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto le accuse, sottolineando che il prezzo dell’acquisto fu versato su un conto ufficiale del governo di Lagos e che il successivo trasferimento di gran parte del denaro su altri conti, in particolare su quello della società Malabu (che la procura indica appartenere all’ex ministro Etete), era al di fuori della sfera d’influenza delle società acquirenti.

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