March 28, 2018 / 3:13 PM / 9 months ago

Def, Tesoro vede Pil 2018 stabile a +1,5%, segnali accelerazione in 2019/2020 - fonti

ROMA, 28 marzo (Reuters) - A due settimane dal 10 aprile, termine ultimo per il varo del Def, il ministero dell’Economia è orientato a confermare la stima di crescita dell’1,5% nel 2018 e vede segnali di accelerazione sia nel 2019 che nel 2020.

Secondo quanto riferiscono fonti governative e vicine al dossier, il Documento di economia e finanza confermerà per il 2018 un indebitamento netto tendenziale all’1,6% del Pil, pari all’obiettivo programmatico su cui è stata costruita la legge di Bilancio.

Il Tesoro potrebbe inoltre ritoccare al rialzo le stime di crescita del 2019 e del 2020, pari attualmente a +1,5% e +1,3%, assumendo un quadro macroeconomico più dinamico rispetto ai dati di settembre. Va stabilito tuttavia che peso dare alle politiche protezionistiche annunciate dall’amministrazione americana di Donald Trump.

“I dati ci consentono di guardare con stabilità a questa fase di transizione politica”, ha detto questa mattina il premier uscente Paolo Gentiloni.

Il Tesoro ha annunciato un Def ‘tendenziale’ con previsioni aggiornate di crescita e stime di deficit e debito a legislazione vigente, quindi senza obiettivi programmatici che spetterà al futuro esecutivo indicare.

Il governo uscente si riserva la possibilità di non presentare il Def se, a ridosso del 10 aprile, si constatasse che è prossima una maggioranza parlamentare, spiega una fonte di Palazzo Chigi.

Le consultazioni al Quirinale inizieranno la prossima settimana, dopo la pausa pasquale.

In attesa che il quadro politico si chiarisca, secondo il Tesoro il Def tendenziale non richiede un voto a maggioranza assoluta delle Camere, essendo confermato il percorso verso il (quasi) pareggio di bilancio strutturale, calcolato al netto del ciclo e delle una tantum, previsto nel 2020.

Nel passaggio in aula ogni partito avrà comunque la possibilità di presentare una risoluzione con indirizzi di politica economica e si potranno verificare le possibili convergenze tra i partiti.

Occorrerà in ogni caso aspettare perché trovino risposta le due principali questioni di bilancio sul tavolo.

La prima è la correzione da 3,4 miliardi chiesta dalla Commissione europea per garantire nel 2018 una riduzione del deficit strutturale di 0,3 punti di Pil, come promesso dall’Italia. Bruxelles è disposta ad aspettare almeno fino a maggio prima di formulare richieste ufficiali.

La seconda ha a che vedere con i circa 12,5 miliardi necessari ad evitare il nuovo aumento di Iva e accise nel 2019, le cosiddette clausole di salvaguardia.

(Giuseppe Fonte e Luca Trogni)

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