March 1, 2018 / 11:51 AM / 5 months ago

PUNTO 2-Italia, salvataggio venete spada Damocle su rientro deficit e debito 2017

(Aggiunge commento analista in sesto paragrafo e nota Tesoro in chiusura)

di Alessia Pe

MILANO/ROMA, 1 marzo (Reuters) - Per la terza economia della zona euro lo scorso anno si è chiuso con un crescita di 1,5% — miglior risultato dal 2010 — ma soprattutto con una discesa dei coefficienti deficit/Pil e debito/Pil superiore persino alle stime del governo.

Lo certificano i dati Istat validi per i parametri di Maastricht, dunque per il confronto europeo, con un dettaglio tutt’altro che trascurabile, dal momento che non includono i costi del salvataggio delle banche venete, che si presume verranno contabilizzati — ancora non è chiaro in che termini — in sede Eurostat con una conseguente revisione al rialzo dei valori di deficit e debito.

Occorre quindi attendere almeno fino al 23 aprile, quando l’ufficio di statistica della zona euro diffonderà la prima stima degli aggregati di debito e deficit per l’intera unione monetaria, Italia compresa.

Per la ‘liquidazione ordinata’ di Popolare Vicenza e Veneto Banca il governo ha stanziato un contributo contante pari a poco meno di 5 miliardi oltre a garanzie di circa 12 miliardi.

Nella Nota di aggiornamento al Def di fine settembre il Tesoro precisa di aver al momento accantonato per il salvataggio delle banche venete ‘soli’ 400 milioni a ‘fair value’. Il valore nominale massimo delle garanzie pubbliche — spiega Via XX Settembre — è pari a circa 12,4 miliardi, cifra che rappresenta tuttavia uno “scenario estremo, difficilmente realizzabile”.

“ I numeri suggeriscono che, nonostante l’incertezza politica, il favorevole andamento della crescita sta avendo benefici effetti sui saldi di finanza pubblica: non solo prosegue (a un ritmo superiore al previsto) il miglioramento di deficit e avanzo primario, ma sembra iniziato già dal 2017 un sia pur lieve trend di calo del rapporto debito/Pil” scrive in un commento l’analista di Intesa Sanpaolo Paolo Mameli.

Si torni però ai dati di questa mattina.

In termini grezzi, il prodotto interno lordo 2017 è cresciuto al ritmo di 1,5%, un decimo oltre la prima stima pubblicata sempre da Istat il 14 febbraio e sei oltre lo 0,9% del 2016, mettendo a segno la performance più brillante degli ultimi sette anni, in perfetta linea alle attese ufficiali della nota di aggiornamento al Def.

Ancora più straordinario — per quanto forse soltanto estemporaneo — il miglioramento dei conti pubblici.

Da 2,5% del 2016 il deficit nominale scivola a 1,9% — minimo da dieci anni a questa parte — da confrontare con l’attesa governativa di 2,1%, con un avanzo primario in salita a 1,9% da 1,5% dell’anno precedente.

Quanto poi al debito, da sempre punto dolente, i numeri di questa mattina indicano che in valore percentuale rispetto al Pil lo scorso anno si è chiuso a 131,5% da 132% del 2016, addirittura un decimo al di sotto dell’131,6% della stima ufficiale.

Ciliegina sulla torta, la discesa della pressione fiscale a 42,4% — minimo dal 2011 secondo la serie storica Istat — dopo il 42,7% del 2016.

“I dati combinati dell’economia reale e dei conti pubblici attestano che le politiche economiche contraddistinte dalla metafora del ‘sentiero stretto’ stanno perseguendo con successo tanto il risanamento delle finanze pubbliche (meno deficit e meno debito in rapporto al Pil) quanto il sostegno alla crescita” dice una nota di Via XX Settembre.

- ha collaborato Valentina Consiglio

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