December 28, 2017 / 9:20 AM / 7 months ago

COMMENTO-Il 2018 sarà l'anno dei gestori attivi?

di Jamie McGeever Le opinioni espresse sono quelle dell’autore, editorialista Reuters

LONDRA, 28 dicembre (Reuters) - Dopo anni di sforzi per battere i benchmark, il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno del riscatto dei gestori attivi.

La volatilità finalmente si riprenderà dai minimi record, l’incertezza economica negli Stati Uniti aumenterà nel momento in cui l’espansione diventa la più lunga nella storia e la Fed riduce il bilancio e le chance di una correzione delle borse di almeno il 10% finalmente aumenteranno.

Se davvero sarà questo lo scenario l’anno prossimo, le condizioni macro e di mercato dovrebbero favorire la gestione “attiva”, fondata sullo stock-picking, rispetto agli investimenti passivi in fondi indicizzati.

Almeno, questo in teoria.

I gestori attivi hanno già avuto un discreto 2017 soprattutto rispetto ai difficili anni passati.

Secondo le elaborazioni di S&P Dow Jones Indices, nei dodici mesi a giugno 2017, il 57% dei gestori di grandi capitalizzazioni, il 61% di quelli di medie capitalizzazioni e il 60% di quelli di piccole capitalizzazioni hanno fatto peggio rispettivamente dell’indice S&P 500, di quello S&P MidCap 400 e di quello S&P SmallCap 600.

Non è un gran risultato ma è un deciso miglioramento rispetto agli ultimi cinque anni quando l’82% dei gestori di large cap, l’87% di quelli di midcap e il 94% di quelli di small cap hanno avuto performance peggiori dei rispettivi benchmark.

MERCATI ORSO NON SONO PANACEA PER GESTORI ATTIVI

Negli ultimi quindici anno i livelli di underperformance sono stati anche maggiori: il 93%, il 94% e il 94% rispettivamente. Un periodo che ha visto due delle maggiori correzioni della storia di Wall Street - nel 2002 e nel 2008 - periodi in cui i fondi indicizzati hanno comunque battuto i gestori attivi secondo i dati S&P Dow Jones Indices.

La storia mostra dunque che è difficile fare meglio del mercato anche in periodi di elevata volatilità, violente correzioni dei mercati, continua rotazione settoriale ed elevata dispersione dei prezzi.

“La credenza che mercati negativi favoriscano la gestione attiva è un mito”, ha scritto S&P Dow Jones Indices dopo il crollo del 2008.

Quest’anno è stato diametralmente l’opposto. La volatilità implicita, misurata dall’indice VIX, si è attestata sui minimi da quando l’indice è stato creato nel 1990 e la volatilità realizzata, ovvero il numero di giorni di borsa aperta con una variazione intraday inferiore all’1%, è stata la più bassa di sempre.

L’indice S&P 500 ha aggiornato i massimi storici dozzine di volte quest’anno ed è impostato per un rialzo annuo del 20%.

I mercati saranno altrettanto benigni l’anno prossimo?

Il 76% dei 500 investitori istituzionali, che hanno preso parte ad un sondaggio condotto questo mese da Natixis Investment Managers, ritiene che la gestione attiva sarà una scommessa migliore nel 2018 rispetto alle strategie passive perchè le condizioni dei mercati saranno più volatili.

Secondo quanto emerso dal sondaggio, la volatilità straordinariamente bassa di quest’anno è in parte conseguenza dei giganteschi afflussi diretti verso i fondi indicizzati e gli Etf. Per il 59% dei partecipanti la bassa volatilità è motivo di grande preoccupazione e il 63% sostiene che la crescita degli investimenti passivi ha contribuito al sensibile rincaro delle valutazioni.

COMMISSIONI RIMARRANNO CRUCIALI

Ma un’altra indagine della società di consulenza EY mostra che la rapida crescita degli investimenti passivi non è destinata a rallentare. Si tratta di un sondaggio condotto fra i market maker di Etf che gestiscono cumulativamente l’85% degli asset globali di Etf, ma i risultati sono ugualmente indicativi. Secondo l’indagine il patrimonio gestito dai fondi passivi supererà quello dei fondi attivi entro i prossimi 10 anni, salendo a 7.600 miliardi di dollari entro la fine del 2020 dagli attuali 5.000 miliardi. Cruciale per la sopravvivenza della gestione passiva sarà la continua contrazione delle commissioni, pari a 27 punti base in media l’anno scorso. Secondo il rapporto della società di servizi finanziari bfinance anche le commissioni medie dei gestori azionari globali sono scese a 57 punti base rispetto ai 62 punti base del 2015. Si tratta comunque di più del doppio dei costi medi pagati dagli investitori per le gestioni passive per ottenere quella che, in media, è una performance peggiore.

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