December 19, 2017 / 2:25 PM / 6 months ago

Editoria, rallenta flessione ricavi, cresce peso diffusioni su pubblicità-R&S

MILANO, 19 dicembre (Reuters) - La flessione dei ricavi dell’editoria italiana sta rallentando, ma la crisi che ha investito il settore in tutto il mondo occidentale è costata al sistema italiano due miliardi di perdite nette in cinque anni e 3.400 posti di lavoro (-20,8%).

E’ quanto emerge dall’indagine annuale di R&S Mediobanca che prende in esame il quinquennio 2012-2016 dei primi nove gruppi editoriali italiani, che insieme valgono il 70% dell’intero sistema nazionale.

In Italia i ricavi aggregati si sono attestati nel 2016 a 3,7 miliardi, in calo del 25,7% (-29% in termini omogenei) sul 2012; il dato 2016/2015 migliora però a -5% e lo stesso trend è emerso nel confronto su anno dei primi nove mesi del 2017.

Se in termini occupazionali l’editoria è stata in questi ultimi anni il peggior settore industriale, non va molto meglio agli investimenti, scesi dal 2012 di quasi il 70%.

Nel 2016 la diffusione cartacea complessiva è scesa a 2,6 milioni di copie, in contrazione del 10,3% rispetto al 2015 e del 33,3% rispetto al 2012.

In sostanza le copie giornaliere di tutti i quotidiani italiani corrispondono a quelle dei primi due giornali tedeschi, ‘Bild’ e ‘Frankfurter Allgemeine’.

L’indagine Mediobanca ha messo in luce anche che dal 2014 si è verificata un’inversione di tendenza globale: una stima di WAN-IFRA mostra che i ricavi diffusionali sono diventati la fonte principale delle entrate del settore nel mondo.

Questo apre la porta a due riflessioni. La prima è che la pubblicità digitale, seppure in forte crescita, garantisce all’editoria margini di guadagno soltanto esigui. Sempre WAN-IFRA ha calcolato che su un euro speso in pubblicità digitale dall’inserzionista, dieci centesimi vanno all’agenzia, 29 all’editore e tutto il resto alle cosiddette ‘advertising tech companies’ (server pubblicitari, piattaforme di trading desk e di gestione dei dati); di questi 61 centesimi, molta parte finisce nelle mani delle ‘big web company’, Google in primis.

La seconda osservazione è che la crescente importanza della diffusione rispetto alla pubblicità dà all’editoria una chiave nuova per uscire dalla crisi: intensificare il rapporto con la community di lettori attraverso un rapporto di fiducia basato sull’autorevolezza dell’informazione di qualità, contro la marea di fake news veicolate dal web.

(Claudia Cristoferi)

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