November 27, 2017 / 4:05 PM / 7 months ago

Lusso, EY vede crescita annua del 3,6% al 2020, +6% la fascia meno alta

MILANO, 27 novembre (Reuters) - Il settore del beni personali di lusso continuerà a crescere nei prossimi anni, ma a ritmi più contenuti del passato, trainato dalla cosmetica e dagli accessori, scarpe soprattutto.

Maggiori potenzialità si prospettano invece per il segmento premium ed “entry-to-luxury” che vale già quanto un terzo del mercato dell’alto di gamma e si espanderà nei prossimi anni quasi al doppio della velocità.

E’ quanto emerge dallo studio annuale di EY “The luxury and cosmetics financial factbook”.

EY calcola che nel 2016 il mercato dei beni personali di lusso ha raggiunto i 318 miliardi di euro (269 miliardi il lusso e 49 miliardi i profumi e cosmetici) e crescerà del 3,6% l’anno (Cagr) nell’arco temporale 2016-2020 (+3,4% il lusso e +3,9% la cosmetica).

La fascia più bassa, chiamata premium ed entry-to-luxury, vale oggi 101 miliardi e salirà a 127 miliardi (+6% cagr) nel 2020.

“L’entry-to-luxury è un settore ibrido, che strizza l’occhio al lusso ma ha prezzi più abbordabili”, ha detto Federico Bonelli, partner di EY. “Il lusso vero e proprio ha perso la benzina dell’espansione retail, che ora deve consolidare e razionalizzare, e deve gestire la difficile sfida della crescita delle vendite like-for-like tra il calo di traffico nei negozi e l’aumento degli affitti. A questo si aggiunge una tendenza del consumatore a fare più attenzione al rapporto tra prezzo e valore reale del prodotto, a preferire un mix personale di prodotti al ‘total look’ di un unico brand e a prediligere sempre più il casual a scapito degli abiti formali, come dimostra il successo di sneaker, piumini e zaini”.

Tutto questo dà ampie potenzialità alla fascia meno alta del lusso, grazie anche al ruolo crescente della classe media in Paesi chiave come la Cina, ha spiegato Bonelli.

Gli accessori continueranno a trainare la crescita in entrambi i segmenti: per le borse è stimata una crescita media annua del 6% al 2020 nel lusso come nel premium, per le scarpe è vista rispettivamente a +11% e +7%.

Per quanto riguarda l’M&A, il 2016 è stato un anno eccezionale sia per il settore lusso che per il settore cosmetica, con un aumento del numero di operazioni rispettivamente del 53% e del 63% e con multipli elevati (da 10 a 13 volte l’Ebitda).

Nel primo campo è diminuita la dimensione media dei deal, segno che gli acquirenti (quasi la metà private equity) hanno cercato casi di marchi più piccoli ad alto potenziale, spesso proprio nel segmento entry-to-luxury, ha sottolineato il partner EY Roberto Bonacina. L’Italia è stata la seconda nazione, dopo gli Usa, negli investimenti di questo tipo.

Nella cosmetica le operazioni sono state per lo più condotte da investitori industriali, riflesso della fase di consolidamento portata avanti dalle prime tre società all’interno di un settore molto polarizzato.

(Claudia Cristoferi)

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