October 25, 2017 / 8:03 AM / 10 months ago

Lusso, Bain/Altagamma alza ancora attese su 2017, vede +4-5% annuo al 2020

* In 2017 primi frutti revisione strategie aziende - Levato

* Accessori e gioielleria settori che crescono di più

* I millennial rappresentano 30% del mercato

MILANO, 25 ottobre (Reuters) - Il mercato dei beni di lusso globale crescerà quest’anno del 6% a tassi di cambio costanti e del 4-5% l’anno nel prossimo triennio, passando dai 262 miliardi di euro stimati per il 2017 a 295/305 miliardi nel 2020.

E’ questa la nuova stima di Bain & Company elaborata per Altagamma che rivede ancora una volta al rialzo le stime per l’anno in corso dopo il +1-2% indicato un anno fa e il rivisto +2-4% dello scorso maggio. Sei mesi fa le attese al 2020 erano di una crescita annua del 3-4% l’anno.

Il contesto è quello di un mercato di lusso nel suo complesso, dai beni personali alle auto, dal cibo alle crociere, che arriverà a fine anno a un giro d’affari di 1.200 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto al 2016.

“Il 2016 è stato un anno di stagnazione per il settore dei beni personali di lusso che ha visto una sorta di distacco tra brand e consumatori. Le aziende hanno quindi iniziato a rivedere le loro strategie e nel 2017 abbiamo cominciato a vedere i risultati”, ha spiegato a Reuters Federica Levato, coautrice dello studio di Bain con Claudia D’Arpizio, sottolineando che le società hanno “fatto meglio di quanto inizialmente stimato e i consumatori hanno reagito più velocemente del previsto”.

La crescita è stata guidata da un incremento dei volumi più che dei prezzi e da un ritrovato equilibrio negli acquisti tra turisti e consumatori locali, con la nazionalità cinese sempre protagonista (32% del totale) tra consumi domestici e all’estero.

Il rimbalzo si è registrato in tutte le regioni chiave, con l’Europa di nuovo primo mercato del lusso (+6% a cambi correnti a 87 miliardi a fine 2017) e la Cina a 20 miliardi con un balzo annuale del 15%. Segno più anche in Giappone, grazie a migliori condizioni valutarie nella seconda parte dell’anno, e nel continente americano, nonostante persista la crisi dei department store Usa verso i quali i brand hanno ridotto la propria esposizione.

La crescita è stata guidata dal retail (+8%, di cui il 3% da nuove aperture e il 5% di “pura” crescita organica), mentre il canale wholesale chiude l’anno con un modesto +3%.

L’online, che vale circa il 9% delle vendite totali, cresce nel 2017 del 24% in linea con gli anni precedenti e nel 2025, conferma Bain, peserà per un quarto del fatturato complessivo.

“Il canale online è importante perché la mentalità dei ‘millennial’ ha permeato tutto il settore, ma questo non significa che i negozi abbiano perso il loro scopo: i marchi devono reinventarsi per creare un coinvolgimento continuo dei consumatori che trascende i singoli canali”, commenta in una nota D’Arpizio.

Quanto ai singoli prodotti, il grosso delle vendite continua a riguardare abbigliamento, bellezza e orologi, ma i settori che crescono di più sono scarpe (+10%), gioielleria (+10%) e borse (+7%). Perde rilevanza la classica segmentazione del mondo del lusso basata sul concetto di ‘aspirazionalità’ in nome di strategie comunicative “su misura”, aperte ai gusti dei consumatori più giovani (con sneaker, piumini, e T-shirt) che valgono già il 30% dei consumi.

Resta il tema della polarizzazione del mercato, ai tempi del boom uniformemente in espansione e ora sempre più diviso tra brand vincitori e brand perdenti. In questa fase di ritrovata crescita, i marchi che hanno visto crescere i ricavi quest’anno sono il 65% del totale, ma solo un terzo ha registrato anche un incremento dei profitti. “Per finanziare la crescita dei ricavi, le aziende devono sacrificare un po’ di conto economico investendo non più nella rete retail (capex) ma in marketing, branding, people (opex)”, spiega Levato.

(Claudia Cristoferi)

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