October 11, 2017 / 1:02 PM / 8 months ago

Tim, Orfini (Pd): nodo rete potrebbe essere sciolto con ruolo Cdp

* Think tank di Orfini pubblica position paper su Tim-Vivendi

* No a rinazionalizzazione rete, sì a separazione societaria

* Obiettivo ultimo sia integrazione rete Tim e Open Fiber

* Gruppo francese esca da Tim e lavori ad accordo con Mediaset

* Tim in borsa sale di oltre il 2% su dichiarazioni Orfini

MILANO, 11 ottobre (Reuters) - Il presidente del Pd, Matteo Orfini, disegna per Telecom Italia (Tim) uno scenario, in cui Vivendi rinuncia al controllo, entra un nuovo socio, forse Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), e si dà vita alla rete telefonica nazionale.

L’obiettivo è arrivare a un’integrazione anche societaria tra rete Tim, Open Fiber, controllata da Enel, e da Cdp, e le altre reti telefoniche del Paese.

Il gruppo francese è il principale azionista dell’ex monopolista telefonico con il 24% ed è entrato nelle mire del governo da quando ha acquistato una quota del 29% del gruppo televisivo della famiglia Berlusconi Mediaset violando le regole anti concentrazione.

In un documento pubblicato dal sito online Key4Biz, Orfini sottolinea come il gruppo di coordinamento per il golden power di palazzo Chigi abbia stabilito che “l’intera rete fissa di telecomunicazioni di Tim è da considerarsi infrastruttura strategica per il Paese”.

In questo modo, prosegue il position paper elaborato dal think tank di Orfini LeftWing, è iniziato un percorso sanzionatorio nei confronti di Vivendi che potrebbe portare a: una multa molto consistente, fino a superare i 300 milioni di euro; l’invalidità di alcune delibere, nomine dei vertici aziendali, formalizzazione delle attività di ‘direzione e coordinamento’, accordo per la joint venture Tim-Canal plus; uso del diritto di veto su decisioni che dovessero mettere in serio pericolo l’infrastruttura o la sicurezza nazionale, aggiunge.

Il documento ritiene “difficilmente realizzabile” lo scorporo e la ri-nazionalizzazione della rete fissa.

Dunque, è opportuno avviare un processo regolatorio che assicuri l’accesso paritario alla rete e, se necessario, “all’enucleazione di una società della rete, giuridicamente distinta all’interno del gruppo Tim”.

Però, la creazione di una rete unica incontra “lo scoglio della strutturale instabilità del gruppo Tim, aggravata dalle oscillazioni strategiche del suo riluttante socio di riferimento” (Vivendi).

Quindi “si dovrebbe consentire al gruppo francese di rinunciare al fardello del controllo, per concentrarsi al meglio sul progetto strategico di negoziare con Mediaset, su basi paritarie, la costituzione di una vera media company europea”, si legge nel position paper.

Esiste l’ipotesi che Cdp “si proponga per rilevare, in tutto o in parte, la partecipazione di Vivendi”.

Vivendi potrebbe congelare “i pacchetti di voto, potrebbe invece decidere di affiancare Cdp o altro socio stabile italiano nel controllo, di mantenere invece, se lo ritiene conveniente, una partecipazione di minoranza in Tim”.

Telecom Italia e Vivendi hanno preferito non commentare.

Le azioni Telecom Italia in borsa sono partite al rialzo sulle dichiarazioni di Orfini, in un mercato che vede lo scorporo della rete come un’occasione per creare valore e far uscire Tim dall’impasse della concorrenza infrastrutturale.

Alle 14,50 segnano un rialzo del 2,05% a 77 centesimi, dopo una partenza in negativo, che ha visto il titolo toccare un minimo a 74,85 centesimi nella prima mezz’ora di scambi.

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