June 20, 2017 / 3:06 PM / a year ago

Banche venete, asta per asset buoni, verso bad bank partecipata stato-fonti

di Silvia Aloisi e Gianluca Semeraro

MILANO, 20 giugno (Reuters) - Per il salvataggio di Popolare Vicenza e Veneto Banca si apre la strada di una cessione degli asset sani separati da quelli deteriorati che confluiranno in una ‘bad bank’ finanziata dallo stato e dal burden sharing di azionisti e obbligazionisti junior.

Lo riferiscono alcune fonti vicine alla situazione spiegando che l’incarico dato dal ministero dell’Economia a Rothschild ha come obiettivo quello di cercare investitori privati per gli asset sani.

Restano tuttavia molti dubbi su come sia percorribile questa strada, che esclude la ricapitalizzazione precauzionale, evitando al contempo la risoluzione delle due banche, ipotesi a più riprese smentita. L’ostacolo principale sarebbe poi ottenere il consenso delle autorità europee.

Sul tema la Commissione Ue non ha commentato.

Una fonte che segue il dossier osserva che il governo potrebbe cercare di risolvere il tema degli aiuti di stato con un impegno a vendere entro termini stabiliti.

I tempi restano sempre stretti e una chiusura del cerchio potrebbe arrivare tra questa e le prossima settimana, secondo le fonti.

“L’ultimo ostacolo è la Ue, perché nel salvataggio di Banco Popular sono state azzerate azioni e subordinati (come per le venete), ma Santander ha coperto con risorse proprie il capitale mancante”, commenta Equita Sim in una nota.

“Nel caso delle banche venete invece la bad bank sarebbe finanziata dallo stato e questo non piace a Bruxelles”, osserva un broker.

Secondo alcuni giornali, sarebbe allo studio da parte dell’esecutivo anche una misura volta a facilitare la gestione degli esuberi delle due banche, che sarebbero svariate migliaia.

INTESA IN POLE PER GOOD ASSET

Per i good asset, le fonti indicano Intesa Sanpaolo come il compratore più probabile. Tuttavia, sottolinea una delle fonti, un’eventuale operazione dovrà essere compatibile con la politica di dividendi dell’istituto e non deve avere un impatto importante sul capitale.

Fra gli asset delle due banche potenzialmente cedibili, le quote in Arca (40% nel complesso), Bim, che capitalizza poco meno di 200 milioni, le partecipate estere di Veneto Banca in Romania, Albania, Croazia.

“Ci sono contatti con degli investitori”, spiega una fonte. Non solo Intesa dunque, ma anche altre banche sarebbero state contattate. Un portavoce di Iccrea conferma, ad esempio, di essere stata invitata dal Mef. “Sono in corso ovvie valutazioni”, aggiunge.

Più defilata appare in questa fase la posizione di UniCredit che continua a caldeggiare una “soluzione di sistema”. “Siamo disposti a partecipare a una soluzione di sistema proporzionale che coinvolga la grandissima parte delle banche italiane. Se adesso si torna a una soluzione a due allora no. In una soluzione di sistema siamo disposti a fare quello che è di nostra competenza. Se poi altri trovano soluzioni migliori ben venga”, ha detto oggi il presidente Giuseppe Vita.

Il cambio di rotta è arrivato tra venerdì e sabato a valle di settimane di intense negoziazioni con la Commissione Ue e la Bce per trovare una soluzione. Fino alla scorsa settimana la strada da percorrere era infatti quella di una ricapitalizzazione precauzionale pubblica.

A fronte di un fabbisogno di capitale individuato in 6,4 miliardi in caso di precautionary, il piano prevedeva la conversione di circa 1 miliardo di bond subordinati. Ma per dare il suo via libera la Ue chiedeva anche un’iniezione di circa 1,25 miliardi di euro di capitali privati. Ed è proprio su questo scoglio che si è creata un’impasse che non è stata mai risolta, considerato che il sistema bancario ha mostrato freddezza nei confronti di un intervento volontario.

“Il Mef sta cercando una strada alternativa alla ricapitalizzazione precauzionale”, sottolinea un’altra fonte.

Il Tesoro ha sempre escluso che le due banche andranno in risoluzione. La scorsa settimana, inoltre, anche un portavoce del commissario Antitrust della Ue Margrethe Vestager ha escluso un bail in degli obbligazionisti senior.

No comment dai diretti interessati.

— hanno collaborato Giuseppe Fonte, Francesca Landini, Andrea Mandalà

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