11 febbraio 2016 / 17:38 / 2 anni fa

Iran, cancellata conferenza su contratti petroliferi, dissidi interni

ANKARA/DUBAI, 11 febbraio (Reuters) - La cancellazione da parte dell‘Iran di una conferenza in cui avrebbero dovuto essere annunciati contratti di investimenti da parte di multinazionali del petrolio indica che lo scontro tra fazioni politiche sta danneggiando i piani di rilancio del settore energetico.

Teheran attribuisce la circostanza a imprevisti nella concessione dei visti da parte della Gran Bretagna ai delegati iraniani alla conferenza a lungo attesa, che avrebbe dovuto tenersi a Londra dal 22 al 24 febbraio.

Ma per alcuni executive esteri del settore petrolifero la ragione sta nelle divisioni politiche in Iran, dove si vota per il Parlamento il 26 febbraio, nonostante il paese stia cercando nuovi investimenti dopo la fine delle sanzioni da parte dell‘Occidente.

I nuovi contratti iraniani per il gas e il petrolio rappresentano un elemento di fondo nei progetti per portare la produzione di greggio ai livelli pre-sanzioni, quando si estraevano 4 milioni di barili al giorno, e per raggiungere l‘obiettivo il Paese membro dell‘Opec ha bisogno di 200 miliardi di dollari di investimenti esteri.

La conferenza è stata già rinviata cinque volte a causa delle sanzioni. “Ci sono grossi scontri interni sui nuovi contratti”, ha detto un importante dirigente straniero. “Gli iraniani finora non si sono presentati con un contratto finale, non è stato approvato definitivamente ancora nulla”.

Gli Iran Petroleum Contracts (IPCs) che coprono circa il 52% dei progetti avranno termini flessibili che considerano le fluttuazioni del prezzo del petrolio e i rischi da investimento, aveva detto a novembre un dirigente iraniano del settore petrolifero.

La britannica BP, la francese Total, l‘italiana Eni e la russa Lukoil sono tra le 135 aziende che hanno partecipato nel novembre scorso a una conferenza a Teheran per avere notizie sugli IPCs. Ma ai dirigenti che volevano vedere i modelli dei contratti sono stati offerti solo dati sui giacimenti relativi agli investimenti e una presentazione generale.

“Era chiaro che la conferenza era dedicata solo a un pubblico interno. Penso che non abbiano approvato neanche un contratto finora”, ha detto un altro dirigente straniero che ha partecipato alla conferenza di novembre.

I rivali conservatori del pragmatico presidente Hassan Rouhani si sono opposti con forza ai nuovi contratti, affermando che sono incostituzionali, perché le risorse naturali iraniane non possono essere possedute da stranieri. Gli oppositori di Rohuani criticano anche l‘accordo sul nucleare raggiunto nel 2015, che ha consentito la fine delle sanzioni.

Il ministro del Petrolio Bijan Zangeneh ha definito “illogica” la richiesta di impedire la partecipazione di aziende straniere e ha ribadito che i nuovi contratti non sono incostituzionali.

Per un uomo d‘affari iraniano dopo le elezioni del 26 febbraio ci potrebbero essere ulteriori problemi per il ministro Zangeneh e la National Iranian Oil Company (NIOC): “La situazione potrebbe essere più difficile per i negoziati con le aziende straniere dopo le elezioni parlamentari, perché i conservatori stanno esercitando molte pressioni”.

“I conservatori non vogliono essere messi al margine rispetto alle decisioni sul settore petrolifero. Vogliono intervenire in merito”.

Per gli analisti però la prospettiva di investimenti economici in Iran può aiutare i moderati di Rohuani. “Le notizie sul coinvolgimento di investitori stranieri daranno speranza agli iraniani, agli elettori, che premieranno i candidati moderati nelle urne. E di questo i conservatori hanno timore”, dice l‘analista politico Hamid Farahvashian.

(Parisa Hafezi e Rania El Gamal)

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