9 febbraio 2016 / 14:36 / tra 2 anni

PUNTO 3-Fonsai, chiesti 7 anni e 3 mesi, 2 mln multa per Salvatore e Jonella Ligresti

(aggiorna con richieste Mediobanca)

di Ilaria Polleschi

TORINO, 9 febbraio (Reuters) - Il pm di Torino Marco Gianoglio ha chiesto la condanna a sette anni e tre mesi, oltre al pagamento di una multa di due milioni di euro per Salvatore Ligresti e sua figlia Jonella a conclusione del processo sul filone “torinese” della vicenda Fonsai.

Il capo di imputazione è falso in bilancio aggravato dal grave nocumento e aggiotaggio sotto forma della falsa informazione ai mercati relativamente ai bilanci di Fonsai nel periodo 2008-2011.

Al termine di una requisitoria iniziata la scorsa udienza e durata più di dieci ore, il sostituto procuratore ha inoltre chiesto la condanna a sei anni e otto mesi più 1,6 milioni di multa per l‘ex-dirigente Fausto Marchionni. Chiesti sei anni e due mesi e 1,3 milioni di multa per l‘altro ex-manager, Antonio Talarico. Il terzo manager imputato, Emanuele Erbetta, ha invece già concordato con la procura il patteggiamento, sul quale la corte si dovrebbe esprimere quando arriverà a sentenza per gli altri.

Il pm ha chiesto anche la confisca di 10 milioni già sequestrati.

Dopo la requisitoria della procura la parte civile Consob ha chiesto un risarcimento nei confronti degli ex vertici “secondo equità”, in particolare “la liquidazione del danno non patrimoniale, derivante dalla lesione dell‘integrità del mercato; il danno all‘immagine e il danno patrimoniale, derivante dal suplus di istruttoria, oltre alle spese”.

La parte civile Unicredit ha chiesto il risarcimento di un danno patrimoniale da 125 milioni di euro, oltre ai danni di immagine da quantificare.

Al termine, Mediobanca ha chiesto il riconoscimento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 300.000 euro e un risarcimento da quantificarsi in sede civile.

Dalla prossima udienza, il 16 marzo, sarà la volta delle arringhe degli avvocati della difesa.

Gli imputati, che erano stati arrestati nel luglio 2013, sono accusati di aver occultato ai mercati un buco nella riserva sinistri di circa 600 milioni, la cui mancata comunicazione avrebbe danneggiato almeno 12.000 risparmiatori in vista degli aumenti di capitale avvenuti dopo il 2010.

Secondo gli inquirenti, inoltre, la sottovalutazione della riserva sinistri ha consentito negli anni di distribuire utili per oltre 253 milioni a Premafin, allora controllante di Fonsai.

“Si tratta di fatti di una gravità eccezionale... Rientrano nell‘ambito dei delitti che hanno una pericolosità diffusa e che vanno ad incidere sull‘economia del paese perché impoveriscono i singoli”, ha concluso il pm Gianoglio nella sua requistoria.

SALVATORE LIGRESTI “AVEVA ULTIMA PAROLA”

Secondo il magistrato, durante il dibattimento è emerso come Ligresti, allora presidente onorario di Fonsai, fosse “il referente che aveva l‘ultima parola” e pertanto “deve essere considerato primo fra tutti responsabile delle condotte a lui ascritte”, così come la figlia maggiore Jonella, allora presidente effettivo.

Anche per quanto riguarda gli altri manager il pm ha sottolineato che “non è possibile per gli amministratori prendere le distanze da singole voci di bilancio”.

Il pm ha chiesto da ultimo la condanna a tre anni e mezzo per i due ex-revisori dei conti Ambrogio Virgilio e Riccardo Ottaviani, accusati di falso in bilancio, il cui processo nel 2014 è stato unificato a quello odierno.

Tutti gli interessati hanno sempre respinto gli addebiti.

Nell‘ambito della stessa inchiesta, iniziata tre anni fa, la secondogenita di Ligresti, Giulia, ha patteggiato due anni e otto mesi di reclusione. mentre a dicembre il terzogenito Paolo è stato assolto perché il fatto non sussiste dalle stesse accuse dal tribunale di Milano, insieme a Fulvio Gismondi, ex attuario della compagnia assicurativa, e Pier Giorgio Bedogni, dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili.

Nel frattempo Fonsai è stata assorbita da Unipol, dando vita a UnipolSai

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