24 marzo 2015 / 17:09 / tra 3 anni

Popolari, governo chiede fiducia in Senato, voto finale atteso stasera

ROMA, 24 marzo (Reuters) - Ad un giorno dal termine ultimo per la conversione in legge, il governo ha chiesto in Senato il voto di fiducia sul decreto che cancella il voto capitario nelle grandi banche popolari.

A dare l‘annuncio in aula è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento e le riforme, Maria Elena Boschi.

Il voto finale è atteso stasera.

Per effetto del decreto gli istituti di credito con attivi superiori a 8 miliardi di euro dovranno diventare società per azioni e rinunciare al principio ‘una testa, un voto’.

La nuova governance punta a favorire le aggregazioni interne e a rendere più facile raccogliere capitali, in un contesto che vede la vigilanza unica europea imporre requisiti patrimoniali sempre più severi.

Le popolari contestano il provvedimento e accusano il governo di esporle a scalate ostili dall‘estero.

“Interesse da parte di banche estere potrebbe esserci, innanzitutto per una questione di prezzo: le popolari italiane hanno una capitalizzazione di Borsa piuttosto bassa rispetto al patrimonio”, dice Gennaio Casale, partner a Boston Consulting Group.

Le banche coinvolte sono Ubi, Banco Popolare, Popolare Milano, Popolare dell‘Emilia Romagna, Popolare Vicenza, Veneto Banca, Popolare Etruria, Credito Valtellinese, Popolare di Sondrio e Popolare di Bari.

L‘articolo 1 prevede che la trasformazione in spa debba avvenire entro 18 mesi dall‘entrata in vigore delle disposizioni attuative di Bankitalia, ancora da definire.

Il testo uscito da Montecitorio prevede un regime transitorio: le assemblee chiamate a deliberare la trasformazione in spa potranno introdurre, con una maggioranza inferiore a quella ora prevista dal codice civile, un tetto al 5% dei diritti di voto per al massimo 24 mesi.

L‘articolo 2 recepisce la direttiva europea sulla portabilità dei conti correnti. D‘ora in poi sarà possibile cambiare banca entro “12 giorni lavorativi”. In caso di inadempienza i dirigenti dovranno pagare multe fino a 64.000 euro.

L‘articolo 3 consente a Cassa depositi e prestiti (Cdp) di erogare credito direttamente o tramite società controllate come Sace. La Camera ha riscritto la misura per evitare che Cdp finisca sotto la vigilanza di Bankitalia e Ivass.

L‘articolo 7 istituisce la “Società di servizio” per intervenire direttamente nelle aziende in crisi ma con buone prospettive industriali, il veicolo che l‘esecutivo intende utilizzare per il salvataggio dell‘Ilva di Taranto.

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