17 aprile 2014 / 12:27 / tra 4 anni

PUNTO 2-Camere votano rinvio pareggio bilancio dopo lettera a Ue

* La ripresa economica è “ancora fragile”, dice Padoan

* Opposizioni critiche su lettera inviata alla Ue

* Nel 2015 manovra da 0,3% del Pil sul saldo primario (Riscrive dopo voto Parlamento)

ROMA, 17 aprile (Reuters) - Senato e Camera hanno votato il rinvio al 2015 del sostanziale pareggio di bilancio, attivando per la prima volta la procedura di deroga prevista dal nuovo articolo 81 della Costituzione.

“La ripresa economica, ancora fragile, si associa a condizioni di liquidità delle imprese ancora lontane da livelli accettabili. La situazione del mercato del lavoro rimane molto difficile”, ha detto a Palazzo Madama il ministro dell‘Economia, Pier Carlo Padoan, illustrando le ragioni che rendono necessario allungare i tempi di risanamento del bilancio.

Il governo ha formalizzato il rinvio inviando a Bruxelles una lettera, i cui contenuti sono stati diffusi ieri, così come la risposta della Commissione europea, che suona come una presa d‘atto.

Finora l‘esecutivo comunitario ha evitato di forzare i toni, limitandosi a dire che l‘Italia deve azzerare il disavanzo strutturale, senza specificare entro quando..

Agitato, invece, il dibattito politico in Italia, condizionato ormai dal clima elettorale per le elezioni europee di maggio. Le opposizioni, Forza Italia in particolare, hanno criticato il governo perché non ha informato tempestivamente il Parlamento dello scambio di missive con l‘Europa. Accuse anche alla presidenza della Camera, per non avere richiesto subito la lettera.

Nell‘ammettere deviazioni dal pareggio in presenza di “eventi eccezionali” come periodi di “grave recessione economica”, l‘articolo 81 obbliga il governo ad ottenere l‘appoggio delle Camere con un voto a “maggioranza assoluta”.

Il Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza con 170 voti favorevoli su 320 componenti (compresi i senatori a vita). A Montecitorio i sì sono stati 373 su 630 deputati.

L‘Italia si era impegnata con la Commissione europea a raggiungere e mantenere dal 2014 un disavanzo entro lo 0,5% del Pil, al netto del ciclo economico e delle una tantum. Rispettare gli impegni avrebbe richiesto una manovra correttiva di mezzo punto percentuale, anziché di 0,2 punti come prevede il Documento di economia e finanza (Def).

Il nuovo quadro programmatico indica il saldo strutturale a -0,6% del Pil nel 2014 e a -0,1 nel 2015. Il pareggio pieno slitta di un anno al 2016.

DOMANI IL TAGLIO DELL‘IRPEF

A fronte del rinvio, Padoan ha annunciato “una manovra di consolidamento fiscale interamente finanziata da riduzioni di spesa pari a 0,3 punti percentuali di Pil sul saldo primario”. Il deficit nominale dovrà ridursi di 0,2 punti nel 2015 e di 0,6 punti dal 2016.

La dinamica tendenziale del disavanzo recepisce la manovra che l‘ex capoeconomista dell‘Ocse eredita da Fabrizio Saccomanni, pari a 10 miliardi nel triennio 2015-2017. Anche questo intervento dovrà essere garantito con la revisione mirata della spesa pubblica.

Il governo ha scritto all‘Europa che lo slittamento risponde anche all‘esigenza di procedere con un “ambizioso programma di riforme”. Le misure in cantiere dovrebbero accelerare il tasso di crescita di 0,3 punti nel 2014, 0,6 punti nel 2015 e di oltre 2 punti nel 2018.

Il primo passo è la riduzione dell‘Irpef sui redditi medi e bassi, domani in Consiglio dei ministri.

Matteo Renzi ha promesso sconti da 6,7 miliardi nel 2014 e 10 dal 2015 a tutti coloro che guadagnano fino a 25.000 euro l‘anno. Il valore dell‘operazione dovrebbe essere anche superiore, perché il governo vuole assicurare un beneficio anche agli incapienti, gli italiani che hanno un reddito così basso da non dover versare l‘Irpef.

Complementare al piano di rientro, il Def delinea un programma di privatizzazioni per circa 0,7 punti di Pil all‘anno.

In Senato Padoan ricorda che il governo intende liquidare ai fornitori delle pubbliche amministrazioni “ulteriori 13 miliardi” nel 2014, da aggiungere ai 47 già stanziati.

Il rapporto debito/Pil salirà di conseguenza al 134,9% dal 132,6% del 2013.

“Le misure correttive dei prossimi anni e il piano di dismissioni assicurano già dal prossimo anno il rapido rientro del maggior rapporto debito-Pil conseguente all‘ulteriore pagamento dei debiti pregressi”, spiega Padoan.

“Il profilo programmatico del rapporto fra debito e Pil rispetta così la regola del percorso di convergenza del debito verso il parametro europeo del 60% già dal 2015”, dice il ministro riferendosi al Fiscal compact.

(Giuseppe Fonte)

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