21 febbraio 2014 / 17:38 / tra 4 anni

Carige, Fondazione valuta azioni su aumento, non escluso rinvio -fonti

di Andrea Mandalà

MILANO, 21 febbraio (Reuters) - La decisione presa ieri dal Cda di Carige di stringere sulla ricapitalizzazione ha riacceso i contrasti tra la banca e la Fondazione principale azionista che nel consiglio di lunedì prossimo potrà decidere sulla strategie da seguire.

Tra queste la possibilità di richiedere la convocazione di un‘assemblea straordinaria di Carige per rivedere, rinviandoli, i tempi dell‘aumento fino a 800 milioni di euro la cui delega attualmente a disposizione del Cda della banca scade a fine marzo.

E’ quanto riferiscono alcune fonti vicine alla vicenda.

“La Fondazione sta valutando la situazione”, dice una fonte che non ha escluso che lunedì prossimo il consiglio dell‘ente possa prendere la decisione di chiedere al Cda la convocazione dell‘assemblea straordinaria.

“E’ una possibilità” ha aggiunto una seconda fonte.

I tempi sarebbero però molto stretti in quanto dopo l‘eventuale richiesta, gli amministratori della banca devono convocare “senza ritardo” l‘assemblea che dovrà tenersi entro trenta giorni.

Il piano indicato dal management della banca, come confermato dallo stesso presidente Cesare Castelbarco nelle scorse settimane, è invece quello di esercitare la delega, insieme al via libera al piano industriale, in occasione del consiglio del 24 marzo sull‘approvazione dei conti 2013.

La Fondazione Carige non ha i capitali sufficienti per sottoscrivere la propria quota, attualmente pari al 46%, che pertanto è destinata a diluirsi notevolmente e sta cercando dei partner a cui cedere quote della partecipazione.

Puntando su una dilatazione dei tempi dell‘aumento, l‘ente ha inviato nei giorni scorsi una lettera alla banca sottolineando la posizione secondo la quale, per contenere al massimo l‘aumento, l‘istituto avrebbe dovuto procedere con le dismissioni.

La banca ha tuttavia deciso di avviare comunque le procedure per l‘aumento fino al livello massimo dell‘ammontare del piano di rafforzamento patrimoniale indicato dalla Banca d‘Italia, prevedendo tempi non brevi per le cessioni e comunque non compatibili con le tempistiche del piano di rafforzamento patrimoniale.

“Il clima è molto teso. Quella di richiedere una nuova assemblea sarebbe una decisione drastica che mette a rischio sia la banca che la stessa Fondazione. Non conviene a nessuno”, commenta la fonte.

La soluzione sui cui Fondazione e advisor continuano a lavorare è quella della ricerca di una partnership azionaria che possa entrare prima o in sede di aumento di capitale.

“L‘idea di trovare un socio gradito che possa affiancare l‘ente sarebbe la soluzione migliore”, dice una terza fonte.

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