19 febbraio 2014 / 14:43 / 4 anni fa

PUNTO 1-Banche, rischi di Aqr penalizzanti, governo sostenga Bankitalia-Abi

(Aggiunge dettagli Patuelli, background)

ROMA, 19 febbraio (Reuters) - Le banche italiane chiedono l‘impegno al governo che si sta formando e al Parlamento di non lasciare sola la Banca d‘Italia nel difendere i “legittimi interessi” degli istituti finanziari nel corso dell‘Asset quality review per la quale si potrebbero profilare ancora delle penalizzazioni rispetto ad altri Paesi.

Lo ha detto il presidente dell‘Abi Antonio Patuelli, oggi riconfermato anche per il prossimo biennio alla guida dell‘associazione, al termine dell‘esecutivo dei banchieri.

Parlando dell‘Asset quality review, Patuelli ha detto: “Governo e Parlamento non devono lasciare sola la Banca d‘Italia su questa materia perché altrove i governi e i Parlamenti difendono gli interessi legittimi dei loro sistemi”.

A proposito dell‘esercizio in corso sulla valutazione degli attivi delle banche, Patuelli avverte il rischio di penalizzazioni: “C‘è una marea di normative difformi”, ha detto facendo un esempio che riguarda i crediti deteriorati ed ha aggiunto che “vi sono elementi che possono apparire di dettaglio, ma che per le banche italiane sono molto incidenti”.

Oggi in un articolo de Il Sole 24 ore, si criticano gli standard tecnici diffusi dall‘Eba.

L‘autorità bancaria europea guidata dall‘italiano Andrea Enria sta per dare “una stretta ulteriore che non solo rischia di mettere in grave difficoltà molte banche italiane ma anche di chiudere definitivamente i rubinetti del credito alle imprese”, dice il quotidiano di Confindustria.

Eba per il momento non ha commentato.

Riferendosi alle regole diffuse dall‘autorità bancaria europea, l‘articolo cita un banchiere anonimo che indica due norme specifiche che penalizzano le banche italiane.

“La regola numero 179 di fatto impedisce a un istituto di intervenire a supporto di un cliente in difficoltà più di una singola volta. Altrimenti lo dovrà automaticamente classificare come non-performing, quindi dichiarare il suo credito in default e prevedere nuovi accantonamenti” si legge nell‘articolo.

L‘altra regola è quella 155 “che introduce norme egualmente inflessibili sugli sconfinamenti dei fidi. Fino a oggi lo sconfinamento per oltre 90 giorni generava il default solo se superava una certa soglia, detta «soglia di materialità», che è pari al 5% del totale delle linee di credito del cliente”. Da adesso, spiega il quotidiano, un qualsiasi sconfinamento oltre i 90 giorni, “costringerà la banca a dichiararlo in default su tutte le sue linee di credito”.

L‘Abi non ha fatto commenti sull‘articolo del quotidiano ma certamente anche l‘appello di Patuelli ha al suo centro la parità di regole per le valutazioni della salute delle banche.

Il presidente dell‘Abi ha fatto un esempio specifico.

“Se una banca ha un cliente con un mutuo da 100.000 euro e un prestito di liquidità di 5.000, se il cliente paga regolarmente le rate del mutuo ma sconfina sul prestito, in Italia viene conteggiato un credito deteriorato di 105.000 mentre in Francia e Germania solo di 5.000”.

Per Patuelli dunque occorre “capovolgere la falsa impressione che in Italia si facciano regali alle banche. Ci sono troppe penalizzazioni e vogliamo identiche regole”

La chiave per Patuelli è far capire a Parlamento e governo, a cui oggi Abi ha inviato “un sollecito forte”, che se l‘Aqr e gli stress test “andranno bene per le banche italiane, ci saranno conseguenze positive anche per la Repubblica italiana e per l‘emissione di titoli pubblici e quindi ci sarà anche un ritorno di fiducia per famiglie e imprese”.

Cosa accadrebbe se invece andassero male Aqr e stress test, Patuelli non lo vuole “neanche prendere in considerazione”.

(Stefano Bernabei)

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