May 23, 2019 / 1:07 PM / 6 months ago

Processo Mps, Fondazione chiede 623 mln euro danni, Consob 743.000

MILANO, 23 maggio (Reuters) - Fondazione Mps, nelle sue conclusioni come parte civile al processo Mps in corso al Tribunale di Milano, ha chiesto a cinque degli imputati (tre ex dirigenti della banca senese e due ex di Nomura) un risarcimento danni di 623 milioni di euro, o in subordine la quantificazione del danno in sede civile con una provvisionale di 53 milioni a carico dei cinque.

I legali della Fondazione hanno spiegato ai giudici di non aver coinvolto in queste richieste l’ex presidente della banca Giuseppe Mussari e l’ex direttore generale Antonio Vigni perché nei loro confronti pende già un giudizio civile di risarcimento a Firenze.

La Consob, altra parte civile, ha chiesto invece la condanna di tutti quegli imputati per i quali si era espressa la procura nella scorsa udienza, oltre fino a 743.000 euro per il danno patrimoniale e la valutazione non equitatativa per il danno non patrimoniale e di immagine.

Bankitalia infine ha chiesto la condanna per gli imputati contro i quali si è costituita e la valutazione equitativa per i danni.

Dopo le richieste della procura e oggi delle parti civili, dalle prossime udienze prenderanno il via le arringhe difensive dei legali di tutti gli imputati.

Al centro del processo, i cui atti sono stati trasmessi dalla procura di Siena a quella di Milano per competenza nel 2015, ci sono presunte irregolarità in operazioni finanziarie che, dal dicembre 2008 al settembre 2012, sarebbero servite a occultare le perdite causate dall’acquisto di Antonveneta, costata circa 10 miliardi di euro nel 2008.

I capi di imputazione vanno dalle false comunicazioni sociali all’aggiotaggio all’ostacolo all’Autorità di vigilanza, cioè a Consob e Bankitalia. Sul banco degli imputati, come detto, ci sono 13 persone — oltre agli ex vertici Mps anche sei ex dirigenti Deutsche Bank e due ex manager di Nomura — e tre società: Nomura e la sede di Londra e la sede centrale di Deutsche. La banca senese uscì dal processo con un patteggiamento nel 2016.

Oggetto del processo, in particolare, sono state le operazioni sui derivati Santorini e Alexandria, sul prestito ibrido Fresh e sulla cartolarizzazione Chianti Classico. Tutte operazioni che secondo l’accusa sarebbero state utilizzate per nascondere perdite per oltre 2 miliardi di euro.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto gli addebiti, sostenendo che non ci fu nessun ostacolo alle autorità di vigilanza, perché nulla fu occultato delle operazioni, e nessun trucco contabile, perché i principi contabili su come registrare le operazioni sarebbero stati conformi a quanto prescritto da Bankitalia e Consob.

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