May 16, 2019 / 1:51 PM / 7 months ago

INSIGHT-Il petrolio russo contaminato per il quale nessuno vuole pagare

(Rimanda storia mandata ieri)

* Sono imminenti le scadenze per pagamento greggio contaminato

* Acquirenti vogliono garanzie finanziarie dai fornitori russi

* Russia deve ancora offrire una soluzione per spartire i costi

* Oleodotto Druzhba resta chiuso

* Russia perde 80 mln dlr al giorno

di Dmitry Zhdannikov e Olga Yagova e Gleb Gorodyankin

LONDRA/MOSCA, 15 maggio (Reuters) - Il pagamento di milioni di barili di petrolio russo contaminato, bloccati da settimane negli oleodotti tra Bielorussia e Germania, è in scadenza ma nessuno vuole saldare i conti.

Le compagnie petrolifere occidentali e le raffinerie europee che hanno comprato il petrolio un mese fa, prima di scoprire che era inutilizzabile, hanno evitato finora di congelare i pagamenti nel tentativo di mantenere buoni rapporti con il secondo esportatore più grande al mondo ed evitare lunghe battaglie legali nei tribunali russi.

Diversi acquirenti occidentali hanno chiesto, invece, ai produttori russi di posporre i pagamenti per il greggio contaminato in attesa che compratori e venditori decidano come risolvere il pasticcio e come suddividersi i costi, secondo quattro trader che si occupano di petrolio russo.

Per chi ha comprato quello che si stima siano 19 milioni di barili di greggio contaminato bloccati nell’oleodotto e caricati sulle petroliere, sono in ballo 1,2 miliardi di dollari.

I compratori vogliono che i produttori russi garantiscano con depositi bancari la loro partecipazione all’opera di de-contaminazione, oppure che ritardino i pagamenti in scadenza questa settimana fino a quando la crisi non sarà risolta, dice una fonte in una raffineria europea che ha chiesto di rimanere anonima.

“Ci sono circa 0,8-0,9 milioni di tonnellate di petrolio contaminato che giacciono negli oleodotti tra Bielorussia e Germania e che nessuna raffineria vuole prendere”, ha detto la fonte. “Questo greggio ha bisogno di essere spostato da qualche parte per far ripartire l’oleodotto. Ma la Russia sbaglia a pensare che le raffinerie europee si accolleranno tutti costi”.

La fonte ha anche detto che i produttori russi di petrolio devono ancora rispondere alle proposte fatte dai grossi clienti europei.

“Siamo pronti ad aiutare a risolvere il problema ed a trovare soluzioni per il petrolio inquinato. Ma vogliamo che i produttori russi garantiscano finanziariamente che contribuiranno a coprire i costi”, ha detto un secondo acquirente di petrolio russo in Europa.

Il gruppo petrolifero di stato russo Rosneft ha detto che è troppo presto per fare commenti al riguardo.

Lukoil non ha voluto commentare e Surgutneftegas ha detto di intrattenere normali colloqui commerciali con i propri compratori.

Le compagnie petrolifere internazionali e le trading houses non hanno commentato publicamente lo stallo.

Il monopolista degli oleodotti di stato russo Transneft non ha voluto commentare la questione dei risarcimenti. Martedì il gruppo ha detto di non essere responsabile per la contaminazione da organocloruro * perché solo i produttori avrebbero potuto aggiungerlo.

SCADENZE A MAGGIO Sono passate tre settimane da quando la Bielorussia ha comuniato alle raffinerie ed agli operatori di oleodotti in Europa che il greggio in viaggio verso di loro tramite i 5.500 km dell’oleodotto Druzhba, era stato fortemente contaminato da organocloruro.

I flussi di petrolio russo attraverso Druzhba sono stati bloccati e questo ha causato un rialzo dei prezzi del greggio ai massimi degli ultimi sei mesi sopra ai 75 dollari a barile e ha macchiato la reputazione di esportatore della Russia in un mementoin cui la competizione con Stati Uniti e Medio Oriente si fa più dura.

Fin dall’inizio la Russia ha detto che il petrolio è stato contaminato di proposito da un produttore locale mentre per la Bielorussia ci vorranno mesi per ripristinare la fornitura di petrolio pulito all’Europa attraverso l’oleodotto Druzhba.

L’organocloruro viene usato per pulire i pozzi di petrolio e per accelerare il flusso di greggio ma dovrebbe essere rimosso prima che il petrolio entri nella catena di approvvigionamento dal momento che può danneggiare le attrezzature per la raffinazione.

Per rimettere l’oleodotto in moto, il petrolio contaminato deve essere rimosso ed immagazzinato in modo tale che lo si possa diluire con l’olio pulito, in alcuni casi con proporzioni di uno a trenta, per riportare l’organocloruro a livelli di sicurezza.

I trader stimano che tale procedura, per tutto il petrolio contaminato presente nell’oleodotto Druzhba, costerà decine di milioni di dollari.

Nel frattempo, resta in sospeso la questione su chi dovrebbe pagare per il petrolio contaminato alla data di scadenza questa settimana.

UNA DOMANDA DA 1,2 MILIARDI DI DOLLARI Le esportazioni in Europa attraverso l’oleodotto Druzhba sono piuttosto complicate perché coinvolgono dozzine di venditori, compratori e banche. Di solito i contratti e le lettere di credito vengono rinnovati grazie agli intermediari ed in questo modo il petrolio continua a fluire.

La contaminazione è un bastone tra le ruote.

I produttori russi vendono il petrolio alle raffinerie europee lungo l’oleodotto Druzhba in Germania, Polonia, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. Le raffinerie sono possedute da aziende quali PKN Orlen, Grupa Lotos , MOL, Total, Eni e Shell , tra le tante.

Una volta che i produttori di petrolio russo hanno trasferito il loro greggio alla Transneft, l’azienda diventa effettivamente responsabile per distribuire la qualità corretta di greggio alle aziende di conduttura in Europa.

Appena quelle aziende, come la polacca PERN o la slovacca Transpetrol, confermano di aver ricevuto il petrolio dalla Transneft, il possesso del greggio passa dai venditori russi ai compratori europei.

Ma in quel momento i pagamenti non sono ancora stati effettuati dato che, di solito, vanno in scadenza a metà del mese successivo. Questo significa che il conto per il petrolio esportato attraverso l’oleodotto Druzhba ad aprile deve essere saldato entro metà maggio.

Secondo alcune fonti commerciali, almeno 19 milioni di barili di greggio contaminato, del valore di 1,2 miliardi di dollari a prezzi correnti, devono essere ancora pagati.

Questi numeri includono 8 milioni di barili nell’oleodotto della Druzhba ed altri 11 milioni di barili caricati su petroliere al porto Ust-Luga nel Baltico. Quelle petroliere adesso sono ancorate fuori dall’Europa perché le trading houses hanno difficoltà a vendere i loro carichi alle raffinerie.

I produttori russi nel frattempo hanno già pagato le tasse al governo per il petrolio che hanno venduto ad aprile, tasse come i dazi all’esportazione e le tasse per l’estrazione mineraria, e quindi premono per recuperare il denaro dovuto dai venditori.

“UN’OPERAZIONE COSTOSA” Con le scadenze dei pagamenti che incombono, nessuno dei compratori di petrolio occidentali ha ancora richiesto alle banche di bloccare i fondi per paura di serie ripercussioni, secondo i trader.

“Puoi assolutamente dire che non paghi perché non hai ricevuto petrolio di qualità sufficiente” ha detto il dirigente di una grande compagnia di commercio di materie prime. “Ma nessuno vuole usare questa opzione nucleare. Preferiamo un dialogo responsabile”.

Un’altra fonte presso un grande acquirente ha detto che i soldi che deve per i cargo da Ust-Luga saranno pagati tempestivamente ma saranno accompagnati da richieste di risarcimento danni ai venditori per scarsa qualità.

Un altro fattore che complica i negoziati tra acquirenti e venditori è il fatto che molti dei contratti in questione ricadono sotto diversi sistemi legali.

La maggior parte delle vendite lungo l’oleodotto viene regolata dalla legge russa, che lascia la questione sulla qualità del petrolio aperta all’interpretazione. Le vendite da Ust-Luga invece sono governate perlopiù dalla legge inglese, secondo trader che hanno familiarità con i contratti.

“Ci aspettiamo una gestione complessa dei reclami lungo tutta la catena di approvvigionamento di petrolio russo”, ha detto la raffineria svedese Preem.

Per adesso tuttavia, finché acquirenti e venditori non saranno in grado di concordare come tirare fuori dall’oleodotto Druzhba il petrolio inquinato e chi sosterrà le spese, l’oleodotto è destinato a rimanere chiuso.

“Basandosi sulla produzione regolare dell’oleodotto Druzhba, ogni giorno di stop costa alla Russia 80 milioni di dollari in mancati ricavi. Questa è un’operazione costosa”, ha detto un trader che lavora in una raffineria europea. (Hanno collaborato Alexander Yershov, Olesya Astakhova, Vladimir Soldatkin e Julia Payne)

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