May 15, 2019 / 3:54 PM / a month ago

Ue divisa su come gestire il deterioramento dei conti pubblici italiani- funzionari

(Rimanda in rete pezzo pubblicato ieri)

di Jan Strupczewski

14 maggio (Reuters) - Il deterioramento dei conti pubblici porterà l’Italia a infrangere le regole dell’Unione europea quest’anno e anche il prossimo, a meno che Roma non modifichi la propria condotta, ma la Commissione di Bruxelles, riferiscono funzionari Ue, è divisa su come gestire il caso della terza economia dell’eurozona.

La Commissione europea segue con attenzione l’Italia a causa del suo enorme debito pubblico, che, secondo le previsioni della Commissione salirà quest’anno e il prossimo anzichè calare come dettato dalle regole Ue. Anche il deficit è previsto in rialzo mentre la crescita rallenta.

Il vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, il cui partito di destra della Lega governa con il partito populista del Movimento 5 Stelle, ha detto che il paese è pronto a infrangere le norme fiscali dell’Unione Europea - commenti che hanno causato un calo nel valore dell’euro.

I politici italiani e quelli appartenenti alle 28 nazioni del blocco hanno affilato la loro retorica in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo che avranno luogo in ogni nazione dell’Unione tra il 23 e il 26 maggio.

“La Commissione è divisa sull’Italia - c’è chi come il vice presidente Valdis Dombrovskis vorrebbe azioni più severe e chi, come il commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici, cerca il dialogo e un compromesso,” ha detto un funzionario dell’Unione Europea.

La linea più dura porterebbe ad azioni disciplinari che potrebbero condurre a sanzioni, eventualità che l’Italia ha evitato lo scorso dicembre con un accordo che la Commissione aveva definito “non ideale” ed “estremo”.

Da dicembre i dati economici italiani sono peggiorati e questo aumenta i timori degli investitori riguardo all’abilità di Roma di onerare i propri obblighi.

“Siamo molto cauti rispetto all’Italia in questo momento” ha detto Mohammed Kazmi, Portfolio Manager per UBP a Ginevra.

“Ciò che stiamo vedendo negli ultimi giorni da parte del governo italiano è che anzichè calmare i timori della Commissione europea dopo le previsioni del deficit, Salvini ha detto di essere disposto a procedere con un taglio dell’Imposta sul valore aggiunto”.

RESA DEI CONTI IL 5 GIUGNO La Commissione emanerà il 5 giugno un resoconto sulle finanze pubbliche che potrebbe portare all’inizio di misure disciplinari. La decisione finale spetterà al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il quale nel passato si è schierato dalla parte di Moscovici, hanno detto dei funzionari.

Alcuni funzionari hanno detto che Juncker, il quale lascerà la Commissione ad ottobre, preferisce persistere nella linea clemente per poi lasciare che la prossima Commissione Ue si occupi della faccenda.

“Si tratta dell’eredità di Juncker: vorrà concludere il suo mandato con l’apertura della prima procedura per disavanzi eccessivi basata sul debito per l’Italia, una procedura particolarmente difficile da abbandonare una volta iniziata, e per la quale ha lottato così duramente per evitarla già a dicembre? Probabilmente no, ma chi lo sa,” ha detto un secondo funzionario vicino alla Commissione.

Sarà dura per Juncker essere severo con l’Italia, secondo il funzionario. “Andrebbe contro le inclinazioni mostrate negli ultimi anni, che si avvicinano a quelle di Moscovici - meglio il dialogo che lo scontro, su queste questioni,” ha detto il secondo funzionario.

La pressione dei mercati potrebbe giocare un ruolo importante.

Le ultime previsioni della Commissione mostrano un aumento del debito italiano quest’anno del 133,7% del PIL rispetto al 132,2% nel 2018. Il prossimo anno salirebbe ancora di più, a 135,2% del PIL.

Ciò andrebbe contro le norme dell’Unione, secondo le quali il debito italiano dovrebbe calare ogni anno di 1/20 della differenza tra il livello attuale e il tetto del 60% permesso dagli accordi Ue, calcolati in media su 3 anni.

Ancor più preoccupante per gli investitori è che la Commissione si aspetti che il saldo primario dell’Italia, la somma di denaro che il governo registra prima dei costi del servizio del debito, scenda all’1,2% del PIL quest’anno rispetto all’1,6% del 2018 e cali a solo lo 0,2% nel 2020, un segnale preoccupante per un paese con un grande debito pubblico.

Tutto ciò accade mentre si prevede quest’anno una frenata nella crescita economica dell’Italia, contro il più 1% su cui si basa il compromesso di dicembre. (Tradotto da Redazione Gdynia, email enrico.sciacovelli@thomsonreuters.com, Reuters messaging: enrico.sciacovelli.thomsonreuters.com@reuters.net)

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