February 7, 2019 / 1:04 PM / 5 months ago

PUNTO 1-Italia, Ue abbatte stima Pil, imputa gelata a incertezza politica governo

(agiunge dettagli da conferenza Moscovici, intervento Tria)

MILANO, 7 febbraio (Reuters) - La Commissione europea ha rivisto drasticamente al ribasso le previsioni di crescita per l’economia italiana, imputando il recente rallentamento al peso dell’incertezza legata alle politiche economiche del governo e all’aumento dei costi di finanziamento.

Dopo essere scivolata in recessione tecnica nella seconda parte del 2018, a parere di Bruxelles l’Italia continuerà a mostrare un andamento economico anemico nella prima metà dell’anno in corso che si chiuderà con un’espansione del Pil di appena 0,2%, la più bassa tra tutti i Paesi membri dell’Unione europea.

Secondo la Commissione, il recente rallentamento dell’attività economica è più attribuile alla debolezza della domanda interna che a quella estera, e in particolare agli investimenti, “dal momento che l’incertezza legata alle politiche economiche del governo e all’aumento dei costi di finanziamento ha presentato il conto”.

La debole crescita sarà sostenuta dai consumi privati, grazie all’aumento del reddito disponibile dovuto al calo dei prezzi dei carburanti e al marginale supporto dell’introduzione del reddito di cittadinanza.

“Non ci sembra che l’espansione keynesiana che è stata immaginata si stia materializzando in modo forte nonostante un certo migliortaento della situazione dello spread: questo ci deve far riflettere”, ha sottolineato il commissario europeo agli Affari economci e monetari Pierre Moscovici in conferenza stampa.

Per contro, La Commissione prevede una drastica decelerazione degli investimenti delle imprese nel 2019 e una variazione nulla nel 2020, mentre dall’export netto dovrebbe arrivare un seppur marginale contributo alla crescita.

La stima di crescita di 0,2% per il 2019 è ben al di sotto del target di 1% inserito dal governo nella manovra di bilancio, frutto di un accordo raggiunto con la stessa Ue a ridosso di Natale, dopo settimane di volatilità sui mercati finanziari che hanno fatto schizzare verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato italiani.

“Gli indicatori economici da dicembre in poi sono stati tutti negativi, e questo si è riflesso nelle nostre nuove previsioni”, ha spiegato Moscovici, sottolineando come il target di crescita di 1%, sulla base delle informazioni allora disponibili, “sembrava credibile”.

Il compromesso sul bilancio 2019 ha permesso di evitare a Roma, sotto stretto monitoraggio da parte della Commissione per un debito pubblico che supera il 130% del Pil, la procedura d’infrazione per violazione dei vincoli Ue sui conti pubblici, fissando per il deficit/Pil un target di 2% contro l’obiettivo iniziale di 2,4% indicato dall’esecutivo M5s-Lega.

Questo ha fatto rientrare parzialmente le tensioni sui mercati finanziari, anche se i tassi dei titoli di Stato, restano “significativamente più alti rispetto ad un anno fa”, sottolinea la Commissione.

Senza l’accordo, ha ripetuto Moscovici nel corso della conferenza stampa, “la situazione avrebbe potuto essere anche molto peggiore”.

La drastica revisione al ribasso del Pil espone l’Italia ad una correzione dei conti pubblici in corso d’anno, che stamane il ministro dell’Economia Giovanni Tria è tornato ad escludere, ribadendo la propria fiducia in una ripresa nei mesi a venire .

“La Commissione continuerà a monitorare da vicino l’evoluzione del quadro economico e di bilancio dell’Italia”, si è limitato a dire Moscovici, ricordando come il prossimo passo sarà la pubblicazione dei report sui singoli Paesi e poi la valutazione dei conti pubblici italiani in riferimento al Patto di Stabilità e crescita in primavera.

Per quanto riguarda il 2020, la previsione di crescita dell’esecutivo Ue passa a 0,8% da 1,3% indicato a novembre, stima che peraltro non incorpora l’innesco delle clausole di salvaguardia sull’aumento dell’Iva l’anno prossimo, la cui sterilizzazione costerebbe 23 miliardi di euro.

Per Bruxelles le già deboli prospettive restano soggette ad un elevato livello di incertezza.

“Un’economia globale più debole delle attese, l’impatto di una accresciuta incertezza sulla fiducia e sulle condizioni di finanziamento del settore privato potrebbero portare ad un declino più prolungato”, avverte la Commissione.

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