May 18, 2018 / 2:36 PM / 3 months ago

PUNTO 1-Crediti, contratto M5s-Lega contrario a recupero forzoso inquieta settore, titoli giù

(aggiunge commenti, aggiorna andamento titoli)

di Massimo Gaia

MILANO, 18 maggio (Reuters) - Il testo definitivo del contratto di governo tra Movimento cinque stelle e Lega inquieta operatori ed esperti del settore del recupero crediti, dal momento che prevede la soppressione delle norme sull’azione nei confronti dei debitori senza la preventiva autorizzazione della magistratura. E le società quotate che operano nell’industria del recupero crediti e dei non performing loans (npl) soffrono, toccando in borsa i minimi da oltre un anno.

Nel capitolo del contratto intitolato ‘Banca per gli investimenti e risparmio’, laddove si parla di tutela del risparmio, si legge: “In materia di recupero forzato dei crediti da parte di banche e società finanziarie, intendiamo sopprimere qualunque norma che consenta di poter agire nei confronti dei cittadini debitori senza la preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria”.

Il passaggio lascia spazio ad interpretazioni. Ma, di per sé, mette in agitazione il comparto del recupero crediti e, secondo l’industria del settore, prefigura un possibile inasprimento dei criteri e dei costi di concessione dei prestiti, con una ricaduta negativa sull’economia reale.

“Ci potrebbe avvicinare al contesto greco”, commenta Giovanni Viani, partner di Oliver Wyman. “Dovrebbe implicare maggiori difficoltà e tempi di recupero più lunghi, quindi un calo dei valori delle non performing exposures (npe)”.

A Piazza Affari, intanto, le società che operano nel recupero crediti sono in decisa sofferenza. Attorno alle 16,20, infatti, Banca Ifis arretra del 5,48%, a 28,64 euro, dopo aver toccato un minimo di 28,56 euro, nuovo punto più basso da febbraio 2017; Cerved cede il 4,48%, a 9,1650 euro, dopo aver toccato un minimo di 8,88 euro, punto più basso da marzo 2017; doBank perde il 6,23%, a 10,69 euro, dopo aver toccato un minimo di 10,58 euro, nuovo punto più basso dal settembre scorso; Banca Sistema cede il 4,91%, a 2,0350 euro, dopo aver toccato un minimo di 2,0250 euro, nuovo punto più basso da febbraio 2017.

Per quanto riguarda Cerved, un analista anonimo che segue la società guidata da Marco Nespolo argomenta: “Ci sono timori anche sul deal Monte dei Paschi di Siena-Juliet, in particolare sui nuovi flussi. Il contratto, però, sembra blindato. Ma, secondo me, (la caduta del titolo) è una combinazione di fattori: rischio Italia, pressione sui finanziari, timori per la frase sul recupero crediti nel contratto di governo”.

L’analista, però, non vede così nero: “Nella peggiore interpretazione possibile potrebbe essere letta come la necessità di una sentenza successiva da parte di un giudice, che deve stabilire se effettivamente il debitore abbia la capacità di pagare con l’allungamento dei tempi”.

PER CREDITO TEMPI PIU’ LUNGHI E COSTI PIU’ ALTI

Secondo Christian Arsenio, amministratore delegato di Distressed Technologies, “non si capisce se il riferimento sia a quelle forme di recupero consensuale in via telefonica”.

Arsenio aggiunge: “Se per assurdo l’intenzione fosse quella di imporre un passaggio autorizzativo prima di poter chiamare il debitore, allora si renderebbe l’azione di recupero — penso soprattutto ai portafogli granulari — più lunga, più costosa e più incerta”. In questo caso, “il mark to market dei non performing e degli unlikely to pay ne soffrirebbe drasticamente, provocando una battuta d’arresto nel processo di deleveraging dei nostri istituti”.

Gli fa eco Massimo Famularo, consigliere di amministrazione di Frontis NPL: “La misura va in direzione contraria alle normative europee più recenti, che puntano ad accelerare i recuperi per i creditori e incoraggiare la escussione stragiudiziale delle garanzie immobiliari. Allungare i tempi della giustizia avrebbe riflessi sui bilanci delle banche: a fronte di recuperi più lenti dovrebbero aumentare gli accantonamenti e restringere l’offerta di credito”.

Simile la posizione del manager di una società di gestione del credito, che preferisce mantenere l’anonimato. La proposta, “in linea di principio, avrebbe degli impatti notevoli sul settore, ma bisognerà vedere in quali norme si concretizzerà”.

E prosegue: “Se ogni credito avrà necessità di un decreto ingiuntivo come potrà la macchina giudiziaria sopportarlo? Sarebbe oltretutto in antitesi con le finalità di snellimento delle procedure giudiziarie. Banche e società finanziarie si porrebbero più domande sulla convenienza di concedere un prestito, con un impatto sui costi”.

Un operatore anonimo tende a ridimensionare l’impatto del passaggio del contratto. “Anche nell’interpretazione peggiore”, sostiene, “il riferimento è ai cittadini debitori, quindi stiamo parlando di credito consumer, ovvero il 10-20% delle sofferenze, il resto è corporate. Peraltro, esiste già un istituto giuridico, il sovraindebitamento, che tutela il retail”.

Bernadette Accili, socio dello studio legale Lms, parla di “testo chiaramente molto inquietante”. Un esempio di titoli esecutivi che non hanno bisogno del via libera dell’autorità giudiziaria sono le cambiali, conclude Accili. “Se venissero varate norme per ricorrere all’autorità giudiziaria per ogni cambiale, sarebbe un disastro per il sistema bancario, il credito si bloccherebbe. E il mercato degli npl crollerebbe”.

- ha collaborato Valentina Za

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