May 14, 2018 / 10:16 AM / 3 months ago

Eni Nigeria, processo rinviato a 20 giugno, legale Lagos rinuncia a mandato

MILANO, 14 maggio (Reuters) - Il processo sulle presunte tangenti Eni in Nigeria si è aperto stamane davanti ai giudici della settima sezione penale del Tribunale di Milano ed è stato poco dopo rinviato alla prossima udienza del 20 giugno, quando verranno affrontate tutte le questioni sulle richieste di costituzione di parte civile.

Nell’ambito dell’udienza di stamane, l’avvocato Domenico Cartoni Schittar, legale di parte civile del governo nigeriano, ha comunicato in aula ai giudici di rinunciare al suo mandato.

L’avvocato, in un documento autografo letto da Reuters, scrive di aver chiesto “ripetutamente” all’ambasciatore della Nigeria e a due legali delegati dal governo ad aver rapporti con lui “di nominare un altro difensore di parte civile”. “Non hanno provveduto”, si legge. Il legale quindi conferma la costituzione di parte civile ma rinuncia “a un mandato e a un incarico divenuti sgradevoli”.

Ora il governo nigeriano dovrà quindi nominare un nuovo avvocato di parte civile. Che sarà il terzo, dopo Cartoni Schittar, che a sua volta aveva sostituito l’avvocato nigeriano di origine italiana Hilarry Sedu.

Alla prossima udienza del 20 giugno il Tribunale dovrà valutare anche altre richieste di costituzione di parti civile, fra le quali diverse associazioni internazionali non profit e l’italiana Assoconsum.

IL PROCESSO PRINCIPALE E QUELLO IN ABBREVIATO

Nel processo risultano imputate Eni e Shell, in base alla legge 231 sulla responsabilità delle società, e altre 13 persone, fra le quali l’AD Claudio Descalzi (nella sua veste, all’epoca dei fatti, di direttore generale della divisione Exploration e Production), l’ex AD Paolo Scaroni e l’ex presidente della Shell Foundation ed ex direttore esecutivo per esplorazione e produzione di Shell, Malcolm Brinded.

Il capo di imputazione principale è corruzione internazionale. L’accusa, sostenuta dai pm coordinati dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, ipotizza il pagamento di tangenti per 1,092 miliardi di dollari su 1,3 miliardi di dollari versati nel 2011 da Eni e Shell su un conto del governo nigeriano per l’acquisto della licenza per l’esplorazione del campo petrolifero Opl-245 in Nigeria. Il periodo dei fatti contestati va dall’autunno 2009 al 2 maggio 2014.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto le accuse, sottolineando che il prezzo dell’acquisto fu versato su un conto ufficiale del governo di Lagos, e che il successivo trasferimento di gran parte del denaro su altri conti, in particolare su quello della società Malabu (che la procura indica appartenere all’ex ministro del Petrolio Dan Etete, fra gli imputati), era al di fuori della sfera d’influenza delle società acquirenti. Eni al momento del rinvio a giudizio ha emesso una nota in cui il Cda ribadiva la massima fiducia nella correttezza della società e del suo AD e della loro “estraneità a condotte corruttive anche in base a verifiche svolte da consulenti indipendenti”. Shell parimenti, nella stessa occasione, ha espresso fiducia “che i giudici accerteranno l’insussistenza delle accuse”.

Sulla stessa vicenda nigeriana, in un procedimento separato col rito abbreviato (cioè direttamente in udienza preliminare, a porte chiuse, invece che in un dibattimento pubblico di rito ordinario), che dà diritto alla riduzione di un terzo della pena edittale massima, la procura ha chiesto la condanna a cinque anni di reclusione di Obi Emeka e Gianluca Di Nardo, ritenuti dall’accusa fra i mediatori della presunta corruzione.

La sentenza per questo procedimento, dopo la requisitoria dei pm e le arringhe dei difensori dei due imputati che hanno sempre respinto le accuse, è attesa per luglio.

(Emilio Parodi)

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