September 11, 2017 / 4:23 PM / 9 months ago

Algeria, ex AD Eni Scaroni al Tribunale: mai fatti contratti intermediazione

MILANO, 11 settembre (Reuters) - L’ex AD di Eni Paolo Scaroni, interrogato oggi al processo in corso al Tribunale di Milano in cui è fra gli imputati di corruzione internazionale su presunte tangenti per una serie di contratti in Algeria, ha dichiarato di non aver “mai fatto un contratto di intermediazione” nei suoi nove anni ai vertici della società energetica.

Secondo la procura di Milano, rappresentata dai pm Fabio De Pasquale e Isidoro Palma, Scaroni avrebbe invece mantenuto contatti diretti con il ministro algerino dell’Energia Chekib Khelil, l’intermediario Saipem in Algeria Farib Bedjaoui, ritenuto il bracco destro del ministro, e l’allora presidente di Saipem Pietro Tali “esercitando poteri di fatto su Saipem al fine di procurare alle società Eni e Saipem indebiti vantaggi”.

Scaroni in aula oggi ha negato questa ricostruzione, affermando che “Eni aveva la direzione e coordinamento sulle scelte strategiche e finanziarie di Saipem, ma non poteva influire sulle gare d’appalto. Dal punto di vista fattuale, siccome Saipem lavorava per tutti i clienti di Eni, se loro avessero saputo che Eni ingeriva nelle commesse avremmo fatto un danno commerciale enorme a Saipem. Trovatemi una mail in cui mi metto a parlare di commesse Saipem. E il tema delle intermedizioni faceva parte di quello delle commesse”.

Quanto all’intermediario Bedjaoui, Scaroni ha ribadito che gli venne presentato da Tali come “segretario generale del ministro”.

“L’ho visto tre volte in nove anni, non lo riconoscerei se oggi fosse in quest’aula. - ha aggiunto - Agli atti c’è una mail in cui Tali mi chiede due biglietti per la Scala da dare a Bedjaoui e alla moglie e tra parentesi scrive Algeria. Se avessi avuto con lui rapporti di conoscenza profonda o il rapporto di corruzione che la procura immagina non avrebbe avuto bisogno di mettere tra parentesi Algeria, per ricordarmi chi fosse”.

Al centro del processo in corso c’è la vicenda di sette contratti d’appalto in Algeria del valore complessivo di 8 miliardi di euro per i quali secondo l’accusa sarebbero state pagate tangenti per 198 milioni di euro fra il 2007 e il 2010.

Fra gli imputati, oltre a Scaroni, le società Eni e Saipem, Tali, l’ex-direttore operativo Pietro Varone, Bedjaoui e il suo uomo di fiducia Samyr Ouaraied e l’ex-dirigente Alessandro Bernini, accusati di concorso in corruzione internazionale e fraudolenta dichiarazione dei redditi.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto ogni addebito.

In una delle scorse udienze anche l’attuale AD di Eni Claudio Descalzi, sentito come testimone-indagato in procedimento connesso, aveva dichiarato che Scaroni “non avrebbe potuto esercitare poteri di fatto su Saipem neanche se avesse voluto”.

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