15 aprile 2016 / 13:27 / tra 2 anni

INSIGHT-Fondo Atlante faticherà a sostenere peso firmamento bancario

di Silvia Aloisi e Paola Arosio

MILANO, 15 aprile (Reuters) - E’ stato chiamato Atlante con una evidente analogia al gigante condannato a reggere il peso della volta celeste sulle sue spalle, ma alcuni degli investitori nel fondo dubitano già ora che potrà sostenere e rilanciare il sistema bancario italiano.

Il fondo da 5-6 miliardi, salutato da Roma come una risposta dell‘industria bancaria ai timori interni e delle capitali europee sullo stato di salute del sistema creditizio italiano, è stato accettato con riluttanza da alcuni degli investitori che si sono impegnati alla sottoscrizione di quote, secondo sette fonti che ne hanno parlato con Reuters, di cui quattro degli investitori che hanno accettato di aderire.

Alcuni banchieri hanno dato voce ai timori che il fondo li avrebbe esposti ai problemi di pochi, senza essere grande abbastanza per incidere realmente sulla massa delle sofferenze italiane se investirà i suoi mezzi per la ricapitalizzazione delle banche più deboli.

Intesa Sanpaolo e Banco Popolare si sono espresse in termini negativi durante gli incontri a porte chiuse - che hanno visto qualche momento di tensione - precedenti l‘annuncio lunedì 11 del varo di Atlante, secondo due fonti presenti alle riunioni.

Alcuni banchieri hanno lamentato di essere chiamati a contribuire a un fondo miliardario senza aver avuto modo di esaminare una documentazione, per le fonti.

Una persona che ha avuto un ruolo chiave nel varo del fondo ha spiegato che alcuni dettagli sono stati messi a punto solo a metà giornata e per questo non sono stati distribuiti documenti all‘incontro finale con i banchieri in serata. La prima bozza formale è stata diffusa il giorno dopo.

I poco entusiasti banchieri hanno accettato di sostenere il progetto solo dopo che funzionari del governo e di Banca d‘Italia hanno messo in guardia dal rischio di una crisi di fiducia nel settore se il fondo non avesse avuto l‘appoggio dei maggiori istituti. Secondo la persona che ha contribuito al lancio del fondo, è stato spiegato che se uno degli aumenti di capitale non avesse successo, i problemi sarebbero di tutti.

Intesa Sanpaolo e Banco Popolare non hanno commentato sugli incontri e se abbiano sollevato riserve sullo schema.

Una portavoce di Banca d‘Italia ha spiegato che l‘istituto vede con favore l‘impegno dei banchieri, che il governatore ha descritto come una rete di protezione privata volta a garantire che condizioni di mercato sfavorevoli non impediscano interventi di ricapitalizzazione necessari e ben definiti.

“Il backstop di Atlante avrà effetti positivi sul problema dei Npl, che è il problema principale delle aziende di credito italiane”, per la portavoce.

Il governo non ha risposto alle email con cui si chiedeva un commento.

La iniziale riluttanza dei grandi istituti a investire in Atlante getta incertezza sul futuro a lungo del fondo. Ma altri istituzionali hanno espresso supporto per il fondo, che conta circa 40 investitori, incluse assicurazioni, fondazioni bancarie e la Cdp, osservando che bisognava fare qualcosa.

“L‘operazione ci sembra corretta per il sistema”, ha detto il Ceo di Banca Popolare di Milano Giuseppe Castagna, aggiungendo di sperare che solo una piccola parte del fondo vada a sostenere gli aumenti. “Speriamo che la notizia stessa serva a dare conforto al mercato in modo da riservare una parte più ampia alla riduzione delle sofferenze”.

Fra i banchieri, Ennio Doris ha detto a Reuters che Mediolanum, contribuirà con 50 milioni ad Atlante, aggiungendo che lo schema punta rendere l‘industria bancaria più solida.

SISTEMA FRAGILE,

La fragilità del sistema bancario italiano è progressivamente emersa come un fattore della crisi del debito che ha coinvolto la zona euro dal 2009. Ogni ulteriore rischio alla sua stabilità potrebbe compromettere la ripresa sia in Italia che nell‘area.

Il settore soffre da tempo di bassa redditività, di una debole governance e di alti costi. La recessione ha portato nuovi problemi con l‘esplosione delle sofferenze che - se iscritte a libro a valore di mercato - creerebbero un buco nel capitale delle banche.

Se il fondo esaurisce le risorse, agli investitori potrebbero venire chieste altre iniezioni di cassa, mossa su cui non ci sono obblighi. Se i primi aderenti non volessero aumentare il loro impegno, si cercherebbero altri aderenti, secondo una delle fonti.

Fitch e Standard & Poor’s hanno espesso preoccupazione sull‘impatto del fondo sulle banche più forti. ”Crediamo che alle banche che investono nel veicolo potrebbe essere chiesto di aumentare la loro partecipazione in futuro“ con un conseguente aumento dell‘esposizione verso le istituzioni più deboli”, secondo S&P.

Atlante dovrebbe destinare la maggior parte dei fondi all‘acquisto di azioni e, per la parte destinata ai Npl, puntare sulle tranche junior su cui la domanda degli investitori è più debole.

Anche per aiutare il fondo, il governo si è impegnato ad accelerare il recupero dei crediti. Oggi occorrono fino a 8 anni, un tempo quattro volte più lungo la media europea che deprime i prezzi di vendita dei pacchetti di sofferenze.

AUMENTI DI CAPITALE IN ARRIVO

Non sono stati annunciati piani dettagliati. Atlante potrebbe dover investire fino a 2 miliardi di euro negli inoptati di Popolare Vicenza, prossima a una ricapitalizzazione fino a 1,76 miliardi garantita dalla sola Unicredit fino a 1,5, e di Veneto Banca, il cui aumento di capitale da 1 miliardo di euro è garantito da Intesa che ha però allargato il rischio a un consorzio di banche.

Carlo Messina, AD di Intesa, aveva decisamente respinto l‘idea in un primo incontro a marzo, accettando di versare fino a 1 miliardo di euro nel fondo solo dopo aver ricevuto rassicurazioni che Atlante non avrebbe speso tutti i soldi negli aumenti di capitale delle banche più deboli ma avrebbe anche comprato Npl.

Lo scoro mercoledì Messina ha detto che il fondo potrà aiutare le banche a cedere sofferenze a prezzi vicini ai valori di carico e non a prezzi eccessivamente scontati come quelli applicati dagli operatori di private equity comportandosi sul tema da “strozzini”.

Questo, insieme al piano del governo volto ad accelerare i tempi di recupero del credito, potrà cambiare il quadro generale della situazione, migliorando il contesto in cui operano le banche, ha aggiunto.

Anche Pier Francesco Saviotti, AD di Banco Popolare, ha inizialmente criticato il piano Atlante dicendo che avrebbe avvantaggiato Unicredit, pur apprezzando la parte relativa agli Npl. Il numero uno di Banco Popolare ha espresso riserve anche nel corso della riunione definitiva, dicendo di non riuscire a capire perchè l‘intera industria finanziaria dovesse comprare azioni di banche fragili nel momento in cui Banco Popolare, senza aiuti, sta per lanciare un aumento da 1 miliardo di euro.

Anche altri investitori hanno condiviso lo scetticismo di Saviotti.

“Una delle domande più frequenti era: siamo qui per gettare un salvagente a Unicredit?”, secondo una fonte che è stata messa al corrente delle discussioni.

Unicredit non ha commentato. L‘Ad Federico Ghizzoni ieri ha detto che il fondo non è stato creato per salvare Popolare di Vicenza. “Non abbiamo cercato l‘aiuto di Atlante, è stato il contrario”, ha detto.

Mediobanca si è invece chiamata fuori dal progetto e non ha partecipato all‘incontro di lunedi, secondo due fonti. La banca non ha commentato.

“Forse non è perfetto, ma almeno è qualcosa”, secondo l‘Ad di una banca italiana, parte degli investitori del fondo, “Sarebbe stato meglio non fare nulla?”. “Sarebbe stato come stare seduti su un aereo su una comoda poltrona con la cintura allacciata mentre il motore brucia”.

-- hanno collaborato Andrea Mandalà, Maria Pia Quaglia e Gianluca Semeraro da Milano, Stefano Berrnabei da Rona

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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