23 marzo 2016 / 16:28 / tra 2 anni

Elicotteri India, ex consulente AW chiede revoca arresto ed evoca "patto marò" Modi-Renzi

di Emilio Parodi

MILANO, 22 marzo (Reuters) - L‘ex consulente AgustaWestland, il britannico Christian Michel, coinvolto nella vicenda dell‘appalto da 560 milioni per 12 elicotteri all‘India, mette nero su bianco la sua ipotesi di essere al centro di una “vendetta politica” e cita un incontro fra il premier indiano e quello italiano che farebbe intrecciare il caso elicotteri con quello dei marò.

Lo si legge nell‘istanza in cui chiede all‘Interpol di revocare l‘ordine d‘arresto internazionale spiccato da New Delhi nei suoi confronti.

Nel documento di 63 pagine, che Reuters ha potuto leggere, il legale di Michel, l‘avvocato Rosemary Patrizi Dos Anjos, chiede alla Commissione (Ccf) dell‘Interpol la revoca della “red notice” diramata su richiesta dell‘India, eccependo sostanzialmente che c‘è già stato un giudicato cautelare, e cioè la revoca dell‘ordine d‘arresto che era stato disposto tre anni fa su questa stessa vicenda dall‘Italia, dopo che nell‘ottobre 2014 il Tribunale di Busto Arsizio aveva assolto dall‘accusa di corruzione internazionale gli ex AD di Finmeccanica e AgustaWestland Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini.

“POLITICAL VENDETTA”, INDIA E ITALIA SMENTISCONO

Nelle ultime pagine dell‘atto il legale scrive che Michel ritiene di esere al centro di quella che definisce, in Inglese, “political vendetta”. In sostanza il consulente britannico, citando fonti del suo team legale in Europa e altre due sue fonti, sostiene che a margine del vertice Onu di New York dal 24 al 30 settembre 2014, il primo ministro indiano Shri Narendra Modi avrebbe proposto al presidente del Consiglio Matteo Renzi una rapida soluzione positiva della vicenda dei due marò italiani in cambio di prove che collegassero Michel stesso alla famiglia Gandhi, ai vertici del partito avversario e al governo durante la vicenda dell‘affaire elicotteri.

Il governo indiano, attraverso un funzionario del Ministero degli Esteri ha detto che questa ricostruzione “è troppo ridicola per essere commentata”, mentre il portavoce del partito d‘opposizione presieduto da Sonia Gandhi, Randeep Surjewala, ha dichiarato che “l‘ufficio del primo ministro deve fornire una risposta su questa vicenda”.

Per quel che riguarda il governo italiano invece, fonti di Palazzo Chigi smentiscono la ricostruzione dell‘ex consulente AW.

“NE BIS IN IDEM” DOPO ASSOLUZIONE TRIBUNALE

Per la maggior parte dell‘istanza, in ogni caso, l‘avvocato Patrizi si sofferma su quella che ritiene una causa di revoca per “ne bis in idem” citando la sentenza di primo grado italiana in cui si esclude la corruzione e ricordando che l‘India si era costituita parte civile nel processo e non aveva fatto appello contro la sentenza.

L‘avvocato precisa inoltre che Michel è disposto a farsi interrogare dalle autorità indiane per rogatoria e anche ad andare in India, con la garanzia però di non essere arrestato.

DOMANI RIPRENDE APPELLO

A questo punto occorre precisare alcuni fatti. La sentenza di assoluzione dal reato di corruzione internazionale riguarda gli ex AD di Finmeccanica e AW. Michel non è mai stato processato perché dall‘esplodere della vicenda con gli ordini d‘arresto “italiani” del 2013 è rimasto a Dubai, e poi gli è stato revocato il mandato d‘arresto. Nel procedimento italiano Finmeccanica è stata archiviata, AgustaWestland ha patteggiato con confisca di 7,5 milioni di euro, l‘altro consulente, Guido Ralph Haschke, ha patteggiato una pena di un anno e 10 mesi.

La procura di Busto Arsizio ha impugnato l‘assoluzione, ed è ora in corso in Corte d‘Appello a Milano il processo di secondo grado (udienze domani, 24 marzo, e il 30 marzo), la cui sentenza è prevista per il 7 aprile.

Detto questo, l‘accusa in Italia ha già prodotto in aula al processo tutto il materiale probatorio in suo possesso su possibili referenti politici indiani dell‘ipotizzata corruzione, tenendo presente che, per il reato di corruzione internazionale, l‘Italia può indagare solo i presunti corruttori e non i presunti corrotti, che vanno eventualmente perseguiti nel paese d‘origine.

LE CARTE DEL PM SU POLITICI INDIANI

Difficile dire quindi, anche in via del tutto ipotetica, quali prove potrebbe offrire in più la Presidenza del Consiglio di quelle raccolte e offerte da una Procura della Repubblica.

In particolare, il pm Eugenio Fusco, nell‘aula del Tribunale di Busto Arsizio, aveva prodotto una lettera di Michel a Pete Hewlett, capo delle negoziazioni in India della sua società, in cui suggeriva che Sonia Gandhi fosse interessata ai nuovi elicotteri e quindi affermava fosse necessario che l‘ambasciatore britannico (hig commissioner nel testo) si rivolgesse (target nel testo) ai ”key advisors“ della signora, citando fra gli altri Ahmed Patel”, segretario politico di Gandhi.

Il nome di Patel venne inoltre citato in un‘altra occasione in aula a proposito di un foglietto sequestrato ad Haschke e attribuito a Michel (foglietto che Michel sostiene essere falso) in cui venivano indicate cifre (6 milioni, 8,4 milioni) vicino a sigle (bureaucracy, politics, air force) e anche la sigla AP, con la quale secondo la procura, in India si intende pacificamente Ahmed Patel (circostanza negata dalla difesa, e in ultima istanza dai giudici di primo grado).

Nella documentazione prodotta al dibattimento dalla procura c‘erano anche atti prodotti dall‘audit interno di AW sui contratti a Michel in cui figuaravano documenti con cifre (841.000 euro) a una società off-shore, Silver Levene, riferibile fra gli altri, a un cittadino indiano identificato come Patel Rajnikant Purshottam.

I giudici di primo grado in ogni caso scrissero nella sentenza di assoluzione di Orsi e Spagnolini che non vi era alcun riscontro alla corruzione e che “l‘istruttoria non ha consegnato alcun ruolo ascrivibile a Michel... ” definendo la sua consulenza per AW “perfettamente provata e congrua”.

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