3 agosto 2015 / 15:28 / tra 2 anni

Iran, missione governo con Eni dopo accordo su nucleare

* Sace: In Iran 3 mld nuovo export potenziale nel 2015-2018

* Missione guidata da ministri Guidi e Gentiloni

* Settore petrolifero tra i più avvantaggiati da fine sanzioni

* Eni pronta a investimenti con contratti meno penalizzanti

ROMA, 3 agosto (Reuters) - Il governo italiano torna in Iran a caccia di nuovi business, dopo l‘accordo sul nucleare di qualche settimana fa a Vienna, puntando su un incremento dell‘export che, con la fine delle sanzioni, potrebbe essere di circa 3 miliardi entro il 2018, secondo la Sace.

La missione sarà guidata dai ministri dello Sviluppo, Federica Guidi, e degli Esteri, Paolo Gentiloni, che, secondo fonti italiane, incontreranno il presidente Hassan Rohani, il ministro dell‘Industria, Mohammad Reza Nematzadeh e quello del Petrolio, Bijan Zanganeh, accompagnati da una delegazione di CEO e COO delle principali società italiane, come Eni, Finmeccanica, Unicredit e Ansaldo Energia.

Presenti anche Ice, Cdp e Abi.

Secondo le stime di Sace, le migliori opportunità sarebbero “nei comparti della meccanica strumentale, dell‘oil&gas e dei trasporti” ma anche nell‘automotive, difesa, trasporti, real estate e settori legati alle costruzioni.

Il 14 luglio L‘Iran e il gruppo dei ‘5+1’(Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia + Germania) hanno raggiunto uno storico accordo che prevede la fine graduale delle sanzioni imposte a Teheran in cambio di un freno ai programmi nucleari.

Le sanzioni, introdotte nel 2006 e inaspritesi a fine 2011, hanno ristretto gli scambi con i vari Paesi ma l‘Italia è rimasto tra i principali partner commerciali del Paese pur avendo registrato un crollo degli scambi da 7,2 a 1,6 miliardi nel 2014.

Il settore petrolifero è stato particolarmente colpito: “Dal 2011 a oggi il petrolio esportato dall‘Iran si è dimezzato (da 2,6 a 1,4 mln b/g). Dalla sola Ue si è avuta una minore domanda per quasi 600.000 b/g”, spiega Sace.

In un‘intervista precedente all‘intesa di metà luglio, l‘AD Eni Claudio Descalzi ha aperto a nuovi investimenti in Iran a patto che il Paese proponga “una nuova forma di contratti, più simile agli standard internazionali e meno penalizzanti per gli operatori e le major petrolifere”.

La major italiana è presente in Iran dal 1955. Le attività di esplorazione e produzione di Eni nel Paese erano regolate da contratti di buy-back. E sono proprio questi tipi di contratti che non vanno a genio alle compagnie petrolifere mondiali perché considerati poco profittevoli.

Oggi l‘attività di Eni in Iran è limitata al recupero di investimenti precedenti.

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