20 maggio 2015 / 08:34 / tra 3 anni

Italia, imprese puntano poco su ricerca, troppo piccole-Rapporto Istat

ROMA, 20 maggio (Reuters) - Il sistema produttivo italiano mostra segnali di ripresa, ma continua ad investire troppo poco in ricerca e sviluppo e la dimensione media delle aziende nostrane resta la più bassa d‘Europa.

Il Rapporto annuale 2015 dell‘Istat, presentato oggi alla Camera, sottolinea come nel 2014 ci siano stati segnali di ripresa, con la metà circa delle imprese con minimo 20 addetti del settore manifatturiero che ha aumentato il fatturato totale di almeno lo 0,8%, e con il fatturato interno salito per la prima volta da oltre tre anni.

Ma il sistema italiano continua ad essere caratterizzato da un‘ampia presenza di microimprese con meno di 10 addetti (4,2 milioni), in cui lavora il 47,5% degli occupati (era il 47,4% nel 2007), e la dimensione media è di 3,9 addetti per impresa, fra le più basse d‘Europa.

Il rapporto mette in luce come la crescita di dimensioni si accompagni invece a una maggiore produttività: nelle imprese manifatturiere con almeno 20 addetti, nel 2012-2014, un incremento di valore aggiunto per addetto dell‘1% si è infatti associato a una crescita di export dell‘8%.

Cresce comunque il numero di gruppi di impresa, passato fra il 2008 e il 2012 da 76.000 a oltre 90.000. Una buona notizia, visto che le imprese appartenenti a gruppi risultano più produttive rispetto a quelle “isolate”, a prescindere dalle dimensioni.

PIU’ BREVETTI DELL‘UE IN RAPPORTO A RISORSE R&S

Nel 2012 l‘Italia ha investito in ricerca e sviluppo (R&S) solo lo 0,7% del Pil contro l‘1,3% della media Ue a 28, eppure è sopra la media europea per numero di imprese innovatrici, con il 41,5% contro il 36% dell‘Ue, il che si traduce “in un numero di registrazioni di marchi e di prodotti di design industriale tra i più elevati al mondo”, spiega il rapporto.

Se da una parte produciamo meno brevetti per milione di abitanti rispetto alla media Ue (75 contro 111), dall‘altra il nostro rapporto tra numero di brevetti e spesa per R&S è tra i più alti all‘interno dell‘Unione.

L‘e-commerce resta una nota dolente: nel 2013 solo l‘8% delle imprese italiane ha fatto ricorso alle vendite online, contro una media Ue del 18%.

EXPORT TRAINA CRESCITA ECONOMIA MENO CHE IN GERMANIA

Fra il 2010 e il 2014 l‘Italia ha mantenuto stabile all‘11,1% la sua quota di export sulle vendite totali dell‘Uem nel mondo: una performance migliore della Francia (passata dal 13% al 12,2%) ma peggiore di Germania (da 31,1% a 31,6%) e Spagna (da 6,3% a 6,8%).

Istat sottolinea poi come la capacità dell‘economia italiana di attivare risorse a fronte di un aumento della domanda estera sia risultata inferiore a quella tedesca nel periodo 2011-2014, sostanzialmente per via del comparto manifatturiero, “che in Germania risulta più aperto all‘export”.

In dieci anni, emerge dal rapporto, il numero dei distretti industriali si è ridotto da 181 a 141; l‘occupazione complessiva è cresciuta del 6,6%, ma le performance nell‘insieme risultano positive in poco meno della metà dei casi

(Antonella Cinelli)

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