27 aprile 2015 / 09:34 / 3 anni fa

Popolare Milano, la più ambita si prepara al valzer delle popolari

di Andrea Mandalà Valentina Za

MILANO, 27 aprile (Reuters) - Almeno cinque banche d‘affari sono in lizza per seguire Popolare di Milano sulle opzioni di fusione nell‘ambito dell‘imminente ondata di consolidamento tra popolari innescata dalla storica riforma del settore.

Dopo i colloqui preliminari, nei prossimi giorni partirà formalmente la gara per selezionare gli adviser, il cosiddetto ‘beauty contest’, con gli inviti a formulare le proposte per procedere poi all‘assegnazione del mandato, dice una fonte finanziaria.

Secondo altre fonti finanziarie, tra le banche in corsa per un mandato ci sarebbero Jp Morgan, Mediobanca e Barclays.

La scelta dell‘adviser è il primo passo del risiko bancario che cambierà il volto di tutto il settore in Italia. Da come saranno distribuiti i mandati, visti i possibili risvolti in termini di conflitto di interessi, si potrebbero già intuire i contorni dei possibili piani di M&A.

Le prime che si sono mosse in questa direzione sono le due non quotate Pop Vicenza, che ha incaricato Mediobanca, e Veneto Banca, che ha affidato il mandato a Rothschild.

In un settore in pieno fermento e dalle molteplici variabili in gioco, Popolare Milano è uno dei perni del consolidamento in quanto considerata la più attraente tra le popolari coinvolte nel processo di trasformazione in Spa.

“Ha buoni coefficienti di capitale ed è posizionata nel territorio più ricco del paese. Se potessi la prenderei”, dice un banchiere che vuole restare anonimo.

Secondo Société Générale, Bpm primeggia per qualità degli attivi in Italia: a fine 2014 i crediti deteriorati netti ammontavano a 3,6 miliardi, l‘81% del patrimonio tangibile, contro una media di sistema di 122%.

“È un partner ideale per l‘M&A” scrive la banca d‘affari.

Dopo l‘aumento di capitale da 500 milioni e la rimozione, lo scorso giugno, degli add-on patrimoniali imposti dalla Banca d‘Italia, la banca ha raggiunto a fine 2014 un CET1 dell‘11,6%, superiore al requisito minimo del 9% richiesto dalla Bce e in salita al 12,4% su base ‘fully loaded’.

E che Piazza Meda venga vista come ‘la bella del ballo’ lo ha confermato anche Giovanni De Censi, il presidente di Creval , altra popolare destinata a trasformarsi in Spa.

“Questa è una delle affermazioni che si sentono dire molto dagli advisor”, ha commentato ai giornalisti qualche giorno fa.

Il tamtam delle investment bank vede in Banco Popolare e Popolare Emilia i due più probabili partner per la Milano. Le capitalizzazioni di Borsa attribuiscono a Bper e Milano un valore simile, rispettivamente 3,5 e quasi 4 miliardi di euro, mentre Banco Popolare vale quasi 5 miliardi. Bpm, sulla scia delle attese di consolidamento, è salita del 70% circa da inizio anno, facendo meglio degli altri titoli bancari italiani, saliti del 27%. Con l‘attuale valore del titolo, Bpm tratta a circa 0,9 volte il trangible book, sotto la media europea di 1,2.

Un matrimonio tra Bpm e Banco Popolare creerebbe un gruppo molto forte in Lombardia, in tutto il Nord Ovest e in un pezzo del Nord Est, ovvero in regioni strategiche dal punto di vista economico ed industriale con un totale attivi, calcolato come somma algebrica, di oltre 170 miliardi di euro.

Se industrialmente la fusione avrebbe solide basi (lo stesso Pier Francesco Saviotti, AD di Banco Popolare, ha parlato di sinergie “eccezionali”) non mancano questioni legate alla governance e in particolare modo alla struttura organizzativa territoriale, non ultimo il problema della sede.

Sarebbe facile da sciogliere, invece, il nodo dell‘AD, visto che Saviotti è vicino alla pensione.

Secondo alcuni analisti l‘opzione migliore sarebbe invece quella di una fusione con Bper, riedizione dell‘operazione fallita nel 2007. Il numero uno della popolare emiliana, Alessandro Vandelli, si è detto aperto a valutare ipotesi di aggregazioni con popolari della Lombardia e del Veneto di dimensioni simili o più contenute dove ci potrebbero essere incastri, dal punto di vista della complementarietà delle reti, “quasi perfetti”.

Anche con gli emiliani però potrebbero profilarsi problemi di governance, in particolare sulla poltrona dell‘AD.

(hanno collaborato Paola Arosio e Pamela Barbaglia)

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