3 marzo 2015 / 12:47 / tra 3 anni

INSIGHT-I tagli lineari minacciano le eccellenze mediche italiane

di Gavin Jones

CROTONE, 2 marzo (Reuters) - Quando un autobus ha investito la sua auto cinque anni fa, Giovannina Caprara ha avuto la fortuna di essere ammessa all‘Istituto di riabilitazione Sant‘Anna di Crotone, un raro esempio di successo in campo medico in Calabria, una delle Regioni più povere d‘Europa.

In futuro altri potrebbero non essere così fortunati.

Nonostante sia un centro d‘eccellenza, il Sant‘Anna fatica a mantenere i suoi servizi per la decisione del governo di affrontare i problemi di finanza pubblica con tagli “lineari” alla spesa, che vengono imposti a tutte le amministrazioni senza attenzione alla qualità.

Giovannina, 49 anni, è curata in casa dalla figlia Maria Teresa, mentre i medici la guidano dal Sant‘Anna di Crotone, a 60 chilometri di distanza. Il sistema di monitoraggio dei pazienti a domicilio non è stato toccato finora dai tagli. Ma l‘amministrazione dell‘ospedale dice che ci sono meno fondi per la ricerca di cui si alimenta la tecnologia.

“Siamo stati fortunati, la clinica è meravigliosa”, ha detto Maria Teresa, di 30 anni, a Reuters.

Sotto pressione per abbattere il secondo debito pubblico dell‘eurozona, i vari governi che si sono succeduti a Roma hanno tagliato i fondi alle Regioni per 10 miliardi di euro negli ultimi cinque anni. E le amministrazioni regionali hanno a loro volta preso di mira la sanità, che è la voce più importante del loro bilancio.

In Calabria, dove si trova il Sant‘Anna, il deficit del servizio sanitario è sceso da 250 a 40 milioni.

Ma poiché i tagli sono politicamente problematici, la scure è scesa allo stesso modo su tutti gli ospedali della Regione, senza riguardo per le singole performance mediche o contabili.

Il Sant‘Anna ha ridotto del 20% il personale, diminuendo soprattutto il numero degli infermieri, dice il suo fondatore, Giovanni Pugliese: “Il governo dice che siamo un esempio per il Paese, ma siamo stati colpiti da tagli incredibili”, racconta Pugliese.

BARELLE IN CORSIA

L‘approccio dell‘Italia riflette le sfide politiche che Roma, come altre capitali europee, deve fronteggiare nel ridimensionare il welfare state.

Gli europei considerano il servizio sanitario universale finanziato dallo Stato uno dei loro diritti più cari. Ma gli Stati hanno speso troppo e molti di loro stanno ora tirando la cintola con ricadute dolorose.

Il governo Letta ha reclutato nel 2013 Carlo Cottarelli, funzionario del Fondo monetario internazionale, per identificare tagli mirati in modo da premiare l‘efficienza. Questo sforzo è inciampato in mille difficoltà e Cottarelli è tornato al Fmi.

“Se tutti si ritrovano con un taglio del 10%, tutti brontolano, ma si incontrano meno resistenze che se dici che quel preciso dipartimento è mal gestito o è superfluo e deve chiudere”, dice Francesco Giavazzi, l‘economista che è stato anche consigliere di Palazzo Chigi per la spending review.

L‘impulso a tagliare i costi della sanità, dove l‘Italia spende la quota maggiore del suo bilancio, con l‘esclusione della previdenza, è partito oltre un decennio fa.

Tra il 2000 e il 2010 è stato ridotto il numero di letti in ospedale per abitante più che in ogni altro Paese dell‘eurozona, tranne l‘Irlanda, secondo i dati ufficiali dell‘Unione europea.

Dal 2010 il governo ha chiesto anche ai residenti di pagare direttamente una quota sempre maggiore di servizi medici e farmaci.

Minori gli investimenti pubblici, più lunghe sono le liste per gli interventi chirurgici e altri servizi, a meno di non sborsare di tasca propria. All‘ospedale San Camillo di Roma, uno dei più grandi della capitale, si sono registrati casi di pazienti costretti a rimanere su letti in corridoio.

L‘ESODO DEI PAZIENTI

Quando fondò il Sant‘Anna nel 1996, Pugliese sottrasse alla pensione Giuliano Dolce, un neurologo di fama internazionale, luminare nella cura degli stati vegetativi.

Era una impresa audace. La sanità calabrese è tra le peggiori d‘Italia. La mortalità infantile è la più alta tra le 20 Regioni del Paese. La Calabria ha il record di pazienti che la lasciano per cercare in altre Regioni le cure, secondo il ministero della Salute.

Ma il Sant‘Anna si è affermato come un polo di eccellenza, anche a livello internazionale: negli ultimi 18 anni ha aiutato 1.200 persone ad uscire dal coma.

“La gente era solita pensare che un paziente in coma è tagliato fuori dal mondo, ma abbiamo capito che non è così”, dice Dolce, con i suoi 86 anni ben portati.

Il sistema di assistenza integrata a domicilio ricorre alla tecnologia e al training dei familiari per dare ai pazienti la stessa qualità di cure dell‘ospedale. Costa al sistema di assistenza meno della degenza in clinica perché non si devono pagare il letto e il mantenimento.

Giovannina Caprara sta su una sedia a rotelle nella sua casa adornata con foto di santi, e a volte sembra che sorrida.

Maria Teresa dice che la mamma fa piccoli progressi. L‘ha portata a messa, in campagna e ad un matrimonio: “I medici non ci danno false speranze. Ma sono sempre stata felice di quello che la mamma mi poteva dare”.

Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below