10 giugno 2014 / 17:59 / 4 anni fa

PUNTO 1-Poste, privatizzazione in 2014: "Non intendiamo sottrarci sfida"-Ad

* “Quotazione non oltre novembre” - fonte governativa

* Nelle prossime settimane nuovo piano industriale

* Già definiti advisor collocamento (Aggiunge dettagli, dichiarazioni, contesto)

di Valentina Consiglio

ROMA, 10 giugno (Reuters) - Il collocamento sul mercato del 40% di Poste italiane, interamente controllata dal Tesoro, avverrà entro l‘anno, nel rispetto della tempistica indicata dal governo.

Lo ha confermato oggi il neo amministratore delegato di Poste Francesco Caio, in una nota emessa dopo il cda di questa mattina, aggiungendo che il piano industriale sarà presentato nelle prossime settimane.

“Vista la dimensione e complessità del gruppo e i tempi che sono stati necessari per altre privatizzazioni, le scadenze rappresentano una grande sfida, a cui non intendiamo sottrarci”, ha affermato Caio.

Il governo di Matteo Renzi, impegnato ad abbattere un debito pubblico di oltre 2.000 miliardi, ha indicato la fine del 2014 come termine per la parziale privatizzazione di Poste, che dovrebbe portare nelle casse dello Stato tra i 4 e i 5 miliardi di euro.

Nelle ultime settimane, dopo l‘avvicendamento al vertice della società deciso dall‘esecutivo che ha visto uscire l‘ad Massimo Sarmi - per 12 anni al timone dell‘azienda, artefice di una diversificazione che ne ha fatto il colosso che è oggi - per far posto a Caio, erano circolate speculazioni secondo cui il collocamento sarebbe potuto slittare al 2015.

La scorsa settimana, Andrea Mayr, responsabile dell‘investment banking di Banca Imi, uno dei bookrunner del collocamento, aveva indicato un orizzonte temporale di 12 mesi, citando proprio il cambio al vertice avvenuto il 7 maggio, con Caio alle prese con una tornata di nomine in una decina di controllate, la presentazione del nuovo piano industriale e la quotazione.

Ma una fonte governativa che si sta occupando del dossier, ha assicurato oggi a Reuters che è intenzione dell‘esecutivo finalizzare il collocamento probabilmente già a novembre.

“Se ci sarà uno slittamento sarà di qualche mese, non oltre novembre, intendiamo chudere entro il 2014”, ha detto la fonte.

Non esiste ancora una valutazione aggiornata di Poste, ma il precedente esecutivo l‘ha collocata tra i 10 e i 12 miliardi nel suo complesso (il 40% dovrebbe dunque fruttare tra i 4 e i 5 mld). Dal canto suo, Poste, secondo quanto riferito dall‘ex Ad Sarmi in febbraio, vanta crediti nei confronti delle amministrazioni pubbliche per poco meno di 2 miliardi, di cui quasi mezzo miliardi direttamente con il Tesoro.

Il governo ha annunciato un piano di dismissioni di proprie partecipazioni fino a 12 miliardi nel 2014 con l‘obiettivo di fare scendere il debito e riconquistare spazi di manovra per la crescita. Il programma coinvolgerà oltre a Poste, Eni - di cui si collocherà il 3% - Cdp Reti, Fincantieri, Stm Holding oltre a Sace, Grandi Stazioni e Enav.

Senza le dismissioni programmate, nel 2014 e nel 2015 la dinamica del rapporto debito pubblico/Pil non rispetta il Fiscal compact, il Trattato europeo che obbliga l‘Italia a ridurre di un ventesimo l‘anno la distanza dalla soglia di riferimento del 60%.

LE VARIABILI DELLA TEMPISTICA

A definire l‘esatta tempistica della privatizzazione di Poste contribuiranno anche una serie di questioni aperte tra l‘azienda pubblica e alcune controparti statal, “tra cui Cassa depositi e prestiti (Cdp), la Ragioneria generale dello Stato, l‘Agcom”, ha spiegato oggi Caio.

Con l‘ottica di dare più valore alla società in vista del collocamento sul mercato e per dare certezza ai potenziali investitori, il governo sta studiando l‘allungamento da 3 a 5 anni del contratto con cui remunera Poste per il servizio di smistamento della corrispondenza e sta inoltre valutando la possibilità di protrarre la convenzione tra l‘azienda e Cassa depositi per la raccolta e la gestione del risparmio postale effettuata a favore di Cdp.

All‘appuntamento della quotazione, che potrebbe avvenire anche in più tranche per massimizzare l‘introito per lo Stato, Poste arriva con un bilancio positivo, un patrimonio netto di oltre 5 miliardi di euro e quasi 150.000 dipendenti.

L‘utile netto nel 2013 è stato di 1.005 milioni, in leggero calo per motivi fiscali dai 1.032 milioni del 2012, con ricavi per 26 miliardi da 24 nel 2012.

Con la strategia di diversificazione inaugurata da Corrado Passera alla fine degli anni Novanta, da puro e semplice servizio postale Poste è entrata nel mondo delle banche con Banco Posta, in quello della telefonia con Poste Mobile, in quello delle assicurazioni con Poste Vita fino a divenire il deus ex machina che il governo ha tirato in ballo - con un impegno da 75 milioni di euro, per ora - quando per Alitalia sembrava davvero giunta la fine.

Gli investitori sperano che anche in Italia si possa verificare il successo del collocamento di Royal Mail in Gran Bretagna e il rapido apprezzamento delle azioni.

Ma Caio avverte che Poste, nel mondo digitalizzato, deve focalizzarsi in una forte operazione di rilancio.

“Nonostante il mondo della corrispondenza sia in flessione e il servizio universale fonte di perdite, negli ultimi tre anni il gruppo ha visto i ricavi postali decrescere al 12% annuo, un valore superiore alla media europea”, ha spiegato l‘ex ad di Omnitel.

“Il margine operativo in questo settore si è ridotto di circa 500 milioni di euro dal 2010 al 2013 ed è stato solo parzialmente compensato dalla crescita nel settore finanziario”.

A livello di consolidato di gruppo, l‘utile è rimasto costante in questi ultimi anni grazie a plusvalenze derivanti dal portafoglio di investimenti finanziari, un trend confernato anche dai dati del primo quadrimestre 2014.

In attesa del piano industriale “nelle prossime settimane”, è stata già definita la selezione degli advisor per il collocamento.

Il Tesoro nell‘operazione è assistito da Lazard e dallo studio legale Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners, mentre al fianco di Poste ci sono Rothschild e Clifford Chance. Global coordinator dell‘Ipo saranno Citi, Bofa, Merrill Lynch e Mediobanca.

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