13 febbraio 2014 / 18:48 / tra 4 anni

SINTESI-Eni, produzione piatta, salirà 3% al 2017, punta su esplorazione

* Da dismissioni attesi 9 mld euro nei prossimi quattro anni

* Dividendo 2014 in crescita a 1,12 euro, buyback procede senza fretta

* Su rinnovo cariche Scaroni si augura decisione tempestiva

di Giancarlo Navach

LONDRA, 13 febbraio (Reuters) - I successi nell‘esplorazione consentono a Eni di mitigare gli effetti negativi di alcune crisi geopolitiche che zavorrano la produzione petrolifera, come in Libia e Nigeria, e il calo dei consumi di gas in tutta Europa. A risentirne sono i conti della major petrolifera italiana, che chiude l‘anno con un utile netto adjusted in calo del 35% a 4,43 miliardi.

Oggi le prime linee dell‘Eni hanno presentato a Londra il piano industriale per i prossimi quattro anni. Un piano improntato alla prudenza, visto lo scenario negativo, che giunge nel giorno della crisi di governo a soli due mesi dal rinnovo dei vertice a proposito del quale il numero uno, Paolo Scaroni, ha auspicato una decisione tempestiva.

Nonostante queste prospettive, Eni conferma la sua politica di generosa remunerazione per gli azionisti, con la cedola a 1,10 euro per il 2013 e a 1,12 euro per l‘esercizio 2014 unito al piano di buyback a sostegno del titolo che procede senza fretta: “Non è possibile un piano di riacquisto del 10% in tre mesi”, ha puntualizzato l‘Ad.

Molto conservative e improntate alla prudenza le stime per i prossimi quattro anni che prevedono una crescita del 3% l‘anno della produzione al 2017 e solo dopo al 4%, partendo però da un livello più basso: il 2013 si è chiuso a quota 1,619 milioni di barili/giorni, in calo del 4,8%. Nel piano precedente l‘Eni puntava a una crescita di oltre il 4% l‘anno.

Il direttore generale della divisione Exploration and Production, Claudio Descalzi, ha aggiornato il bollettino della produzione nelle aree più “calde”: in Nigeria al momento la quota è intorno ai 120.000 barili da potenziali 180.000; in Libia a 220.000 da potenziali 280.000, sottolineando, tuttavia, che in questi due Paesi “quest‘anno non avremo alcun milglioramento”.

Quanto al Kashagan, il cui giacimento è partito lo scorso ottobre ed è stato fermato dopo poche settimane per vari problemi, l‘Eni si aspetta una produzione “di poche migliaia di barili quest‘anno”.

Nel Gas and Power lo stallo nei consumi in tutta Europa non consente di guardare al futuro con particolare ottimismo e il raggiungimento di un ebit positivo è atteso al 2015. Tuttavia, come ha sottolineato Marco Alverà, senior vicepresident midstream, la società punta a concludere le rinegoziazioni di tutti i contratti di approvvigionamento entro il 2016 “con un beneficio annuo di 2 milioni nei prossimi due anni”.

Sempre al palo le divisioni raffinazione e marketing e la chimica. Vista la crisi del settore, l‘Eni intende ridurre ulteriormente la raffinazione in Italia.

A dare sostegno ai conti, saranno le dismissioni attese per i prossimi anni per un valore intorno ai 9 miliardi: “2,2 miliardi sono il corrispettivo per la vendita della partecipazione nella jv Artic Russia, altri 3 miliardi verranno dalla vendita dal disinvestimento dell‘8% circa detenuto da Eni in Snam e Galp, azioni che detiamo al servizio del prestito obbligazionario convertibile. Infine, altri 3,6 miliardi dalla cessione di altri asset produttive ed esplorativi”, ha spiegato Scaroni.

Infine, una stoccata sulle nomine: “Suggerirei che non ci sia un happening a mezzanotte del giorno prima della scadenza”, ha detto il manager, riferendosi alla data del 13 aprile, ultimo giorno per presentare le liste in vista dell‘assemblea ai primi di maggio. A una riconferma Scaroni ci crede e si è anche detto disponibile a un quarto mandato che farebbe di lui il più longevo Ad nella storia dell‘Eni.

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