31 gennaio 2014 / 16:55 / tra 4 anni

Telecom Italia, nessuna urgenza di vendere Tim Brasil - Fossati a Cnbc

MILANO, 31 gennaio (Reuters) - Marco Fossati, azionista Telecom Italia con il 5% del capitale, manifesta un certo scetticismo per le dichiarazioni di Naguib Sawiris che è tornato sulla sua intenzione a investire nel gruppo telefonico e ribadisce che non bisogna vendere Tim Participacoes (Tim Brasil).

E’ quanto ha detto lo stesso Fossati in un‘intervista a Class Cnbc, aggiungendo che, sulla prevista modifica dello statuto per cambiare i meccanismi di voto del consiglio, intende collaborare con Telco, holding di riferimento del gruppo con il 22,4% del capitale, che è controllata da Telefonica, Generali, Intesa e Mediobanca.

“Non penso sia necessario vendere Tim, non c‘è urgenza di vendere, è una società che registra una crescita a doppia cifra. L‘urgenza ce l‘ha forse Telefonica”, ha detto Fossati.

In seguito a un provvedimento dell‘antitrust brasiliano, Telefonica ha 18 mesi di tempo per decidere se vendere una quota dalla controllata Telefonica de Brasil o uscire dal capitale di Telecom Italia, secondo alcune fonti.

Su Sawiris, che in alcune interviste rilasciate nel fine settimana ha ribadito il suo interesse a entrare nel capitale di Telecom Italia, Fossati ha detto: “Perché non acquista azioni sul mercato?”

Sawiris, attraverso Orascom TmT Investments, a fine dello scorso anno aveva aperto posizioni corte sul titolo Telecom Italia, che però da allora è salito in modo significativo.

Sawiris ha detto di essere pronto ad acquistare Tim Brasil se fosse messa in vendita e a investire nella controllante Telecom Italia se non sarà venduto il Brasile.

COLLABORAZIONE SU MODIFICA STATUTO

Fossati nella sua proposta di revoca dell‘attuale consiglio, bocciata dall‘assemblea del 20 dicembre 2013, ha raccolto adesioni pari al 23% del capitale Telecom Italia.

Ha chiesto poi una modifica dello statuto per arrivare meccanismi di nomina che portino a una rappresentanza proporzionale nel consiglio di amministrazione. Attualmente i quattro quinti sono nominati dalla lista di maggioranza, che è stata finora la lista Telco.

“Abbiamo messo a disposizione i nostri avvocati per trovare un consenso (sullo statuto), vogliamo avere una funzione di collaborazione, la critica da sola non serve a nulla”, ha detto. Telco “ha i mezzi per sanare i conflitti di interesse all‘interno dell‘azionariato”.

Il consiglio del 6 febbraio si riunirà per discutere di governance, ma non è attesa una modifica.

Il consigliere Tarak Ben Ammar ha detto, a margine del cda del 16 gennaio, che la nomina del prossimo consiglio, ad aprile quando scade quello attualmente in carica, verrà votato con le regole in vigore, che premiano la maggioranza.

Fossati ha detto nell‘intervista che, dal cda del 6 febbraio, si aspetta una proposta di modifica dello statuto.

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