September 16, 2019 / 9:15 AM / a month ago

BORSE EUROPA -Pesano attacchi in Arabia Saudita ma compagnie petrolifere in forte rialzo

16 settembre (Reuters) - Le borse europee sono in ribasso, dopo quattro sessioni consecutive di guadagni, sulla scia degli attacchi agli impianti petroliferi in Arabia Saudita e dei deboli dati dalla Cina, che hanno alimentato le preoccupazioni per la crescita globale sostenendo nel contempo i titoli dei produttori di petrolio non coinvolti.

** Gli attacchi dei droni nel fine settimana, che hanno portato a un taglio di oltre il 5% della fornitura petrolifera mondiale, hanno fatto impennare i prezzi del greggio del 19% spingendo l’indice oil&gas in rialzo del 2,72%, con guadagni tra il 3% e 4% per i colossi BP e Shell .

** Tullow Oil, con sede nel Regno Unito e in Irlanda, balza del 9,7%, il migliore sullo STOXX 600, dopo che l’azienda ha dichiarato di voler perforare tre o più pozzi esplorativi in ​​Guyana il prossimo anno dopo la seconda scoperta di petrolio nel paese.

** Tutti gli altri principali settori europei sono in ribasso, con viaggi e tempo libero tra i peggiori, cedendo lo 0,65%, zavorrati dalle compagnie aeree RYANAIR , AIR FRANCE KLM SA e EASYJET.

** “Di solito, prezzi del petrolio più alti sono dovuti a una domanda più elevata, ma in uno scenario come questo in cui l’offerta è compressa a causa di un attacco, questa è la cosa peggiore per entrambi i fronti”, dice David Madden, analista di mercato di CMC Markets.

** In aggiunta ad alcuni indicatori deboli dalla Cina della scorsa settimana, oggi i dati hanno evidenziato una produzione industriale della seconda economia al mondo cresciuta al ritmo più debole degli ultimi 17 anni e mezzo ad agosto a causa dell’aumento della pressione commerciale da parte degli Stati Uniti e del calo della domanda interna.

** Il paniere pan-europeo STOXX 600 e l’indice tedesco, sensibile ai dazi, sono entrambi in calo dello 0,6%.

** VOLKSWAGEN scambia in ribasso dello 0,63% dopo che la casa automobilistica ha accettato di pagare fino a 127 milioni di dollari australiani per risolvere le cause intentate per conto di migliaia di clienti australiani coinvolti nello scandalo globale sulle emissioni diesel.

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