14 maggio 2008 / 07:07 / tra 10 anni

Brunello "taroccato", Usa minacciano blocco import da giugno

FIRENZE (Reuters) - Le autorità statunitensi hanno annunciato l‘intenzione di bloccare le importazioni, a partire da giugno, di tutte le bottiglie di Brunello di Montalcino che non presentino una dichiarazione ufficiale del governo italiano “a dimostrazione che il prodotto sia fatto con il 100% di uva Sangiovese”.

<p>Un turista degusta un bicchiere di Brunello nella cittadina toscana di Montalcino in una foto d'archivio. REUTERS/Max Rossi/files (ITALY)</p>

Il provvedimento, annunciato in una lettera del Dipartimento del Tesoro Usa, è arrivato in seguito all‘apertura di un‘inchiesta della procura di Siena su alcune aziende vinicole sospettate di avere prodotto bottiglie “taroccate” del famoso marchio.

“Il Ttb (ufficio per il Commercio e la tassazione di alcol e tabacco) ha richiesto al Cbp (Ente dogane Usa), a partire dal 9 giungo 2008, di negare la distribuzione di tutti i carichi di Brunello di Montalcino in custodia presso di loro salvo ... presentazione da parte dell‘importatore di una dichiarazione completa e accurata del contenuto verificata da analisi di laboratorio, o una dichiarazione del governo italiano a dimostrazione che il prodotto sia fatto con il 100% di uva sangiovese”, si legge nella lettera indirizzata all‘ambasciata italiana a Washington.

La lettera è del 7 maggio, ma il Dipartimento del Tesoro Usa oggi ha detto a Reuters che da quella data la situazione è invariata.

Il caso, rivelato dal settimanale Espresso all‘inizio di aprile, coinvolge cinque aziende vinicole sospettate di aver utilizzato per produrre il famoso Brunello non solo il sangiovese - unica uva ammessa dal disciplinare, cioè l‘insieme di norme che regolamenta la produzione - ma anche, per il 10-20%, altri vitigni come merlot, cabernet sauvignon, petit verdot e syrah.

“FRODE PER CONSUMATORI AMERICANI”

La lettera fa presente che il caso rappresenta “una frode per il consumatore americano” e rinnova la richiesta, già più volte fatta senza risultato, di ottenere dall‘Italia una lista precisa delle aziende vinicole indagate.

“Dal momento che ci avrete fornito la lista dei produttori, marchi e vendemmie coinvolte, potremmo restringere le nostre richieste di non distribuzione al Cbp solo a quei marchi e vendemmie”, si legge nella missiva.

I rappresentanti dei produttori italiani riconoscono le disastrose conseguenze che il provvedimento statunitense rappresenta per il mercato del Brunello, ma sostengono che sia impossibile fornire una lista ufficiale degli indagati alle autorità americane.

“In termini economici, è un danno fra i 20 e i 30 milioni di euro. Ma il danno di immagine è incalcolabile. Il timore è che altri paesi possano seguire gli Stati Uniti”, ha detto a Reuters il direttore del consorzio del Brunello di Montalcino, Stefano Campatelli, spiegando che in Italia si producono 6,5 milioni di bottiglie l‘anno di Brunello, di cui il 25% viene esportato negli Stati Uniti.

“Il problema fondamentale è che il consorzio non è in grado di fornire l‘elenco delle aziende richiesto dalle autorità statunitensi perché è in mano alla procura di Siena che non ha fatto nessuna comunicazione ufficiale”, ha aggiunto.

Il mese scorso, però, il presidente dello stesso consorzio, Francesco Marone Cinzano, aveva confermato i nomi delle aziende al momento indagate, fra cui anche la sua, assieme a quelle di Frescobaldi, Villa Banfi, Argiano e Antinori.

Marone Cinzano è stato iscritto nel registro degli indagati con l‘accusa di frode in commercio in qualità di proprietario dell‘azienda Col d‘Orcia.

Il numero uno del Consorzio ha precisato che, seppur indagato, la sua produzione di vino non è mai stata posta sotto sequestro, come invece era stato detto in precedenza.

ANALISI DI LABORATORIO DIFFICLI MA POSSIBILI

Per quanto riguarda le analisi di laboratorio richieste dalle autorità statunitensi per permettere l‘ingresso del Brunello, Campatelli sostiene che siano praticamente impossibili da ottenere una volta che il vino è stato imbottigliato.

“Non ci sono mezzi analitici che possono stabilire con certezza che in quel vino, invece di esserci solo del sangiovese, c’è anche del merlot o del cabernet. Non esiste un‘analisi ufficiale”, aveva detto Campatelli in una passata intervista a Reuters.

Secondo il presidente del Consorzio Marone Cinzano, invece, per analizzare il vino sequestrato la procura di Siena ha deciso di utilizzare un metodo nuovo per l‘Italia, ma già noto all‘estero, che potrebbe servire anche per soddisfare le richieste delle autorità statunitensi.

“La procura ha deciso di utilizzare l‘analisi del profilo degli antociani, riconosciuta dall‘associazione internazionale del vino”, ha detto in serata a Reuters Marone Cinzano.

Il modo migliore per stabilire se il produttore si attiene al disciplinare in materia di uve resta comunque quello di andare a vedere sul terreno. Un compito che spetta proprio al Consorzio che, dal 2004, compie verifiche annuali sul 20% dei vitigni.

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