3 marzo 2008 / 11:18 / 10 anni fa

Tv arabe assicurano che codice condotta non le azzittirà

di Inal Ersan

<p>Tv arabe assicurano che codice condotta non le azzittir&agrave;. REUTERS/Hannibal Hanschke</p>

DUBAI (Reuters) - Le emittenti televisive arabe più combattive hanno promesso di non farsi intimidire dal codice di condotta elaborato per costringerle ad autocensurarsi su quello che trasmettono.

Il codice per i canali satellitari, approvato durante un incontro dei ministri dell‘Informazione degli Stati arabi tenuto lo scorso mese al Cairo, intende stabilire un controllo statale sui contenuti di tutto ciò che viene trasmesso, riducendo così la libertà di espressione in una regione in cui vivono circa 300 milioni di persone.

Gli esperti dicono che l‘obiettivo principale del codice, voluto soprattutto da due dei principali alleati mediorientali degli Stati Uniti - l‘Egitto e l‘Arabia Saudita -, sono il canale del Qatar Al Jazeera e quello libanese al-Manar TV, di proprietà del movimento sciita di Hezbollah.

“Sono i media che dovrebbero controllare i governi, non il contrario”, ha detto il direttore di Al Jazeera Ahmad Shaikh. “I politici vogliono controllare il modo in cui operiamo attraverso un lungo codice suscettibile di essere interpretato in mille modi diversi”, ha aggiunto Shaikh, la cui televisione, che è la più famosa emittente araba del mondo, è stata già messa all‘indice in Iraq, Tunisia e Algeria.

Il canale satellitare del Qatar deve il suo successo ad una riuscita formula che mescola notizie ad aggiornamento continuo con sguardi critici verso i regimi arabi, novità assoluta nella regione. Il canale è anche famoso per aver più volte mandato in onda i comunicati del leader di al Qaeda Osama bin Laden.

OBIETTIVI POLITICI

La televisione libanese al-Manar, che è vietata in molti paesi occidentali, ha accusato il codice di nascondere “un chiaro obiettivo politico di servire gli interessi dei regimi arabi”.

“I tribunali locali sono responsabili per regolare qualsiasi disputa (con i media)”, ha detto Mohammad Afif, direttore del notiziario e dei programmi politici di al-Manar, emittente divenuta famosa durante l‘ultima guerra fra Israele e il Libano.

Fra tutte le emittenti arabe, però, sono solo questi due canali ad aver criticato pubblicamente il codice di condotta, che consente ai governi di ritirare la licenza a quei canali che trasmettono materiale che può “minacciare la pace sociale, l‘unità nazionale e la proprietà pubblica e privata”.

Gli analisti dicono che il provvedimento sia una reazione dei governi arabi per contrastare la relativa libertà goduta fino ad ora dalle emittenti, sia a livello politico che di costumi e di morale.

“E’ una tragedia. Vogliono rispedirci nel Medio Evo dei comunicati ufficiali che riportano solo le visite di Stato”, ha commentato Abdul-Bari Atwan, direttore del quotidiano Al-Quds Al-Arabi, che ha sede a Londra.

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