17 gennaio 2008 / 09:18 / tra 10 anni

Meningite, Iss: no corsa al vaccino, sfatare i luoghi comuni

di Ilaria Polleschi

<p>La siringa pronta per un vaccino. La foto ha solo carattere illustrativo della notizia. REUTERS/Phil Klein</p>

MILANO (Reuters) - Il numero dei casi di meningite registrati negli ultimi due mesi in varie regioni italiane rientra nella normalità delle medie stagionali per la malattia e non desta preoccupazione, secondo l‘Istituto superiore di sanità, che ribadisce l‘invito i cittadini a non allarmarsi.

“Sappiamo che c’è una circolazione ordinaria con certe frequenze nella popolazione”, spiega in una intervista a Reuters la dottoressa Stefania Salmaso, direttore del Centro nazionale di epidemiologia dell‘Iss.

“Attualmente in Italia non siamo in una situazione di emergenza”, sottolinea, aggiungendo che è piuttosto inutile la corsa al vaccino nelle zone non colpite e sfatando alcune ‘leggende metropolitane’ relative ai modi di contagio, dallo scambio di bicchieri alla presenza di immigrati.

Da dicembre ad oggi, il sistema di sorveglianza del centro -- che riceve le segnalazioni dalle singole regioni -- ha registrato nove casi in Veneto, appartenenti a un unico focolaio epidemico, e circa sei casi altrove, alcuni dei quali ancora da confermare, considerati invece appartenenti alla “normale endemia della meningite meningococcica”, spiega la dottoressa.

La meningite, infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, è generalmente di origine infettiva, può essere causata da virus o batteri e colpisce in Italia sopratutto nella stagione invernale con 800 casi all‘anno.

Nella forma virale è spesso asettica e si risolve in pochi giorni senza gravi conseguenze, mentre quella batterica può essere fatale. Tra i batteri responsabili c’è il meningococco B -- per il quale non esiste vaccino - e quello C, che è stato identificato come causa di un focolaio epidemico a dicembre nel Trevigiano e che ha provocato almeno tre morti.

INTERVENTO DI SANITA’ PUBBLICA PER INTERROMPERE LA TRASMISSIONE

“I meningococchi che causano meningite si diffondono circolando tra portatori asintomatici. E’ chiaro che quando si verifica un focolaio epidemico, con più di un caso, vuol dire che la circolazione del batterio si è intensificata”.

E’ a questo punto che la sanità pubblica interviene, tentando di interrompere la trasmissione.

“Se si registrano vari casi in una comunità, molte persone possono essere state esposte, e solo poche sviluppano la malattia”, spiega ancora Salmaso.

“L‘intervento di vaccinazione intorno al focolaio rappresenta il mezzo non solo per proteggere quelli che sono stati a contatto con i casi, ma anche per interrompere la circolazione nella popolazione”, così come è avvenuto in Veneto, quando dopo avere effettuato la profilassi con antibiotico a circa 1.000 persone considerate esposte ai casi è stato consigliato per tutti giovani fino a 29 anni il vaccino, ritenuto a quel punto più efficace e duraturo.

“Vorrei sottolineare che le singole persone non si devono preoccupare. Queste sono misure straordinarie che vengono prese a livello di sanità pubblica, quando si registrano eventi fuori dalla norma (come il focolaio veneto)”.

Attualmente dunque non ci sono condizioni di emergenza per raccomandare o offrire attivamente la vaccinazione a tutta la popolazione italiana o a gruppi di popolazione, spiega ancora la dottoressa, aggiungendo che in molte regioni italiane, compreso il Veneto, la vaccinazione è già stata introdotta dal 2006 tra quelle offerte ai nuovi nati, nell‘ambito dei programmi ordinari di vaccinazione.

Le meningiti da meningococco hanno una frequenza massima tra i bambini sotto i cinque anni e gli adolescenti, mentre gli adulti non sono considerati particolarmente a rischio.

“All‘interno di un servizio sanitario organizzato come il nostro, c’è una scala di priorità. Fino a che non viene osservato e quantificato come veramente consistente il rischio di sviluppare la malattia, la vaccinazione è disponibile e utilizzabile, ma non viene inserita come prioritaria nei programmi nazionali”.

Le infezioni da meningococco si trasmettono per via aerea, con aria secca, in un ambiente chiuso e non scambiandosi bicchieri usati o stando a contatto con immigrati, come qualcuno ha paventato nelle settimane scorse.

“Gli immigrati non c‘entrano assolutamente nulla, perché si tratta di ceppi che abbiamo sempre avuto”, sottolinea Salmaso. Da sfatare anche un‘altra “leggenda”, quella che, una volta vaccinata tutta la popolazione contro un tipo di meningococco, ci sia una recrudescenza dell‘altro.

“Abbiamo visto che in effetti, in assenza di vaccinazione, ci sono periodi in cui un tipo di meningococco prevale sull‘altro con delle variazioni naturali, ma ci aspettiamo che la prevenzione di uno dei due comporti la diminuzione del numero di casi totali. Abbiamo già osservato tale riduzione in alcune aree in cui è stata recentemente introdotta la vaccinazione senza alcuna emergenza di nuovi tipi”.

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