30 gennaio 2008 / 13:58 / 10 anni fa

Musica, i Pooh testimonial "coraggiosi" della beat generation

di Ilaria Polleschi

MILANO (Reuters) - E’ il primo disco della loro carriera in cui cantano canzoni di altri, ma guai a chiamarlo un album di cover: i Pooh tornano con un cd sulla “generazione beat” degli anni 60, per ricordare gruppi che hanno indubbiamente avuto meno fortuna di loro, nonostante canzoni importanti.

“Ci piaceva l‘idea di essere i portavoce, i testimonial di un certo periodo”, spiega in una intervista a Reuters l‘inossidabile quartetto, che nel 2006 ha festeggiato i 40 anni insieme, definendo “Beat Regeneration” -- che uscirà il primo febbraio ed è già di platino con le prenotazioni -- un disco “coraggioso”.

“Volevamo metterci in gioco facendo canzoni di altri, è stata una bella avventura che ci è piaciuta molto, e per ora abbiamo riscontri entusiasti”, sottolinea Dodi Battaglia, che insieme a Robi Facchinetti, Red Canzian e Stefano D‘Orazio rappresenta il gruppo più longevo della storia della musica.

“Ma non amiamo chiamarlo un disco di cover, è una rilettura... E’ vero che noi abbiamo sempre cantato cose nostre e questa è stata un‘idea che ha acceso nostri entusiasmi”, spiega Robi Facchinetti.

Il disco -- partorito dopo oltre un anno di lavoro -- raccoglie 12 brani della metà degli anni 60, dalla “Casa del sole” dei Bisonti del ‘65 (già “The house of rising sun” degli Animals) -- attualmente singolo trasmesso dalle radio -- a “Che colpa abbiamo noi” dei Rokes del ‘66, “Nel cuore e nell‘anima” (‘67) degli Equipe 84 e “Gioco di bimba” (‘72) delle Orme.

Dodici canzoni che i Pooh avrebbero voluto scrivere e che da marzo porteranno in un tour in mezza Italia.

“Quando abbiamo iniziato a lavorarci abbiamo ascoltato migliaia di dischi dell‘epoca e alla fine abbiamo scelto queste canzoni, talmente belle che ci sembrava fosse un peccato finissero nel dimenticatoio”, sottolinea Red Canzian.

“Abbiamo scelto queste perché le sentivamo più nostre, si prestavano ad interventi a livello di arrangiamenti, per arrivare ad un risultato che potesse giustificare il perché noi ad oggi abbiamo deciso di fare questo disco”, racconta Robi.

Dei gruppi in questione nessuno ha ascoltato le nuove versioni, anche se tutti si vedranno recapitare il cd venerdì prossimo.

“Abbiamo contattato Mogol, perché abbiamo un po’ stravolto un suo pezzo e gli abbiamo chiesto il benestare e poi Aldo Tagliapietra delle Orme, che ha suonato il sitar nell‘introduzione di ‘29 settembre’, ma nemmeno lui ha ancora sentito il pezzo”, spiega ancora Red.

Ma se così tanti gruppi si sono persi per strada nel corso degli anni, qual è il segreto dei Pooh, da più di otto lustri sulla cresta dell‘onda?

“Credo che la nostra fortuna sia il fatto che ci siamo incontrati noi quattro. Abbiamo lavorato molto e dormito poco, sempre pronti a lavorare, pianificare, inventare”.

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